I Lia Fail sono una band molto valida e personale, ascrivibile al genere Neo-Folk: qui ci raccontano tutti i particolari legati al cd “Cynical Stones”, che ha già riscosso un buon successo di pubblico e di critica.
1) Ciao Ragazzi! Benvenuti sul nostro sito! Iniziamo dalle presentazioni e da una breve bio… anche se “siete già famosi” perchè siete stati recensiti con ottimi voti su Rockerilla e :Ritual: !
Ciao Lunaria e ciao a tutti i lettori di DARKITALIA. La band nasce tanti anni fa e dopo innumerevoli cambi di line-up ed alcuni demo, solo nel 2007 la formazione incomincia a stabilizzarsi. In quell’anno pubblichiamo l’EP “Leipzig”, con il quale incominciamo ad affermarci all’interno della scena neo-folk italiana; mentre nel 2009, grazie al singolo “Restless Eyes”, inviato ad innumerevoli web-zine, il nome dei LIA FAIL è incominciato a girare nei circuiti goth di buona parte d’Europa. Infine, nel 2012 abbiamo pubblicato l’album “Cynical Stones” e siamo onorati della bellissima recensione che ci hai dedicato su DARKITALIA.
2) Lia Fail è un nome davvero musicale e armonioso; so che è un nome legato anche ad un profondo significato misterico… volete parlarcene più nel dettaglio? E come mai lo avete scelto?
Il nome si rifà ad un’antica leggenda celtica: la “Pietra del Destino”, portata in Irlanda da una stirpe di semi-dei, designava il regnante dell’isola, emettendo un profondo suono di gioia. Ed è stato il destino a voler unire questa band, formata da persone accomunate da un’unica passione: suonare dal vivo!
3) Prima di parlare di “Cynical Stones”… la copertina… quella processione di pietre… simulacri dell’umano… è davvero inquietante!
L’autore della copertina Giancarlo Donatini, apprezzato reporter per le web-zine, ci segue da tanti anni e conosceva già le canzoni che avrebbero fatto parte dell’album. E’ stato lui a scegliere il soggetto della copertina, dando un suo personale significato alla “processione di statue” presente in un parco bolognese: esse rappresentano l’esodo di un popolo, ormai pietrificato dalle tragedie a cui ha assistito e che ha subìto, che vaga verso una nuova terra o dimensione.
4) In sede di recensione, ho scritto che la vocalità di Sabella è sempre profonda, incisiva, d’impatto, spesso venata da un riverbero melodrammatico e gotico; la cosa -devo dire- mi ha stupito, anche perchè un’ugola così intensa è più facile trovarla in generi come il Neoclassic, più che nel Neo Folk; in “Like a Star”, “New Dimension”o “Restless Eyes”, per esempio, dà veramente il massimo!
E’ vero ! Sabella in fase di incisione ha voluto dare un carattere molto più neoclassico. Dal vivo invece i brani sono molto più “rock” !
5) Interessante è anche il confronto che si crea con l’ugola di Andrea, più teatrale e declamatoria… trovo che questo sia davvero un vostro asso nella manica, che potrebbe permettervi di “fare la differenza” nel genere! Anche Aldo Chimenti su Rockerilla n. 379, ha posto l’accento proprio sul vostro talento vocale: “Un’opera che si snoda sulle direttrici di una personale scrittura Neo-Folk…. In primo piano le voci di Andrea Carboni e Sabella Spiga che tingono melodie come affreschi per l’anima. Un’alchimia di figure iridescenti che agiscono sull’emozione, evocando visioni di sogno e sapori malinconici insieme, baleni di aurore immaginarie che risplendono in un pozzo di luce”.
ROCKERILLA è uno dei più longevi magazine italiani, e lo leggiamo da quando eravamo dei ragazzini: ora, sulla soglia dei nostri quarant’anni, non può che essere una soddisfazione comparire sulle pagine di quel giornale. Su ROCKERILLA siamo anche stati intervistati, sempre da Aldo Chimenti; speriamo che la visibilità che abbiamo ottenuto su ROCKERILLA e su DARKITALIA ci procuri qualche ingaggio LIVE.
6) Un’altra cosa che mi ha colpito è la cupezza primitiva e pulsante di canzoni come “Lonely Anguish”, “New Dimension”, “Leipzig”, dalla forte impronta Dark Wave; anche questo vostro “miscelare” influenze e generi, come un prisma multi-sfaccettato, secondo me, è un altro vostro asso nella manica… il Neo Folk è stato spesso accusato di staticità e di poca innovazione, cosa che nel vostro caso viene invece superata, non solo per la cura davvero certosina delle voci, ma anche dalle diverse influenze che vanno a confluire nel vostro sound; se vi dico che in qualche passaggio, mi sono venuti in mente anche gli Argine di “Radjodramma”?
Gli Argine sono una delle nostre band preferite: tanti anni fa abbiamo anche suonato in apertura ad un loro concerto emiliano; speriamo un domani di ripetere quell’esperienza. Effettivamente i brani che hai citato suonano molto new-wave, ma questo è dovuto anche ai nostri back-ground personali; inoltre le sonorità tipiche del “neo-folk” possono essere intrise di ogni forma di influenza musicale, soprattutto in ambito “live”. Non ci sentiamo d’accordo con quei critici che prevedono un’implosione di questo genere: i gruppi neo-folk più famosi sono ripetitivi? Ad un primo ascolto forse sì, ma l’importante è che sìano ispirati, e che colpiscano lo stato d’animo dell’ascoltatore. E comunque, sempre meglio un nuovo album dei Death In June fatto con “tre-accordi-tre” piuttosto che l’ennesimo disco “hip-hop-gangsta-rap-rhythm’n’soul” che MTV ci propina da quindici anni a questa parte.
7) Visto che siete la terza band Neo Folk che intervisto… Vi rivolgo la stessa domanda che ho posto ad Albireon e Gargamella; il Neo Folk è in genere rappresentato in tre sottogeneri: una riproposizione pedissequa dei classici, una forma più contaminata con influenze Dark Ambient/Marziali/Industriali/Noise o con un’approccio più scanzonato e goliardico, per esempio band come i Korpiklaani… Ma per voi, cos’è il Folk (ancora prima che il Neo Folk) e cosa amate ascoltare?
Attualmente i gusti dei LIA FAIL sono molto variegati: c’è chi ascolta rock, chi ascolta metal, chi musica classica. Ma la maggior parte di noi è già “over 35” e quindi le nostre radici sono ben piantate nella wave anni ’80; siamo influenzati anche dal pop di quello stesso decennio, influenze riscontrabili soprattutto nella forma “strofa–ritornello–strofa” delle nostre canzoni. Come il post-punk e la new-wave, il neo-folk è una delle pagine più belle della storia della musica di questa epoca: per noi il neo-folk è la luce in fondo al tunnel….
8) Accennavo prima alle derive Marziali…”Battlefield” ed “A Soldier…” sono pezzi molto “bellici”, o sbaglio? A proposito, ma il cd, è un concept oppure ogni singola canzone è un’episodio a sè stante? Ve lo chiedo anche perchè, a livello sonoro, il cd “suona molto omogeneo”, senza “note stonate”… tutti i pezzi combaciano l’uno dopo l’altro, come piccoli tasselli di un mosaico; per questo lo assocerei ad un concept album. Si respira “un’aria di ordine”, anche stilistico. In molti cd, spesso, regna un po’ la sensazione che le singole track “siano state buttate lì a casaccio”…
Notiamo con piacere che hai ascoltato con attenzione l’album, ed hai indovinato: “Cynical Stones” si può definire un concept album su un’epoca lacerata dai conflitti e avviata all’inevitabile distruzione. Il protagonista è un soldato (“A Soldier…”) che sopravvive fino alla vecchiaia, turbato dal ricordo dei compagni caduti in terribili quanto inutili battaglie. “Battlefield” descrive un combattimento con la baionetta tra due soldati; è il brano dell’album che più rappresenta il “NON senso” della guerra: combattere corpo a corpo ed uccidere in nome di una religione o di un’etnia.
9) Posso chiedervi perchè, con le potenzialità che avete, non “sfruttate” appieno la nostra madre lingua, per i testi ? Penso che “in mano vostra” sarebbe -ancora di più!- un altro asso nella manica, per fare la differenza soprattutto all’estero. Ultimamente alcune band italiane si stanno staccando da una certa “anglomania lessicale”, proponendo interi cd impreziositi da bellissimi testi in italiano: Kyrie, Dagon Lorai…
Per confezionare il CD, piuttosto del classico box in plastica, abbiamo optato per una confezione in cartoncino opaco, che ricorda gli album in vinile: due ante apribili, in un’anta il CD, nell’altra il cartoncino con foto e credits. Era nostra intenzione includere anche un bel libretto di 20 pagine a colori, con i testi e le traduzioni in italiano, ma questo avrebbe fatto raddoppiare i costi di produzione, e purtroppo abbiamo dovuto rinunciarvi. Ma spediremo via mail i testi e le traduzioni a chiunque li chiederà: è una maniera anche per mantenere rapporti epistolari con i nostri ascoltatori.
10) Nella vostra musica ho riscontrato molta delicatezza, una sorta di gioia di fondo che sembra fuggire continuamente dalla “solita” negatività, è un risultato voluto? Avete intenzione di modificare questo approccio in futuro?
Per i LIA FAIL l’aspetto sonoro è molto importante: abbiamo cercato un suono che valorizzasse appieno le voci ed evidenziasse le piccole sfumature ed i dettagli, che sono fondamentali nel genere che proponiamo. Con le canzoni di questo “concept-album”, abbiamo voluto esprimere tutto il nostro credo ”anti-militarista”. Nella nostra musica, così come nei nostri testi, vi è un messaggio di speranza (da non confondere con un messaggio meramente politico): dopo l’apocalisse, il genere umano vuole rinascere, dopo aver pianto sulle rovine, è importante rimettersi in piedi e ricostruire.
11) Quali gruppi vi sentite di nominare in qualità di vostri ispiratori ? E quali sarebbero i classici tre dischi che vi portereste dietro su un’ isola deserta?
Siamo molto ispirati dalla scena italiana: osiamo affermare che le band che ne fanno parte, sono il meglio che possa offrire l’intera scena europea; band come Argine o Spiritual Front sono qualitativamente superiori a tantissime band nord-europee o d’oltre-Manica. E siamo convinti di ciò che affermiamo perché siamo assidui frequentatori di concerti e festival, e le differenze le notiamo: la qualità della loro musica, la loro padronanza del palco, la quantità di concerti in giro per l’Europa, sono mete che anche noi vorremmo raggiungere. Se finiremo su un’isola deserta spero succeda solo per una vacanza: i dischi che amiamo sono tanti, sarebbe difficile portarli tutti; sicuramente non ci porteremo dietro il classico album dei JOY DIVISION o dei BAUHAUS: noi siamo ragazzi che ancora si recano in negozio per comprare i CD, e siamo sempre affamati di novità !!!
12) Come ci si sente nel sapere che i propri sforzi saranno molto probabilmente apprezzati solo ed esclusivamente da chi segue la scena da vicino mentre altrove dilaga la banalità? Quale impegno, che tipo di passione ci vuole per affrontare il mondo, la giungla musicale di oggi?
Per fortuna, nei nostri numerosi concerti abbiamo sempre registrato la presenza di seguaci del “neo-folk”, ma erano sempre “diluiti” in un pubblico molto eterogeneo. Siamo consapevoli di suonare un genere di nicchia, e constatare che i nostri brani possono piacere “un po’ a tutti” non può che farci felici. E’ veramente difficile emergere e farsi notare nella marea di band che si sono formate negli ultimi dieci anni. Ma noi abbiamo resistito, abbiamo lavorato tantissimo, suonando ovunque; con l’esperienza accumulata siamo riusciti a dare credito al nome della band, e siamo stati più volte invitati a suonare di spalla a gruppi famosi. Dopo tanti anni con fatica e caparbietà, siamo ancora attivi, e “Cynical Stones” ne è la prova!
13) Ok ragazzi, concludete la nostra chiacchierata a vostro piacimento!
Per il prossimo futuro prevediamo di promuovere l’album nell’unica maniera onesta: in concerto. !!! Chiediamo quindi a tutti gli organizzatori e promoter di contattarci: vorremmo suonare tantissimo dal vivo, ci piace farlo, è l’unico motivo per il quale scriviamo musica.
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