Vampyr- Der Traum des Allan Grey è un film di Carl Theodor Dreyer, regista e sceneggiatore danese della prima metà del secolo scorso. Il suo è un cinema d’avanguardia che aderisce alle scelte stilistiche e concettuali del cinema espressionista tedesco.
Riconosciuto come maestro per opere più famose e apprezzate come La Passione di Giovanna D’arco, il suo Vampyr del 1932 rimane uno tra i primi capolavori, non solo del cinema horror, ma della storia del cinema.
Vampyr- Der Traum des Allan Grey è un film di Carl Theodor Dreyer, regista e sceneggiatore danese della prima metà del secolo scorso. Il suo è un cinema d’avanguardia che aderisce alle scelte stilistiche e concettuali del cinema espressionista tedesco.
Riconosciuto come maestro per opere più famose e apprezzate come La Passione di Giovanna D’arco, il suo Vampyr del 1932 rimane uno tra i primi capolavori, non solo del cinema horror, ma della storia del cinema.
Il particolare contesto storico e la ricerca stilistica espressionista, vedono Dreyer confrontarsi nell’intera sua opera con un’ alternanza simbolica tra spazi illuminati e spazi bui. Il film, inizialmente privo del sonoro, si sviluppa su una costante dicotomia luce-ombra che trova nei chiaroscuri la sua estrema espressione. Ispirato ai racconti dello scrittore irlandese Sheridan Le Fanu, Vampyr ha un ambientazione soffusa, bianca e sognante. Il protagonista, Allan Grey, è un uomo che si imbatte in una locanda abitata da due sorelle, una di queste è vittima di una presenza oscura; più tardi, grazie ad un libro sul vampirismo consegnatogli dal maniero della locanda, Allan scoprirà la presenza della vampira Margherite Chopin e con lei si misurerà attraverso il susseguirsi di avvenimenti reali ed irreali.
Tra questi rimane indimenticabile la soggettiva del cadavere di Allan all’interno di una bara che ci fa guardare la realtà dal profondo del terrore più incontenibile per un uomo: quello della propria morte. A differenza delle altre produzioni cinematografiche, Vampyr ci allontana dal protagonismo del vampiro per centrare l’attenzione sugli umani e sulle loro angosce. Superando la classica lotta del bene contro il male, Dreyer concentra il suo sguardo sull’atmosfera surreale e metafisica; il continuum narrativo del film è illusorio, legato ad una logica onirica. Dreyer, insieme a Bunuel, Bergman e Lynch, è tra i pochi registi in grado di catturare in immagini l’elusività e l’ intangibilità di un sogno, di esplorare la luce e l’ombra per guardare alla vita ed alla morte.
Il buio per Dreyer diventa così necessario ed unico fondamento della luce, senza buio non può esservi luce; nell’ombra l’oggetto si manifesta nel suo riflesso, nel suo vero significato. Il filosofo francese Gilles Deleuze scriverà nei suoi “Immagine-movimento”(1984) ed “Immagine-tempo”(1989) dell'”astrazione lirica” del cinema di Dreyer, del legame tra cinema e filosofia e del pensiero di un cineasta che prende vita attraverso le sue scelte registiche.
Le ombre regnano così in Vampyr come espressione dell’angoscia e dell’ossessione dell’uomo verso la morte: il protagonista non è Allan Grey ma ciò che egli vede, sogna, ciò di cui ha terrore; è la macchina da presa di Dreyer che diventa il nostro occhio sull’oscurità .