Al tempo che fu, nell’ormai lontano 1981, quando diedero alle stampe il loro primo studio album “For Madmen Only”, i sopravvalutati UK Decay furono indiscutibilmente pionieri del sound goth che di lì a breve avrebbe spopolato in ambito underground. Nel corso degli anni, voci insistenti e sibilline hanno sparso rumors, ragionevoli o meno, sulla presunta influenza che questi avrebbero avuto sui Bauhaus, con cui tra l’altro si esibirono in quel di Northampton.
All di là di tutto ciò, ben distaccati dal marasma delle leggende metropolitane, oggi, dopo ben 32 anni ci ritroviamo fra le mani questo nuovo full length anacronistico e pseudo-vintage: è un lasso di tempo non indifferente e vista l’aura cultuale che in questi lustri è andata via via formandosi attorno alla band di Abbo & co., è fuor d’ogni dubbio che da questa lungamente attesa seconda prova, ci fossero grandi aspettative nei loro confronti. Aspettative deluse, smentite e demolite, che già troneggiano con ‘Shake’em Up’ in un tripudio sonnifero di manierismi punk e post-punk di cui non si sentiva certo la mancanza. L’attitudine punk s’impone fin dalle prime note ma qui vi rimane, incagliandosi fino alla fine in tiepide rivoluzioni sonore che non convincono. E la perplessità s’impenna con la traccia successiva, dove tale attitudine si estremizza fastidiosamente, aggravando ulteriormente il già compromesso ascolto. Segue lo spoken word urticante, nell’accezione più spregiativa possibile, di ‘Next Generation’ su cui è meglio passare oltre e che pure trascina seco l’altrettanto insufficiente ‘Shout’, a metà tra hip hop tremebondo e insipide psichedelìe d’altri tempi. Discreti invece gli episodi di ‘Killer’, con gradevoli accenni industrial, e ‘Drink’, tragico epilogo simil-sinfonico che fa capolino quando meno te l’aspetti, ovverosia quando pensi irrimediabilmente che in questo “New Hope…” non vi sia proprio spazio per salvare dall’oblio tanta insipida paccottiglia. Eccezion fatta per queste due tracce, il resto è veramente trascurabile e a tal punto scarso da suscitare greve costernazione con susseguente assassinio della delizia.
Giusto per il nome che portano, sarebbe opportuno ascoltarlo almeno una volta. Opportuno ma assolutamente non necessario. “New Hope For The Dead” è in linea di massima un disco inconcludente e mediocre, che annoia traccia dopo traccia senza speranza alcuna all’orizzonte, né per i morti, né soprattutto per i vivi che intendono ascoltarlo. Buono il sound editing. E basta.