Torna dopo tre anni Milton Sanchez alias Dj Hermonic con la sua creatura:Retractor. Il precedente "Retrieving Time" si era rilevato un autentico exploit, tanto da far aumentare la notorietà della band grazie anche ad un sound rienventato ed orientato su lidi più military industrial.
L'inizio di "The Moonslave Project" è la naturale evoluzione della musica di Milton, "I'm Reserved" è un synth-pop molto cadenzato con una voce a far da eco ai bit dilatati, quasi liquidi, una traccia che spiazza sicuramente ma alla fine risulta convincente. Mood che rimane inalterato fino a "Unity by Frequency" decisamente virata verso un dark- ebm che si avvicina alla ultime trovate militari, brano pompato e martellante che spezza con l' "allegria" della prima parte. Da questo punto in poi l'album prenda una via più elettronica che ricorda i wumpscut, suoni robotici e distorti, forse un po impersonali che sanno di già sentito. "Terminal Life" inasprisce i toni citati poco fa andando a pescare le sonorità dark-ebm degli esordi, una traccia anonima anche se ballabile. Il disco si conclude con "Finding Machine" strumentale cavalcata electro-ebm, senza particolari innovazioni essendo una classica traccia di fondo tracklist.
I Retractor con questo ultimo album palesano una sorta di dubbio esistenziale che era solo trapelato nel precedente album, non sapendo dove andare a parare effettuano un crossover elettronico di difficile comprensione. Milton cerca di fare piacere a tutti "The Moonslave Project" ma cosi facendo rischia di perdersi nei meandri di un genere di per se complesso, solo le sue grandi qualità salvano il disco da un inevitabile tonfo.
Retractor – The Moonslave Project
