Siamo nel freddo inverno del lontanissimo 1979. Ci troviamo nel glorioso Banana Moon, piccolo club di Firenze che ha sicuramente battezzato la nascita la nouvelle vague del rock fiorentino.Tra questi spiccano sicuramente i Neon nati direttamente dal gas nobile utilizzato per le insegne luminonse incastrati tra freddi bagliori ed urbane geometrie.
Il gruppo si fece subito notare per i suoi riferimenti eleganti e neofuturistici e per la loro spiccata sensibilità verso sonorità dark che in quel periodo avvinghiavano l’artisica Firenze grazie anche ai Litfiba ed ai Diaframma. Le loro sonorità, inoltre, erano infestate dagli influssi lontani dei Kraftwerk e dei Cabaret Voltaire ponendoli direttamente nel contesto “uomo macchina” e dimostrando di avere uno spiccato gusto verso le proiezioni di immagini e verso i circuiti integrati.La band composta da Maurizio Fasolo e Massimo Michelotti, da li a poco i futuri Pankow , dimostra subito la sua appartenenza ad un mondo immaginario fatto da atmosfere caustiche e dispotiche. Il pubblico di quel periodo colse subito la novità apprezzando sin dall’inizio i paesaggi labirintici ed iponotici lasciandosi infettare dal nuovo virus e dal pulsare sintetico della macchina assetata di sangue e dalle informazioni di morte.
Questo live è l’anello mancante della storia dei Neon.
Il cd si pone al centro della linea temporale del prima della consacrazione del gruppo fiorentino e prima della svolta nell’elettro rock gotico e prima della leggenda. Un progetto, nudo, freddo ed embrionale ma che si dimostra affilato disinvolto e perfetto nella sua semplicità.
Dopo tredici lunghi anni, finalmente, la prima luce, il primo Neon.