Una sera d’inverno, a causa di un guasto alla macchina, una ragazza è in attesa dei soccorsi stradali. Nel frattempo, davanti a lei si apposta un furgoncino dall’aria malandata, da cui scende un uomo che , apparentemente , sembrerebbe disponibile ad aiutarla; in realtà lo strano individuo è un pericolosissimo serial killer , il quale catturerà la povera malcapitata per poi farla letteralmente a pezzi. I resti della vittima verranno trovati successivamente all’interno di un canale di un fiume proprio dalla polizia locale dove, guarda caso, lavora il fidanzato della vittima. Il giovane poliziotto, accecato dalla rabbia, userà ogni mezzo necessario per avere la sua tanto agognata vendetta.
La Sud – Corea deve avere un rapporto speciale con la “vendetta”, dato che i registi coreani sfornano revenge movies con una continuità impressionante.
Non fa certamente eccezione il buon Kim Ji- woon, il quale, dopo aver affrontato il noir ( ” Bittersweet life “) e il western ( ” Il buono , il matto e il cattivo “) , dirige quella che a conti fatti è una crudele e drammatica parabola sulla già citata vendetta.
L’ autore coreano dà vita a 140 minuti di grande tensione emotiva, dove la cosiddetta “legge del taglione” si impossessa letteralmente della storia, espandendo a sua volta una massiccia coltre di negatività sulle personalità coinvolte. La fotografia, satura e avvolgente, inonda il quadro complessivo, tratteggiando con estrema efficacia la psicologia dei due personaggi principali ( gli straordinari Lee Byung-hun e Choi Min-sik, rispettivamente tutore della legge e assassino seriale) instabili e sempre pronti ad esplodere da un momento all’altro. Nonostante la lunga durata e un certo cinismo visivo e di racconto, Jee- woon grazie anche alla sua abilità registica, imprime fin da subito una certa fluidità di stile, disegnando sequenze e tagli d’inquadratura sia dinamici negli innumerevoli scontri corpo a corpo, sia pittorici e d’atmosfera laddove la tensione esce allo scoperto in tutta la sua inquietante presenza. In questo meraviglioso affresco di violenza e negatività, tutti i tasselli sembrano trovare una giusta collocazione, snocciolando diversi registri narrativi perfettamente inseriti nel contesto generale, quest’ ultimo svuotato di qualsivoglia speranza o spiraglio di luce. La vittima che diventa il carnefice , e il carnefice che diventa vittima: questa è la sostanza di “I Saw the devil”, ovvero uno dei migliori thriller/ horror degli ultimi anni. Non c’è elemento riparatore nel sangue.