Battle Royale è una competizione alla quale partecipa l’intera classe di un liceo, sorteggiata a livello nazionale. La competizione prevede che i giovani vengano rapiti durante la loro escursione di fine anno; trasportati, sotto la sorveglianza dell’esercito, in un’isoletta distante da ogni contatto con l’umanità; e lì vengano armati e lasciati in balia di loro stessi, con l’obbligo di affrontarsi in una caccia mortale: infatti, è solo l’ultimo a sopravvivere a poter fare ritorno a casa sua. Come strumento di controllo viene utilizzato un collare in grado di tenere sotto osservazione i valori biofisici del possessore, nonché la sua posizione, in qualunque punto si trovi dell’isola; come di determinarne, attraverso una piccola carica di esplosivo, una immediata dipartita. Arbitro del gioco: un cinico insegnante della classe – che deve anche fare i conti con i suoi personali problemi psicologici. Il tutto viene ritrasmesso in diretta nazionale, soddisfacendo il vastissimo pubblico di appassionati in fremente attesa di ogni edizione.
Il film segue questo massacro; incentrandosi sulla descrizione il più possibile approfondita dei vari ragazzi coinvolti – quantomeno quelli che occupano una posizione dominante ai fini della vicenda; costruendo in maniera intelligente un legame tra il pubblico e i vari caratteri; e rendendo, per tanto, più drammatica ogni dipartita. Fukasaku (abile confezionatore di film d’azione con Sonny Chiba, nonché della coproduzione nippoamericana Fukkatsu no hi / Virus (Ultimo rifugio Antartide), 1981) dirige per certo uno dei migliori film di fantascienza di sempre, ricordandosi non solo della parte di caratterizzazione dei personaggi, ma anche delle implicazioni sociali – il film è una costante lotta tra la forza creativa/eversiva dei giovani e quella conservatrice/reg(p)ressiva dell’ordine costituito; e, in questo senso i personaggi presi allo scopo sono altamente simbolici.
Il regista giapponese non si dimentica, cosa fondamentale provenendo dagli action-movie di serie B, dello spettacolo. Infatti, non vengono lesinate le truculenze – ottimi gli effetti splatter che accompagnano le varie violente dipartite – e il ritmo è decisamente serrato, senza per questo far venir meno la fondamentale parte emotiva. Un’eccellente fotografia di Tatsumi Yanagishima (gli ultimi film di Takeshi Kitano e The Grudge 2, 2006 di Takashi Shimizu) e un sorprendente cast di giovanissimi attori, guidati da un sommo Takeshi Kitano nel ruolo del docente, né fanno un mirabile esempio di cinematografia. È un film di pochi compromessi, anche e soprattutto nella sua spietata logica di gioco al massacro – in senso letterale – che è però in grado di offrire molti spunti di riflessioni e una cospicua quantità di scene memorabili. Immancabile in qualunque personale cineteca.
Un seguito – Batoru rowaiaru II: Chinkonka – è stato realizzato nel 2003 dallo stesso Kinji Fukasaku, insieme al figlio Kenta.
Batoru rowaiaru / Battle Royale (Kinji Fukasaku, 2000)
