Altra band che si aggira nel sottobosco dell’ambiente musicale italiano, e che potrebbe essere apprezzata da chi ama una forma di Shoegaze a tratti “ghiacciato”. Sentiamo cosa ci raccontano!
1) Benvenuti! Presentatevi ai nostri lettori!
Ciao siamo i Klam, dalla provincia di Pisa e Livorno, dei brutti posti. Suoniamo insieme dal 2012, ma ci conosciamo da diverso tempo.
2) Avete un monicker molto ermetico, Klam… potete spiegarci cosa significa? Suona come un clangore metallico, improvviso e che si propaga velocemente.
Niente metallo! È in qualche modo una citazione di Kafka, un personaggio ermetico, quindi meglio lasciarci un po’ di mistero intorno.
3) Prima di parlare della vostra proposta musicale, potete riepilogarci la vostra storia? Quando vi siete formati, primi passi, differenze tra ieri e oggi…
Ci siamo messi insieme, come dicevo, dopo anni che ci conoscevamo, perché suonavamo nello stesso gruppo oppure abbiamo condiviso i palchi. Tre di noi – chitarre, voce, batteria – hanno suonato per diverso tempo insieme nei Magdalene, un gruppo screamo-post hc. Nel 2012 ci siamo trovati con l’intenzione di sperimentare con sonorità diverse, che ci hanno portato a passare da un post-punk grezzo (la prima cassetta self titled) passando a un mix di post-punk e shoegaze delle ultime cose. Abbiamo suonato un po’ in giro, lavorando ai pezzi del nuovo disco, Bleak, che abbiamo registrato in due sessioni, insieme a un nostro amico ingegnere del suono, lavorando molto cercando di trovare soluzioni personali nella elaborazione del suono, passando anche da batteria e drum machine, e l’inserimento del synth.
4) Musicalmente proponete uno Shoegaze a tinte oscure, a tratti, persino ghiacciate. Mi avete riportato in mente anche i Lycia, per un certo mood cupo ed insistente. Potete parlarci del vostro album attuale, “Bleak”? è un concept? Come lo avete realizzato e composto?
Anche la copertina ha un sentore molto inquietante… quella strada desolata… sembra quasi uno scenario da rovine di guerra…
Anche i titoli mi incuriosiscono… “Pretty girls have AIDS” e “Miss Bulimia”… sembra che abbiate una sorta di humour nero…
Bleak non è un concept album. Come dicevo, ci abbiamo lavorato molto dal punto di vista della ricerca del suono, senza porci limiti o stabilire modelli ingombranti. Effettivamente lo shoegaze c’è. Soprattutto da un punto di vista concettuale, per quanto ci riguarda. Nella ricerca, cioè, di un suono compatto e avvolgente. Non c’è una tematica unica, i testi sono introspettivi, ma partono da spunti vari, sia dal cinema che dalla vita di chi scrive, ma anche dai luoghi che ci circondano, soprattutto dal grigiore delle zone industriali.
L’illustrazione di copertina è realizzata da Silvia Rocchi (tramette.blogspot.it), una illustratrice e fumettista che conoscevamo. Il suo stile ci è sembrato adatto perché disorientante e spontaneo. Nell’immagine non sono rappresentate rovine, ma va bene anche se la pensi così, visto che si tratta semplicemente di un paesaggio qualsiasi di periferia. Non abbiamo imposto a Silvia un soggetto, ma le abbiamo semplicemente chiesto di illustrare ciò che la nostra musica le ispirava, partendo da alcuni concetti ricorrenti nel disco.
Quello dei testi può essere percepito come umorismo nero, sì. Ma per lo più ci consideriamo realisti nell’osservare la spietatezza della realtà e dei rapporti umani. Il tema principale di canzoni come quelle citate è la disaffezione e la sfiducia, che ti porta a osservare quelle contraddizioni quotidiane che spesso finiscono per schiacciarti.
5) Avete già all’attivo qualche esperienza live? E se no, come vi immaginate che sarà il vostro primo concerto?
Suoniamo concerti dal 2013, il primo fu a Roma, al Dal Verme. Non possiamo sapere quale sia l’effetto verso il pubblico, ma la nostra intenzione non è certo quella di andare in giro a farci amici o simpatie a tutti i costi. Abbiamo suonato in passato, con le nostre band precedenti, in centri sociali e in situazioni autogestite; ora la scena live italiana è molto diversa per un gruppo indipendente. Ci sono molti locali, ma anche le band sono molte. Non apparteniamo a una scena o un giro particolare, e del resto non crediamo in quella sorta di associazionismo musicale che ci ha stancato nel passato.
6) Da cosa traete ispirazione, per la vostra musica? Avete qualche fonte extra-musicale alla quale attingete?
In parte le abbiamo già citate sopra. Non ce n’è una prevalente. Prendere ispirazione sia dalla letteratura che dal cinema di genere ci permette di non eccedere né nel manierismo né nel pop. Attingere tanto da qualche classico della letteratura (Kafka, dicevamo) quanto dal cinema di genere degli ultimi 20/30 anni potrà sembrarti in un certo senso contraddittorio, ma forse, senza volerlo è proprio quello che ti permette di non apparire velleitario, come chi cita in un testo uno o due scrittori poco conosciuti, per stupire, ma risultando alla fin dei conti vuoto nei suoi contenuti personali. Poi, per chiunque, alla fin dei conti, secondo noi l’influenza diventa sempre ciò che vedi intorno a te ogni giorno, come lo osservi e come vi partecipi.
7) Concludete l’intervista a vostro piacimento!
Vi ringraziamo per lo spazio concesso e per l’interessamento alla nostra band. Tenete d’occhio i nostri spostamenti su Facebook (https://www.facebook.com/klamtheband) e su Bandcamp (klam.bandcamp.com), se suoneremo dalle vostre parti veniteci a vedere.