Il cerchio della crescita artistica della band tedesca ancora non riesce del tutto a chiudersi definitivamente ma continua ad evolversi in modo continuo .Se le sirene industriali e le irrefrenabili schitarrate deviate e corrotte nel corso degli anni avevano trovato il delirio musicale nell'acclamatissimo Puppenspiele in questo nuovo capitolo l'imponenza industriale lascia ampio respiro a un'ipotesi di gothic marchiato rock che guarda al melodico attraverso una prospettiva claustrofobica ed a tratti rassegnata.
I demoni apocalittici – industriali degli esordi comunque non sono esorcizzati a dovere e non sono messi del tutto a tacere . Spesso bagliori di ferro e polvere si intrufolano lesti nelle malinconiche atmosfere riuscendo spesso a far vibrare il contesto che , almeno nella prima parte del disco , decade attraverso una malcelata monotonia musicale. L'estro degli Unheilig sta nel riuscire a catturare una nuova scoloritura della loro forma-canzone che muta attraverso un impatto iniziale docile e solenne per poi sfociare attraverso un romanticismo che non cade quasi mai nell'oscuro baratro del disperato.
Forte e duraturo è il senso di nostalgia , da sempre uno dei marchi di fabbrica del combo tedesco , che in questo caso viene descritta attraverso una diversa profondità che appare da un lato più trasognata e da un altro più impervia. Das Meer porta il peso totale di questa trasfigurazione capace di ferire in modo immediato attraverso una delicata dolcezza a tratti sventrata dall'imponenza di suoni industriali. L'atmosfera che si respira in Seenot invece è densa di polvere e detriti estrapolati da una classica scena post industriale. La parola d'ordine anche in questo caso è trasfigurazione che traspare attraverso gioghi apocalittici accecati da densi bagliori nichilisti.
Riprese con forza le chitarre come fossero martelli pneumatici in attesa di divorare l'asfalto il disco continua sulla scia eterea e cupa senza quasi mai lacerarsi di facili cadute statiche e già sentite. Il vero punto di forza di questa band sta proprio nel fatto di sapersi continuamente rinnovare e di trovare nuovi stimoli. In Grosse Fahreit la mostra delle atrocità sospinte da irrefrenabili chitarre assume un sapore più umano e meno mostruoso complice anche il repentino cambio di stile che si concentra attraverso suoni assolutamente più gotici e viscerali.
Fur Immer si avvale ancora dei connotati industriali ,qui revisionate grazie a delicate sfumature , assumendo un significato accattivante e catchy grazie soprattutto alle sonorità intubate in un synth-industrial-goth mentre in Abwarts le sonorità si raggelano per poi disciogliersi negli acidi corrosivi dei suoni più compatti e crudeli. In contrapposizione alla musica tetra colma di misto ferraglia e detriti è la dolcezza presente nel disco che si muove e danza come una farfalla tra le macerie. Il sinfonismo marziale infatti non diviene più l'attore principale del romanzo Unheilig ma viene rinchiusa negli abbandonati tumuli metropolitani della loro musica nascosti alla luce salvifica della speranza .
La contrapposizione , presente anche in Puppensiele con An deiner seite, si tramuta ancora una volta in una ballad di impatto industriale-metropolitano dal titolo Ich Gehore Mir che sembra cancellare del tutto gli incubi tossici e narcolettici presenti spesso nei testi della band tedesca e di dare nuovi colori alle mortifere sonorità i industriali.
Sicuramente con questo disco gli Unheilig cercano di donare un'espressione più compiuta alle loro idee musicali presentando un platter vorticante che non sfocia mai nella confusione. Il gothic-rock si fonde egregiamente con le inospitali camere industriali calibrandosi su di cadenze sconnesse ma mai fuori tema. Un disco sicuramente da ascoltare e da apprezzare lentamente in quanto il lavoro sviluppato dietro i sipari di questo meccanico teatro appare davvero elevato .
Unheilig – Grosse Freiheit
