Finalmente , dopo un periodo di apatia musicale , il nostro mondo sonoro viene lacerato da uscite davvero sensazionali. Dopo essermi perso nelle viscere epiche dell'ultimo Lacrimosa mi ritrovo ancor più perso in questa nuova splendida fatica targata Diary Of Dreams . Dal lontano 1989 il gruppo tedesco ne ha fatta di strada partorendo dischi di sopraffina qualità ed ingravidando il mondo "Darkwave " con emozioni sonore di assoluto pathos e di maniacale sofferenza. A differenza di tutte le altre uscite questo If racchiude forse tutta la maturità e tutto il narcisismo del gruppo.
La release oltre che ad essere un magico scrigno che contiene i sogni dei DOD assume forme e contorni di una vera e propria opera d'arte.. Un doppio digipack , un bonus cd , dei book fotografici di accurata bellezza , lyrics ed un poster a colori fanno da cornice d'ambra alle loro emozioni d'ombra. .La musica di questo magico scrigno nonostante i ,narcolettici involucri digitali, è come sempre l'attore principale delle loro decadenti " pellicole " e mantiene costante tutta la sofferenza e tutta la malinconia sonora che da sempre hanno caratterizzato la musica dei Diary Of Dreams. L'immaginazione estende le sue radici sognanti con l'opener track " The Wedding " . Epica e visionaria la traccia ,come un gotico Caronte, ci trasporta attraverso le iridi dei sogni in un contesto melodico dalle ancestrali atmosfere. . Le sonorità fanno da testimone alla raggiunta maturità della band tedesca che è riuscita totalmente nell'impresa di smussare gli ultimi spigoli musicali rimasti. " Requiem " , la seconda traccia del disco è uno scuro contenitore di macabri deliri.
I suoi quadri infetti di dolore narrano della perdita di una persona cara in un estenuante ricerca della sopravvivenza . Racchiusa in una lacrima , e straziata dal tempo che viene descritto come unico Signore ed unico antidoto per vincere il velenoso dolore dell'anima.. In Requem Hates raggiunge l'oblio e come un mimo dai gesti musicali si chiede come puòcontinuare a vivere come puòlacerare l'oscura pellicola che gli impedisce di osservare le stelle e come puòtrovare il dannato pretesto per continuare a sognare.. L'introduzione malinconica della traccia è eseguita pressochà© alla perfezione. Le emozioni sonore , infestate da pianoforti sommessi , tamburi a canoni oscuri e synth elettronici trascinano il dolore attraverso un tunnel dalle pareti melmose trasportandolo verso l'unica luce ovvero quello dei ricordi , descritti come incancellabili angeli dalle ali di fango capaci di far tornare in vita ciòche la morte ci ha sottratto, Il dolore si tramuta in riparo con "Odyssey Asylum " terza traccia del cd. Leggendo il testo in realtà il titolo non è di facile lettura . Adrian dopo essersi tuffato nelle viscere del nulla cerca un riparo che gli doni nuova vita.
Il riparo descritto nella traccia ,in realtà , viene descritto come pura illusione . Come un innocente eretico in attesa del giudizio dell'inquisizione si muove tra le fredde sbarre della sua sofferenza condotto da sonorità più vivaci e da concentrici riff . Una chitarra leggermente distorta apre i suoi illusivi cancelli , "brandelli" ambient e clichè sonori malinconici trasformano in immagini quest'opera fatta di suoni. " Voglio lasciare che la pioggia bagni il mio corpo " con queste parole Hates tinge d'oblio la precedente ricerca del frammento di vita . Apatia e silenzio vengono descritti con pianoforti e riff all'inizio sofferenti per poi divenire più movimentati. Il disco continua ignorando momenti di stasi . " Poison Breed " , evanescente e crudele narra della ricerca d'aiuto , della solitudine e della totale mancanza di fiducia nella società in cui viviamo. Musicalmente la traccia incarna la vera anima dei Diary. Industriale ed aggressiva la song muove i suoi tamburi come monaci senza volto attraverso riff sempre più intensi e sempre più affamati. "Wahn!Sinn?" è descritta in maniera molto impulsiva da parte dei DoD. Il dolore provato finora assume caratteri di odio concentrandosi su una frenetica voglia di rivoluzione . Le sue melodie ci racchiudono in un folle labirinto dove l'estenuante ricerca di vincere tutta questa superficialità viene devastata e rasa al suolo dall'apatia. Ne vale veramente la pena?? Dobbiamo veramente dare inizio ad una lotta mentale? . Rabbiosa ed egocentrica la traccia assume contorni fastosi a tratti tribali. La musica viene totalmente divorata dai tamburi e le sonorità synth sembrano lasciarsi totalmente avvolgere dalla crudeltà dei suoni e dai ritmi ossessivi.
Odio e tristezza , apatia e voglia di toccare il cielo con un dito , di rubare alla luna una stella di spezzare le gelate sbarre che soffocano il cuore . Sono questi i demoni descritti in questo IF. " The colors Of Grey " è una ballata immersa totalmente nel lago del dolore. Hates torna nei paesi infestati dai suoi fantasmi ma curioso e forse un po' demente decide di sbirciare ogni lugubre luogo in cerca della sua redenzione. " Il grigio è il mio colore " , " Il grigio è la mia eredità ". Come un menestrello cammina nei viottoli del nulla condotto da tamburi deliranti e da gelidi venti ambient. Curiosa la scelta del colore " grigio " che potrebbe portarci alla mente come il colore perfetto del nulla. Nella traccia Adrian dichiara la sua paura , gli dona un volto e ne dipinge le sue lacrime ed i suoi vestiti di plastica. Il suo male è la solitudine , il non riuscire a trovare una persona che si avvicini alla sua anima e che tramuti in cristallo le sue lacrime di sale. " Morire da solo senza che nessuno si ricordi di me " " solitudine " .. " La mia vita ha realmente un senso? ". " The Chain " e " Choir Hotel " musicalmente appaiono semplici , senza effetti potrei dire anche " puri " . Nonostante tale semplicità i testi e gli accordi appaiono molto elaborati .
La chitarra prende il sopravvento in un " doomy " davvero intrigante. Cambia il contesto e cambiano le emozioni . Hates ridipinge un po' il " verba volant scripta manent" ritenendo che non tutto ciòche è scritto racchiude ragione , non tutto quello che è scritto nei giornali deve essere per forza accaduto realmente . Le notizie possono essere messe anche per distrarre la gente e per seppellire la verità . Il frontman esorta i suoi ascoltatori a porsi domande ed a non dare nulla per scontato. Il delirio verso la società si puòtoccare con mano . Hates ritiene che le persone superficiali indossino sempre una maschera ed invita tutti a gettarle via senza avere paura di mostrare i propri limiti ed i propri lividi. Incredulo e come un bambino che ha appena finito il suo zucchero filato tenendo stretto il suo bastoncino Adrian si infila nelle oscure viscere della segreta "Grams of Nothing". Nella canzone lì'artista si pone domande esistenziali in un contesto musicale che trabocca malinconia . " E' giusta la totale conoscenza delle cose ? " " E' davvero necessario ingravidare la propria mente con domande ed è davvero necessario trovare le risposte a tutto? " .Acustica e travolgente , dotata di momenti davvero figli dell'ombra più cupa , la traccia racchiude forse uno dei momenti migliori del cd. Il mistero e l'arcano prendono il sopravvento , dove l'immaginazione e l'incoscienza muovono l'arte e donano nuovi stimoli alla mente. Organici drum coagulati da rituali di pianoforti sinceri rendono l'aria di questa " Grams Of Nothing " davvero irrespirabile. Il disco si chiude con l'ultimo atto del folle che diventa ragione . "Kingdom of Greed "è un incesto ben diretto dalla madre di ogni vizio. Vivere coccolando le proprie passioni , vivere intensamente ogni frammento temporale senza sprecare nulla perchà© nulla tornerà indietro non appena si perderà nei neri tumuli del “buco nero” chiamato tempo. La chiusura del cd segue per filo e per segno la tradizione dei Diary Of Dreams. Connubio di melodie , tamburi e synth si intrecciano in un groviglio sonoro fatto da rovi elettronici e ballad ancestrali ( soprattutto nella parte iniziale ) . I cori si estendono perfettamente per tutta la durata della traccia in un diluvio di emozioni e di lacrime pure.
La traccia è assolutamente plumbea e pesante , forse il batatro assoluto di tutto il lavoro .. eppure sepolto sotto la polvere gotica dei Diary Of Dreams luccica una piccola gemma , frammento di speranza . Concludendo posso dire che il disco si distanzia moltissimo dal precedente " Nekrolog 43 " La strumentazione appare molto più " organica " ed i testi assumono totalmente caratteri " intimisti " . Adrian e compagni sembrano davvero gettare via le maschere gridando al mondo tutte le loro paure e tutte le loro sofferenze , dipingendo paesi malinconici e descrivendo in maniera impulsiva ed assolutamente sincera le lapidi disposte come chiodi nelle viscere della loro anima. Un disco vario e molto introspettivo. Da segnalare le ballad come " Kingdom of Greed " e " The Colors Of Grey " sicuramente due dei migliori brani scritti e diretti dalla band tedesca. L'abisso descritto in " Requiem " è praticamente perfetto e resta , secondo il mio modesto parere , uno dei migliori frammenti di questo splendido disco .
Le mie congratulazioni vanno sicuramente anche ad Annie Bertram per le sue splendide foto ( come è avvenuto anche per la precedente release ) ed a Ingo Rà¶mling per il prezioso montaggio. Un disco elegante , d'altri tempi , che mette ancor di più sotto i riflettori una delle band più malinconiche e passionali dell’intera scena Darkwave. Assolutamente da vivere.
