The Nine Tears: band italiana che ha gà avuto modo di farsi conoscere, dopo aver pubblicato gli Ep Undressed of flesh (2011) E.R.M.O.Y (2012) e Princess Mystery (2012), partecipando anche a compilations quali Noi(se) per l’Emilia (2012), Sounds behind the Corner vol. 7 e Gothic Room (Edizione 2012). Questo Candid Shade of Pleasure tenta di mixare alle atmosfere liquide e pulsanti tipicamente Dark Wave anche un soffio gelido e boreale alla Clan of Xymox – e a tratti subliminali, persino dei Lycia – (Princess Mystery, E.R.M.O.Y, l’intro sidereo di Bitter Words), su voci maschili declamanti. Nonostante la band segua le direttive stilistiche del genere, nel songwriting emerge spesso una vena personale ed eclettica, principalmente con divagazioni elettroniche soffuse e notturne, molto alla Switchblade Symphony, per dare un’idea, o anche, alla The Lingams and Yoni (l’incipit di All the edge of your Diamond Eyes), che non snaturano il sound della band, ma contribuisce ad ammantare il tutto con un’aura spesso erotica (gli echi al rallentatore, un po’ lascivi, di All the edge of your Diamond Eyes). Del resto, già il titolo Candid Shade of Pleasure, e la copertina quasi “Rinascimental Erotic”, è una dichiarazione d’intenti! Peccato però non aver aggiunto, anche a questa song, un controcanto femminile, magari a tratti, che avrebbe potenziato l’effetto languido della canzone, a mio parere, come invece emerge nella successiva I Sleep Alone -più dalle parti sostenute Gothic Rock- per poi perdersi in divagazioni liquide ed effettate. Non poteva mancare anche una song dall’intro classicheggiante e pianistico (molto bello) I’m in your eyes, una delle track migliori, una ballata dal pathos tragico e drammatico, che è mantenuto anche nella successiva Will you, con un curioso effetto di “campanellino” che si oppone al ritmo mesto e nebbioso della chitarra e della batteria.Black Heart è forse la song più lenta: anche le vocals perdono la rifrazione soffusa e romantica che avevano avuto nelle track precedenti, per farsi pesanti e pietrose. Con Just Want You la band vira su atmosfere quasi post punk, decisamente scevre dagli elementi classicheggianti ed elettronici precedenti. Non la ritengo una song molto riuscita, forse perchè “stona come un pugno nell’occhio” rispetto a quanto fatto prima, e “rovina” un poco il senso di omogeneità dell’album; piuttosto energica e nervosa la cover della Joy Divisioniana Passover, che si rivela una rilettura tutto sommato piacevole.Chiude il cd una curiosa registrazione molto old style (avete presente il suono dei vinili?) di Black Heart, che crea un effetto quasi nostalgico.