Li avevamo lasciati nel 2009 con il loro primo Ep ufficiale Fronde. Ora li ritroviamo che confezionano il loro primo full lenght, dimostrando una certa maturità grazie ad un’opera colma di fluidi avvicendamenti stilistico-creativi. La fuga dunque risulta essere un segno indelebile della loro presenza nel goth indipendente e la loro musica si infila nella sempiterna fucina della darkwave nostalgica, tutta italiana, quella che un tempo faceva danzare le anime in pena nei numerosissimi club sparsi per il suolo del belpaese .
Lasciando stare le derivazioni , i nostri ce la mettono tutta per cercare di esprimere un sound proprio, si nota sin dai primi battiti che il platter scava nel passato, cancella gli scenari futuribili e si proietta a spada tratta nella nostalgia degli ottanta ripercorrendo in parte le cupe atmosfere vissute nel limbo dei Litfiba e degli Artica.
I Sinezamia suonano la loro musica con disinvoltura , senza curarsi minimamente del tempo che passa, eludendo la loro forma-canzone, costruendo complesse alchimie ritmiche sorrette da una tenue cupezza che non lascia scampo alla luce. Ghiaccio Nero e la Title track assumono sembianze di specchi spezzati da riflessi al neon. L’ottima produzione – va sottolineato che La fuga è un album autoprodotto – dona una massiccia longevità al lavoro , soprattutto negli scuri inserti di chitarra dosati con metallica cura.
In Nella Distanza il sound viscerale e criptico dona un feedback fragoroso ai mantovani, là dove le varie sonorità post-punk/shoegaze si mescolano a notevoli varianti darkwave. La deviata orecchiabilità di Occhioelettrico singulta di pathos e giace immobile nell’incedere incalzante di Ombra , primo singolo del dischetto in questione. L’incontrollabile sfogo collettivo dei Sinezamia in quest’ultima diviene trasfigurazione di improvvisazioni distorte e sfaldate. Riff poderosi ingoiano le invocazioni vocali , ora malinconiche ora più inquiete soggiogate dai fluidi cambi d’atmosfera.
Di fronte alla decadente Venezia vengono in mente le sibilline chitarre orientali di Istambul ma anche le epiche atmosfere dei Moda in la Voce o degli Underground Life nella loro splendida India. Da notare che qui non si sta parlando di una transizione dei Sinezamia verso forme espressive scontate e già dette, ma si parla di sensazioni vere, forti, dalle ricercate tinte wave .
In Frammenti è evidente l’impellenza dello sforzo compiuto dalla band nella traduzione della propria impronta caratteristica verso qualcosa di diverso, ma ancora non del tutto definito. L’album si chiude con il vorticoso caleidoscopio di Nebbie di Guerra dalla quale emergono numerosi elementi creativi e mutazioni stilistiche che cadono nell’oblio grazie soprattutto a frenetiche chitarre e percussioni ancestrali.
Per concludere posso dire di aver apprezzato molto l’opera prima di questi ragazzi. La fuga appare come un ibrido cofanetto contenente variegati tipi di emozioni musicali, ora nostalgiche, ora malinconiche, ora liquide, ora roventi. Tra le loro note trasfigurano immagini cupe e ricordi sfocati che confermano senza ombra di dubbio la loro vocazione teologica nel ricercare o rielaborare quanto di meglio offerto dalla darkwave italiana e non. La loro ricerca non si sofferma però nel rielaborare, ma si estende attraverso un certosino e peculiare lavoro nel donare un’anima propria al loro embrione musicale. Ricerca che mi risulta compiuta grazie anche ad una raffinata cura dei dettagli e del songwriting, rigorosamente in italiano, denso ed emozionale, che ci appare spesso fuori dal tempo ma che si tiene ben distante dal cadere nel burrone dell’anacronismo.
Angel
Darkwave
2012
Sinezamia