Abbiamo avuto modo di sentire Duncan Patterson, che militò negli Anathema, e che ora gestisce un proprio progetto, Alternative 4, basato su atmosfere angoscianti e intimiste. Potete farvene un’idea su YouTube, dove sono visionabili alcuni video molto interessanti, anche dal punto di vista concettuale. Intanto lasciamo la parola a Duncan!
1) Ciao e grazie per aver accettato l’intervista! Presentati ai nostri lettori italiani!
DP: Ciao! Sono Duncan, songwriter appassionato, nato a Liverpool, da una famiglia irlandese. Non ho un televisore, ma colleziono cappelli, e abbigliamento vintage sportivo (Tacchini, Adidas, specialmente anni ’80).
2) Prima di parlare del tuo nuovo lavoro, che uscirà a breve, mi piacerebbe che facessi un riassunto della tua carriera, nel passato, fino a giungere ad oggi: i tuoi lavori, i concept, e la tua personale evoluzione di anno in anno.
DP: Quando avevo 16 anni mi sono unito agli Anathema. Abbiamo fatto quattro album, qualche EP, a moltissimi tour in giro per il mondo. Però, dopo 7 anni, ho lasciato la band, perchè non ero più felice di lavorare insieme ai ragazzi, e ho cominciato a disprezzare il music business. Così ho formato gli Antimatter, con Mick Moss, perchè andavamo d’accordo negli intenti: ci occupavamo di comporre un’elettronica sperimentale con female vocals. Dopo tre albums, io ho deciso di passare ad altro, e Mick ha mantenuto il nome Antimatter per il suo progetto solista. Io ho realizzato due album per un progetto chiamato Ion, basato su elementi world music, e molte parti instrumental. Questo progetto, per me, è stato una sorta di “dieta musicale disintossicante”, perchè mi occupavo di un concept strumentale e lirico molto puro e positivo. A quel tempo, suonavo anche il basso per alcuni amici irlandesi, i The Aftermath. Siamo anche riusciti a entrare nella chart hits, e anche l’album è stato un discreto successo. Ho realizzato anche dei lavori per alcune soundtrack, session work, ho prodotto alcune cose, persino colonne sonore per matrimoni e per serate nei locali, anche sportivi, dove si praticano discipline anche di combattimento. Attualmente sto lavorando alla mia band Alternative 4. Il concept al quale mi ispiro è legato a tematiche sociali, legati al silenzio e all’apatia della nostra società, le persone che seguono i media e non tentano di pensare e comprendere le cose, con la propria testa.
Ho realizzato il debut album “The Brink” un paio di anni fa, e ora uscirà il nuovo lavoro, “The Obscurants”.
3) Parlaci di “The Obscurants”! Come sarà il cover artwork, che singolo sceglierai, e come sarà il mood generale dell’album… sarà un concept? Per esempio, in “The Brink”, sulla copertina, possiamo vedere un enorme occhio rosso inscritto in un triangolo… è un simbolo che rappresenta Dio…?
DP: “The Obscurants” è il proseguo naturale, a livello di concept e intenti, con quanto fatto per “The Brink”.
Ancora una volta, riguarda i media, e l’abuso di potere. Mi sono focalizzato molto sul concetto delle menzogne e delle bugie, delle maschere, degli inganni. Da questioni personali come le molestie e le minacce che si ricevono in internet, al fenomeno degli hackers, ai crimini di guerra e l’ingiustizia politica. Comunque non ho intenzione di rilasciare un singolo, perchè non mi ritengo molto nelle logiche del music business. L’artwork di “The Brink” era una versione dell’ “occhio che vede ogni cosa”, che ho usato come provocazione, ma in senso ironico. Quando consideri su quali argomenti vertono le lyrics, ti fermi a riflettere pensando un po’ anche alla connotazione elitaria associata a questo simbolo, diventa logico cosa simboleggia e perchè l’ho usato.
4) Nel video “False Light”, si vede un uomo, forse un prete… che è perseguitato da una strana luce. Possiamo anche vedere le sue visioni, come se fossero delle cose che devono accadere: lo vediamo come acclamato politico, o forse, dittatore, mentre la folla lo osanna; è un video molto ben costruito, che lascia intendere un forte senso di allucinazione, visione, mistero, come se fosse un sogno. Come va interpretato, questo video? Puoi parlarci del making of?
DP: “False Light” riguarda l’abuso di potere. Le persone seguono ciecamente cose che neanche conoscono. Esiste un lavaggio del cervello, operato dai media, dai gruppi religiosi opprimenti, e politici corrotti, musicisti ipocriti che seguono piani di marketing. Il termine “False Light” si riferisce anche a un termine legale che è similare alla calunnia. Questo può essere creato facilmente dai media, per realizzare il lavaggio del cervello alle persone, che non vogliono pensare da se stesse. Nel video puoi vedere il protagonista che ha una sorta di “tossicomania” alla luce, ma non sa il perchè. è anche un riferimento alle luci dei palchi, e il modo in cui alcune persone mettono sul piedistallo musicisti e celebrità, senza sapere il perchè, ma solamente perchè queste persone passano in Tv, sui giornali ecc.
5) Invece, il video di “Underlooked” è davvero inquietante…
Quando l’ho visto per la prima volta, mi ha lasciato un senso di angoscia… tutti quei movimenti che il protagonista fa, il fatto che continua a leggere, il guardare nel vuoto… sembra quasi che da un momento all’altro, debba comparire un fantasma!
Come ti è venuta l’idea per questo video? Vuoi spiegarci come va interpretato (anche nel finale: si sente quasi un cigolio sinistro, come se qualcosa dovesse uscire all’improvviso dal muro!)?
DP: “Underlooked” è la storia di uno scrittore che ruba tutte le idee da altri scrittori, e le utilizza per i suoi libri. Acquista tutto un senso leggendo le lyrics.
6) Hai in mente di realizzare altri video? Ti piacerebbe realizzare qualcosa nel cinema, forse nella soundtrack? La tua musica sarebbe perfetta per enfatizzare le scene di suspense, ad “alto voltaggio”. Per quanto riguarda i film che hai visto finora, di quali ti sarebbe piaciuto realizzare la colonna sonora?
DP: Mi piacerebbe avere un budget per fare altri video, per ciascun album, ma sfortunatamente non abbiamo abbastanza risorse. Ho fatto già qualche piccolo lavoro di soundtrack, ma è qualcosa a cui credo poco perchè sono così deluso da questa scena musicale atrofizzata che ormai mi sento arenato.
7) E per la dimensione live?
DP: Abbiamo fatto due tour come Alternative 4, per alcune serate molto piacevoli, e altre meno. La musica indipendente trae forza dalle proprie gambe, e si può arrivare al punto dove si è esausti di suonare live. Ho avuto una grande carriera, suonando live per 22 anni, ed è molto triste finire a suonare per 30 fans che amano solo gli Anathema. Ci sono lati del music business che io odio e rifiuto di averne a che fare, e sembra che l’unico modo per fare tour sia essere artisti di successo, in accordo con spietati businessman, nell’essere parte di questo orribile combriccola. Ho una forte etica, ormai da anni, e voglio sentirmi coerente e vero, con me stesso.
8) A te la conclusione della nostra chiacchierata!
DP: Grazie per il supporto. Seguitemi anche su Facebook!