Diamo la parola a questa nuovissima band, i Lenore S. Fingers, che propone una musica malinconica e ricercata. In questa intervista ci raccontano tutto in merito al loro debutto su My Kingdom Music!
1) Ciao Ragazzi e benvenuti! Presentatevi ai nostri lettori!
F: Ciao, sono Federica (in arte Lenore) e sono la voce e chitarra
del gruppo.
P: Io sono Patrizio nonché chitarra solista.
GF: Gianfranco, alla batteria.
D: Io sono Domenico, al basso.
P: Giuseppe, alle tastiere.
2) Avete un monicker particolare: Lenore S. Fingers. Volete spiegare ai nostri lettori cosa significa e perchè lo avete scelto?
F: Il nome del gruppo é la fusione di Lenore e Salad Fingers. La prima è una serie a fumetti di Roman Dirge, Lenore, the Cute Little Dead Girl, ispirata dalla celebre poesia “Lenore” di Edgar Allan Poe, e dalla quale sono stati tratti alcuni cartoni animati in Flash che hanno spopolato su YouTube. Salad Fingers invece nasce direttamente come cartone in Flash dalla mente malata di David Firth, e anch’esso con le sue atmosfere horror/psichedeliche è diventato parecchio popolare sul tubo.
D: Quando conobbi Patrizio e Federica erano letteralmente fissati con questi due cartoni, io non potevo sopportarli. Credo di non essere mai riuscito a vedere tutti gli episodi. Erano qualcosa di demenziale da un lato e profondamente disturbato dall’altro, soprattutto Salad Fingers. Loro li adoravano, questo mi ha fatto capire parecchie cose della loro personalità! Scherzi a parte, credo che Patrizio li avesse fatti conoscere a Federica, che effettivamente aveva non pochi tratti in comune con la piccola Lenore. Lei poi iniziò a usarli come nickname su Facebook. Quando ci trovammo a dover scegliere un nome da dare alla band, furono formulate varie proposte, ma in un modo o nell’altro alla fine tutte ci sembravano banali o scontate, e molte erano effettivamente già state prese da altre band. La soluzione era già sotto ai nostri occhi, ed era il nick di Federica, fui io a proporla per primo.
F: Fralaltro Lenore S. Fingers così abbreviato dà l’idea di un vero e proprio nome di persona di derivazione anglosassone (first name, middle name, last name) quindi gioca un pò sull’ambiguità che si tratti di un progetto solista piuttosto che di una band. In più, c’è anche un doppio senso: a voler interpretare quella “S” centrale come genitivo sassone, ne verrebbe fuori “le dita di Lenore”, che mi fa pensare a un velato rimando all’autoerotismo.
3) Potete raccontarci come vi siete formati, e come siete riusciti a firmare per My Kingdom Music?
P: Conobbi Federica nel 2010 ad un suo concerto acustico, quando ancora aveva solo 14 anni, e rimasi estasiato dalla sua voce, allorché decisi di proporle un progetto senza peró darle alcuna indicazione riguardo l’orientamento di questo stesso. La prima volta che ci siamo visti per parlarne ho scoperto che lei aveva già dei suoi pezzi in cantiere e decidemmo di comune accordo di lavorarci assieme.
GF: Un giorno fui contattato da Federica, la quale mi chiese se fossi interessato a prendere parte ad un progetto musicale con pezzi scritti da lei. Naturalmente avendola già vista e sentita all’opera non ebbi la minima esitazione e le chiesi di farmi ascoltare qualcosina. Mi mandò dopo poco tempo delle registrazioni di sola chitarra e voce e ne restai profondamente colpito perchè rispecchiavano perfettamente quello che avevo sempre voluto suonare! Notai immediatamente dei riferimenti melodici e stilistici che mi riportarono alla mente gruppi come The Gathering e Anathema (due tra le mie band preferite). Quindi dopo un brevissimo ascolto diedi subito la mia disponibilità a prendere parte al progetto.
G: Io sono l’ultimo arrivato all’interno del gruppo. La formazione di quest’ultimo è stato un processo abbastanza travagliato, poiché sono stati chiamati molti musicisti locali, i quali per problemi vari non hanno potuto, purtroppo, continuare a suonare. Da questo punto di vista Federica, Patrizio e gli altri sono stati molto perseveranti nel continuare a cercare il componente mancante, ovvero il tastierista. Ad essere onesto, quando mi chiesero se avessi voluto suonare con loro, fui titubante in un primo momento, ma poi sentendo il materiale che mi mandarono non potei fare a meno di accettare, era un’opportunità da non farsi sfuggire!
P: Questi vari cambi di line-up ci hanno preso più di un anno, prima di arrivare alla formazione finale, con la quale sono nati i pezzi che hanno formato Inner Tales. Dopo aver pubblicato online due pezzi in anteprima fummo contattati dalla My Kingdom, la quale ci propose un contratto per la pubblicazione e la distribuzione di due album.
4) Avete esordito con un album molto maturo, nelle composizioni e nel songwriting: “Inner Tales”. Prima di parlare dello stile musicale, potete svelarci il significato della copertina? In un elegante tono seppia, vediamo una ragazza stesa sul letto; anche se l’ambiente è molto spoglio e modesto, la ragazza – dall’aria molto virginale – guarda verso l’ampia finestra, dalla quale proviene una luce quasi primaverile; insomma, è una cover che più che “deprimere” al contrario rimanda ai sogni, alle aspettative, a giornate primaverili…
GF: E’ una ragazzina che fantastica, immagina, sogna quello che sarà il suo futuro, la sua vita. Ma nei dettagli del contesto, in particolar modo nei quadri e nelle foto presenti nella stanza, possiamo già notare alcune immagini che raccontano in qualche modo cosa sarà la sua vita futura. Probabilmente quei sogni che la ragazza riflette attraverso il suo sguardo saranno destinati a restare tali…
P: A dire il vero la cover può essere interpretata meglio girando la confezione del cd, laddove nell’inlay esterno la stanza é raffigurata vuota e desolata. In breve, questi due artwork, come del resto l’intero album, vogliono raffigurare la contrapposizione beffarda e ironica fra la bellezza della nostra protagonista e la tragedia della sua vita.
5) Ora parliamo del vostro stile musicale! Di base, per dare una prima idea a chi ancora non vi conosce, direi che proponete una musica venata da atmosfere gotiche e intimiste (“Victoria”; il bellissimo incipit da “chiaro di luna” “To The Path Of Loss”); piuttosto che l’impatto totalmente chitarristico (caratteristica per esempio di altre band, come i The 69 Eyes di “Blessed Be” o i Bloody Mary) preferite lavorare in forme quasi più eteree e subliminali, eteree e accarezzovoli: la voce femminile, sempre intensa e vibrante (ci sono echi alla Cocteau Twins), se non profonda (l’incipit di “Cry of Mankind”, forse la vostra canzone più cupa); l’arrangiamento quasi cantautoriale (“Song To Eros”); vi vedete in questa definizione? Volete aggiungere qualcosa, parlando del vostro sound? Secondo me potreste piacere a quanti apprezzano Klimt 1918, Starcontrol, Kyrie, gli Anathema, i Katatonia e i The Gathering più sperimentali. Ci sono persino echi di primi Cranes, I Love You But I Have Chosen Darkness, Cocteau Twins, come ho detto, e Antimatter del periodo “Saviour”. La vostra casa discografica infatti vi etichetta con “Decadent Melancholic Art”, che rende bene, in forma sintetica, il vostro intento.
P: Le nostre canzoni nascono da Federica. Lei ne crea i giri principali, le melodie di base e i testi in uno stile del tutto personale. Quando siamo in sala per arrangiarli nessuno di noi cerca di seguire un sound preciso, magari ispirandosi a qualche band o genere, nè tenta di uniformarsi agli altri componenti della band. Questo fa sì che il risultato finale sia la somma di tutte le nostre personali influenze, in alcuni casi molto diverse fra loro, rapportate alle idee e ai sentimenti di Federica. Comunque c’è da dire che non ti si può dare torto perchè fra i gruppi che hai nominato ci sono quelli preferiti di Federica e in parte anche i miei.
G: Il sound del gruppo è proprio il suo punto di forza. Le melodie cupe e molto d’atmosfera sono capaci di far cogliere all’ascoltatore l’essenza della nostra musica e l’idea che è stata alla base durante tutto il processo di composizione. Il tutto è reso possibile, a mio parere, anche dalla disomogeneità dei generi dai quali ogni membro del gruppo trae ispirazione.
GF: Di certo ogni pezzo è carico di una “dolce violenza” (batteristicamente parlando) che è parte inscindibile di quegli stati d’animo che tentiamo di trasmettere attraverso i nostri pezzi. Credo che oltre alla venatura malinconica, il fattore “heavy” sia fondamentale in quanto “forma di energia” scatenata dalle sensazioni di decadenza e “paura della vita”. Dopotutto si sa che qualsiasi emozione crea dentro di noi delle energie, e in questo caso vengono impegnate per creare il “muro ritmico” fondamentale per i nostri pezzi! Non è di certo una “depressione” fine a sè stessa ma piuttosto una presa di coscienza che spinge la protagonista a trovare dentro di sè la forza per andare avanti scavalcando le difficoltà che la vita inevitabilmente, prima o poi, ti sbatte in faccia…
6) Se la vostra copertina è molto sognante, alcuni vostri titoli hanno un’impronta cupa: “The Last Dawn”, “To The Path Of Loss”, “Doom”… volete parlarci delle lyrics? Se non erro, “Inner Tales” dovrebbe essere un concept…
F: I miei testi non sono altro che frutto di esperienze, ricordi e paure che credo alla fine possano cogliere tutte le persone dell’età che io avevo quando le canzoni vennero composte (tra i 13 e i 14 anni). Quindi si parla di solitudine, scomparsa di un proprio caro, perdita di un amore, sensazione che ti coglie quando non sai che strada intraprendere.
D: L’aspetto più bello e magico di Inner Tales secondo me è che alla fine nonostante non si possa definire propriamente un “concept album” visto che i pezzi sono stati scritti e composti in ordine sparso e in differenti periodi della vita di Federica, le tematiche e le figure che accomunano i loro testi finiscono per renderlo tale, come anche le assonanze musicali che li legano. Sebbene non ci sia una storia univoca alla base che leghi il tutto, si può dire che ogni singola componente grafica, testuale e sonora di quest’album appartenga allo stesso universo, si muova negli stessi luoghi e coinvolga gli stessi personaggi, dando l’impressione al fruitore di trovarsi di fronte a un concept. E ciò secondo me è un valore aggiunto, perchè conferisce ancora più coerenza e credibilità al prodotto.
7) Pensate di realizzare un video? In certi frangenti, si percepisce un’aura quasi cinematografica, nel vostro sound; non sarebbe male un video in bianco e nero, sempre incentrato sul personaggio della ragazza, o in toni seppia, come se fosse un’antica fotografia…
F: Io da appassionata di cinema ho subito pensato a un video e di idee in cantiere ce ne sono già alcune. Con dei ragazzi molto bravi in campo cinematografico abbiamo abbozzato alcuni concept di cui parleremo più seriamente a Marzo, e devo dire che la tua impressione non é molto lontana da quello che si vorrebbe realizzare.
GF: Personalmente, vista la molteplicità di emozioni che andiamo a toccare, credo sarà un lavoro molto complesso per chi ci assisterà nella realizzazione del video! Dopotutto non è cosi semplice riuscire a trasporre visivamente delle emozioni cosi intime e personali.
8) Vi siete già esibiti live?
F: Siamo reduci dai nostri primi due live da quando abbiamo sottoscritto il contratto con la My Kingdom. Abbiamo suonato a Salerno e a Reggio Calabria come gruppo spalla de L’Alba di Morrigan, che abbiamo scoperto essere, musicalmente parlando, i nostri fratelli maggiori. Ne abbiamo altri due in programma, il 28 febbraio a Catania e il 2 marzo nuovamente a Reggio Calabria.
G: Sono state entrambe esperienze bellissime, che mi hanno fatto crescere sia musicalmente che caratterialmente, e spero che ci saranno moltissime altre date.
9) Concludete a vostro piacimento la nostra intervista!
G: Che dire? Nascendo e crescendo in una realtà come quella reggina, purtroppo, non si è molto ottimisti su certe cose nè tantomeno si riceve supporto, persino dalle persone più vicine. Questa opportunità che ci ha fornito la My Kingdom Music è un qualcosa di meraviglioso, lo definirei un vero e proprio “miracolo” considerando la situazione locale. Ancora ricordo quando fui chiamato da Patrizio un sabato sera mentre ero di ritorno dall’accademia nella quale studio musica; ero quasi incredulo quando mi disse che volevano offrirci un contratto e adesso, a distanza di mesi, eccoci qua, carichi di passione, speranze, e soprattutto intenzionati a suonare e comporre tanta buona musica!
GF: Grazie per averci concesso l’opportunità di spiegare ai vostri lettori il senso del durissimo lavoro svolto per Inner Tales! Ci auguriamo con tutto il cuore di potervi vedere presto on the road!