Primo album dell’era 2000 per la storica band tedesca Die Krupps. Hanno passato diverse fasi musicali, a partire dall’EBM passando poi per l’industrial metal e finendo all’heavy metal.
In “The Machinist Of Joy” nella semplicità del suo titolo racchiude quello che è il sound dei teutonici, le macchine fanno di nuovo capolino omaggiando quello che era il songwriter degli esordi. A questo si aggiunge una vena di “allegria” che evita l’autocompiacimento e mira a far divertire, incontrando soluzioni semplici ma mai banali come in “Schmutzfabrik”, una piacevole marcia robotica. In alcuni fragnenti i Die Krupps tendono a strafare tentando di unire vari generi (heavy metal, industrial) ma con il risultato di apparire troppo disomogenei come dimostra la traccia “Robo Sapien” o “Essenbeck” dove le vocals tendono non più a un suono freddo – industriale, ma rockeggiante.
Una menziona a parte fa fatta alla ballad “Part Of The Machine”, canzone costruita e arrangiata molto bene peccato solo che si ha la tendenza ad imitare lo stile Rammstein senza la sua componente metal.
Con un occhio rivolto al passato e uno alla ricerca, i Die Krupps cercano di convincerci che non sono finiti ma hanno ancora voglia di stupire e di influenzare anche questa generazione. Con quest’album non hanno sicuramente stravolto vecchie idee ma hanno prodotto un lavoro valido che trasuda passione e divertimento, tralasciando l’orribile art work, “The Machinist Of Joy” risulta piacevole.