Dieci lunghi anni fa gli Zeromancer si lanciarono nella scena della musica goth Europea rilasciando Clone Your Lover , registrato interamente nella loro città di Los Angeles . Il disco d’esordio riscosse un incredibile successo che esplose nell’altrettanto incredibile premiazione al GAMA awards come migliore band esordiente .
La premiazione, gli introiti e gli innumerevoli consensi ottenuti con il primo cd gli permisero , a breve distanza di un solo anno, di registrare il loro secondo platter dal titolo Eurotrash . La qualità del sound , alcune importanti innovazioni musicali ma soprattutto una strategica e peculiare operazione commerciale eseguita con il lancio dei due singoli più rappresentativi del disco come “Dr. Online” e “Need You Like A Drug” permisero alla band di ottenere il loro primo importante tour europeo.
Ma è con Zzyzx che la stella dei Zeromancer brillò di luce propria. Il terzo capitolo attirò su di se sin da subito parecchio interesse grazie al titolo del disco ispirato da un arcano luogo situato nel bel mezzo del deserto californiano conosciuto anche come l’ultimo posto sulla terra. L’energia , il contesto , un certo appeal più vicino all’ottica post moderna-metropolitana han fatto si che la band riscuotesse un ottimo successo anche nella loro madre patria ed ad intraprendere il loro più grande tour che toccò la quasi totalità della west coast degli U.S.A.
Dopo il 2003 , anno domini dell’uscita di Zzyzx gli Zeromancer conobbero un vero e proprio periodo di decadenza e declino perdendosi nelle nebbie e nei cunicoli del dimenticatoio per lunghi sei anni trovando la porta della luce solamente nel 2009 con l’uscita di Sinners International che si dimostrò ben sotto gli standard delle precedenti release.
Con The Death Romance gli Zeromancer si ripresentano al grande slam della musica europea con un disco dai connotati decisamente più rocckeggianti rispetto al passato , pur mantenendo i loro canoni essenziali di matrice industriale . Le tinte oscure ed un certo appeal dal retrogusto sporco metropolitano risultano non mantenere la stessa qualità di un tempo soprattutto nella seconda parte del disco e più precisamente nella sua vena compositiva che risulta scialba ed in netta flessione rispetto a quella dei primi anni.
Tuttavia , nonostante la flessione compositiva e nonostante il vecchio e caro verve artistico che in alcuni casi sembra essersi andato a fottere la sostanza musicale riesce ad mantenersi su buoni livelli grazie soprattutto all’atmosfera criptica e nera come la pece che pervade per l’intera durata del disco. Le dieci tracce di questo quinto lavoro mantengono le principali attitudini tanto care ai nostri come dimostra la sporca e ruffiana Industrypeople e la conclusiva eterea V .
L’aggressività e l’insolenza di The Hate Alphabet razzola nei seminterrati del reverendo Manson rubandone i segreti e gli oscuri connotati mentre la title track si dimostra ben architettata nei suoi portanti refrain e nei suoi aspetti melensi . Mint , forse la traccia più bella del dischetto merita un discorso a parte. In essa è praticamente contenuta la chiave di questo grimorio musicale che apre i cancelli del gotico tragico grazie alla sua anima struggente e delicata che si mette in perfetta contrapposizione con la rabbia e l’insolenza ben tramate soprattutto nella parte iniziale del disco.
La ballad comunque resta ben distante dalle memorie e dalle lande desolate vissute in Famous Last Words pur affogandosi narcisa nello stesso lago di lacrime.
A distanza di un solo anno gli Zeromancer riescono tutto sommato a produrre un disco perlomeno decente tenendo a guinzaglio i demoni tamarri che spesso urlavano come degli avvinazzati nelle stanze digitali della precedente release. Sicuramente un disco che non farà gridare al miracolo ma che non deluderà del tutto i fan della band grazie ad un sound ammiccante ed a tratti convincente.