E dopo i Diableria, “ripeschiamo” i Burning Gates, band torinese devota ai Fields of The Nephilim (fin dall’opener Grain of sand
e Burn, con un ottimo break centrale basso e batteria).
Il sound è tipicamente legato agli stilemi dei F.O.T.N:
“note gocciolanti” alternate o sovrapposte a chitarre e batteria rocciose, come in Twilight (…anche se qui la voce del singer è palesemente troppo alla Carl McCoy…).
Un cd che non aggiunge nessuna sperimentazione o innovazione, quindi, “che si accontenta” di suonare esattamente seguendo i canoni del genere. Se siete puristi, lo troverete sicuramente apprezzabile, al di là della mancanza di una certa personalità/ estrosità “che faccia la differenza”.
Le due note stonate, a mio avviso, penso siano la voce a volte troppo sforzata e tirata del singer (che comunque “sa cantare” e interpreta le parti più atmosferiche e sepolcrali abbastanza egregiamente )
e l’eccessiva prolissità di alcune song ( Loneliness dura 7.34!) che rendono “appesantito” il cd, soprattutto se preso nella sua interezza (per intenderci, se ascoltato dall’ inizio alla fine… ), diciamo che sfoltendo e alleggerendo di qualche minuto le track, si poteva evitare l’effetto troppo prolisso e rindondante.
Notevoli Cold Marble e The Ritual never die, due song molto bauhausiane, tra le migliori del cd, vischiose e striscianti (sensazione percepita anche in The Wait, cover dei Killing Joke) con un’ aura drammatica di fondo, e la stessa Loneliness che parte bene ma si perde verso il terzo minuto (troppo dispersiva e tirata per le lunghe…)
In conclusione, un cd purtroppo senza infamia e senza lode, ma sufficientemente apprezzabile, anche se non raggiunge picchi di innovazione o “genialità”.
Non ho mai visto questa band dal vivo, ma sono sicura (anche riportando impressioni di chi l’ha vista on stage) che sapeva farsi apprezzare molto più dal vivo che non su cd, sprigionando adrenalina e teatralità.
Peccato che probabilmente questa band non ha avuto le opportunità giuste per farsi notare o per continuare nella sua ricerca stilistica, perchè avrebbero potuto sviluppare ulteriormente la loro proposta musicale.
(“si sente” che questi ragazzi sapevano suonare, la tecnica è molto buona; mancava solo un pochino di “personalità” in più, che si poteva acquisire solo nel tempo e con l’impegno costante a progredire!)
Ricordiamoli comunque come i pionieri del Gothic Italiano…!
Lunaria
Gothic Rock
1998
Burning Gates