Un’intervista davvero estesa quella rilasciata da Luigi, che ci svela le anime dei suoi progetti….
Si ringrazia per la domanda 26 Nothing,Never,Nowhere
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01) Ciao Luigi! Benvenuto sul nostro sito! Prima di organizzare l’intervista, ho aperto un topic su di te, cercando di riepilogare la tua carriera artistica…ma vuoi introdurla tu stesso?
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Sei stata molto gentile.
Sono un musicista polistrumentista e cantante attivo dal 1990 che come molti ha iniziato suonando in band locali o collaborando sporadicamente con altri musicisti. Data l’estrema eterogeneità dei miei interessi musicali (attitudine purtroppo non sempre percepita in maniera positiva) non appena ho raggiunto la padronanza necessaria, mi sono totalmente dedicato a un’attività solista, convogliata a partire dal 1999 in tre progetti sଠmolto diversi tra loro, ma che complessivamente mi hanno consentito di esprimermi in totale libertà .
Non ho mai voluto appartenere a una ‘scena’ o genere …e di fatto ho sempre avuto una forte propensione – pregio o difetto che si voglia intendere – a produrre lavori pi๠originali che ‘easy listening’.
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F.ormal L.ogic D.ecay
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02) Partiamo da F.ormal L.ogic D.ecay; intanto il significato del monicker…Cos’è un “D.ecadimento L.ogico F.ormale”? è un nome dal sapore fortemente industriale e cyber punk… In sede di recensione (del box”CelebrAction”) ho descritto la tua musica a nome F.L.D come un “frullatore” dove a manipolazioni noise e “atomiche” si sfocia “nel remake” di colonne sonore horror (la cover di “Halloween” o “Simonetti Tribute” tra Prog e organo!), o ancora, frequenze persistenti di Dark Ambient/Power Electro (“Koji Tano Tribute”) fino al Drone di “Bloomy Girls”; è interessante notare che anche qui introduci molte improvvisazioni, invece di prediligere la monoliticità del sound (mi viene in mente, per esempio, nomi come Converter o Xotox, sempre molto “compatti e monolitici”….). Sicuramente F.L.D è il tuo lato pi๠sperimentale e d’avanguardia….
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Sà¬, quando ho dato vita ai tre progetti c’è stato l’intento programmatico di far convergere in ciascuno, in maniera abbastanza controllata un certo tipo di sonorità e tematiche culturali. In tal senso F.L.D. è da un lato il contenitore musicale delle mie sperimentazioni, dall’altro qualcosa di comunque relegabile nell’ambito della produzione Grey e Brown Area, visto che ho cominciato con la Musique Concrète e sono sfociato nella power-electronics pi๠brutale, passando per lidi apocalittici di matrice sia folk che elettronica.Mi chiedevi del monicker… Prova a considerarlo una delle possibili trasposizioni semantiche dell’attitudine cognitiva che l’uomo puಠavere nei confronti dello scibile attraverso ‘mezzi’ contemporanei; e nello specifico il suono, che è in parte energia che penetra, scalda od onda acustica che a noi ritorna (pensa alle possibili metafore), in parte oscillazione di atomi e molecole che a seconda della sua regolarità puಠessere piacevole suono nella comune accezione o disturbante rumore… come se davvero potesse esistere un manicheismo dell’acustica!
Fin dall’antichità la “forma” ha avuto un ruolo preponderante nella logica, nei rapporti consequenziali degli enunciati (la maniera in cui questi erano configurati sintatticamente). Il sillogismo aristotelico è uno degli esempi pi๠noti e bisogna attendere il XIX/XX sec per affrontare il tutto in maniera pi๠rivoluzionaria. Analogamente dovremo aspettare la musica concreta di Schaeffer o – ancor meglio – le prime teorizzazioni di Russolo per rivedere drasticamente il nostro rapporto con la musica. F.ormal L.ogic D.ecay racchiude proprio questo: intende contemporaneizzare l’approccio intellettivo alla realtà , la traduzione che di questa puಠessere la musica ed estirparne soprattutto qualsiasi obsoleta percezione antitetica basata su una assurda logica di frequenze.
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03) Hai composto tre soundtrack: Untitled Soundtrack <1> for sci-fi /detective movie, Untitled Soundtrack <2> for German 35’s police movie, Untitled soundtrack <3> for a stupid gothic movie … ma sono film realmente esistenti?!
No, assolutamente no. 🙂 Sono un amante del genere ‘colonna sonora’: è quello che per diversificazione strumentale ed espressiva meglio asseconda la mia vena creativa. A mo’ di tributo a questa mia passione, queste tre tracce sono state composte per tre film immaginari di cui ho sintetizzato in poche righe un possibile screenplay e che ho sonorizzato lavorando su un montaggio puramente mentale.Â
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04) “Gilda” e “Boosted Moanings + self-suffocation practice”: è davvero difficile accostarsi (e descrivere!) simili pezzi! Sei forse appassionato di… ipossifilia?
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La prima traccia non è altro che la base musicale che ho composto per il sito di un mio cliente (uno storico locale di spettacoli per adulti): l’ho inserito con la massima auto-ironia…una sorta di promemoria sul “Che s’adda fà pe campà “Â (il mio lavoro ufficiale è quello di graphic/web designer).
Il box “CelebrAction” racchiude anche questa sorta di divertissement…
Passando alle cose serie, “Boosted Moanings + self-suffocation practice…” – per quanto possa sembrare un omaggio industriale a una celebre pellicola di Nagisa Oshima – è un estremo esperimento di ricerca espressiva vocale, ai limiti del comunemento noto “istinto di sopravvivenza”. Una performance ovviamente one-take che esplora i meandri dell’anaerobicità applicata all’emissione ‘canora’.
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05) Parlaci a livello tecnico di composizione, ma anche a livello tuo personale di sensibilità , di “Koji Tano Tribute” e “Goodbye Luigi”…Cosa rappresentavano per te questi Artisti? Credo che probabilmente dedicare ai “nostri morti” (non parlo solo di chi abbiamo conosciuto, ma anche di Artisti che per una ragione o l’altra sentiamo vicini a noi stessi) un qualcosa di nostro, sia il modo pi๠bello e cristallino per farli vivere nuovamente tra noi. In “Wearing out till Oblivion” hai celebrato Jean-Michael Jarre…
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Jarre a parte [che effettivamente meriterebbe di essere inserito a pieno in questo discorso vista la svolta pop delle sue recenti produzioni… >:) ], Tenco e Tano sono due musicisti che hanno fatto molto per i propri rispettivi settori ed entrambi sono morti relativamente giovani in maniera abbastanza drammatica (rispettivamente probabile suicidio e cancro). Personalità tormentata, influenzato dai cantautori francesi, dall’esistenzialismo, dal jazz, dai rimandi anni ’50 il primo. Produzione smisurata, un negozio dedicato alla diffusioni delle arti sperimentali, una rivista specializzata in noize il secondo. Oggi ci resta la loro musica, ma rischia di perdersi nella pletora di produzioni simili (ma derivate) che affolla gli scaffali virtuali del web. In “Goodbye, Luigi” ho cercato di riprodurre l’angoscia dietro a una scelta estrema, tramandatoci dalla stampa come atto di estrema protesta.
In “Koji Tano Tribute” ho cercato di cogliere e riproporre il senso di chaos controllato alla base del noize dei suoi act pi๠noti (es. M.S.B.R.). Tornando a Jarre, la seconda parte di “Wearing out till Oblivion” è un pezzo che ho scritto optando per suoni molto simili a quelli da lui usati per “Oxygene” e un costrutto simile, palesemente ispiratovi, anche se si tratta di qualcosa che ho scritto io. Un po’ come in “Simonetti Tribute”: qualcosa che sembri composta da qualcuno, ma che lui non ha mai composto.
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06) In “Woodworms”… hai captato per davvero “microsuoni” prodotti dai vermi?
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Esattamente. Non sai quanto possano essere fastidiosi tanti tarli che divorano insieme il legno (nella mia vecchia casa di famiglia non sono mai mancati i mobili d’antiquariato)… Ovviamente c’è un lavoro di post-produzione volto a enfatizzare determinate frequenze, un po’ di dronizzazione ed effettistica, ma la natura del pezzo rimane invariata.
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07) Parlaci anche delle curiose sperimentazioni vocali estreme di “Devocalizzi”! Da cosa nasce questo tuo interesse per il suono vocale? Inoltre hai “cantato” anche l’Ohm. Le lingue orientali (ma penso anche alle lingue semitiche) sono davvero interessate ai suoni vocali ormai da millenni! Per esempio anche l’Ebraico è una lingua davvero carica di una cura maniacale per il suono delle consonanti o delle vocali, cosଠcome l’Arabo, infatti possiedono suoni che a noi mancano, come quelli di glottide.
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Si tratta di un nastro senza troppe pretese (materiale di studio, realizzato indicativamente verso il 1994/95, basato su una cruda registrazione diretta della voce, senza l’aggiunta neanche del classico riverbero) e che consegno all’ascolto per la prima volta dopo tanto tempo.
Lo studio della voce come strumento è chiaramente ispirato allo straordinario lavoro di Demetrio Stratos: una ricerca volta a esplorare dimenticate potenzialità del nostro strumento espressivo pi๠prezioso, per certi versi come atrofizzato nella forma di cantato diffusa in occidente. Come giustamente dicevi, molte popolazioni orientali hanno tramandato per millenni tecniche di modulazione vocale (alcune di origine antichissima e ritualistica) che in buona parte del nostro corredo genetico sembrano pressochà© assenti od opacizzate. Il nastro raccoglieva altre tracce, ma a differenza del resto non sono riuscito ancora a restaurarle. E’ trascorso comunque molto tempo da allora, la mia voce è cambiata e sicuramente migliorata: penso che prima o poi mi cimenterಠdi nuovo e in maniera pi๠sistematica con questo tipo di produzioni. Per il momento questo nastro è solo un ricordo che ho voluto condividere con 80 persone (la tiratura della prima edizione di “CelebrAction”).
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08) inFormal 96 è davvero straripante di sperimentazioni…hai usato Commodore 64, Synths, Transistor, Telefono, Oscillatori, Gas della cucina…assemblati o captati quasi con una valenza dadaista! Tutto è musica, quindi?
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Tutto è suono in quanto oscillazione di particelle all’interno del nostro spazio. Le fonti sonore qui utilizzante potranno certo sembrare bizzarre, ma è una parte infinitesimale di quello che avrebbe potuto esser utilizzato. L’ “assurdità ” delle fonti stesse ha (tornando all’insegnamento di Schaeffer) lo scopo di porre l’accento sulla valenza “concreta” (contrapposta all’astrattismo della musica strumentale tradizionale) di questo tipo di produzione, sul suo valore “acusmatico” (dove avviene una sorta di separazione -non reale, ma mentale- tra suono e fonte sonora; fonte che che potremmo anche a sua volta classificare in base al suo valore acustico e psicoacustico.
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09)Â In “Macht geht vor Recht” hai mixato rimandi marziali e Noise a ritmi ballabili e frenetici, che erano in voga nei primi sul finire degli anni 80, inizio ’90 ….per esempio Cubanate, Bigod 20, o anche la scena Techno Acid. Ti piacciono anche queste sonorità “datate”?
Tra l’altro, mi hai fatto venire in mente anche i Current 93 dei primordi…
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Mi piace ciಠche è datato in generale. 😉
Riguardo alle influenze… non è semplice: credo che ciascuno di noi, anche attraverso il semplice ascolto, assimili parte di quello che percepisce a mo’ di nozionismo subconscio e lo faccia proprio in una maniera direttamente proporzionale al proprio livello di coinvolgimento emotivo.
Nello specifico non ricordo (C93 a parte) di aver mai ascoltato questi progetti e considera che prima di registrare qualsiasi cosa di solito sto mesi senza ascoltare neanche il clacson della mia auto, per evitare qualsiasi tipo di influenza sonora! La peculiarità di cui vado comunque pi๠fiero in M.G.V.R. è il fatto che sia tutto analogico, nessuna facilitazione midi (quantizzazione in primis): tutto è assemblato a mano lavorando sulle singole forme d’onda, perchà© volevo qualcosa che suonasse sଠfreddo, spietato, ma anche (visto i riferimenti olocaustici) umanamente dinamico e che lasciasse intravedere la possibilità di un cambiamento, costruttivo o distruttivo che sia, paragonabile a quello degli eventi storici, che si susseguono, ma anche – per interpretarla in una maniera “neo-vichiana” – si loopano.
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10) “Lac<hr>onic” è stata composta nel 1991… è forse uno dei tuoi primi pezzi? E cosa vuol dire quel titolo, se vuoi spiegarcelo? Hai composto anche una canzone “La prima volta”…è qualcosa legato al mondo del cinema? Vorrei anche chiederti di parlarci della copertina di “CelebrAction”…
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Con F.L.D. mi è sempre piaciuto giocare anche con le parole, soprattutto con le variazioni semantiche apportabili con la sottrazione o addizione di una singola lettera.
Il mcd è costituito da una traccia unica: un vecchio lavoro registrato nei primi anni ’90 su nastro e che ha richiesto parecchi mesi per il suo restauro (supporto deteriorabile…e troppi traslochi…). Contestualizzando, il titolo rimarca la laconicità dell’espressione musicale e la cronicità con cui questa assenza (apparente) di costrutto compositivo è stata protratta dall’inizio a quasi la fine, dove un’apertura siderale di sapore jazzistico lascia intendere una possibilità evolutiva.
“La prima volta” è un piccolo omaggio ironico al filone musicale erotico presente nella produzione di molte soundtracks legate al cinema trash degli anni ’70, ma che ha visto crescere (o confermare) il talento di musicisti di massimo rispetto.
La copertina di “CelebrAction” riproduce l’ “Eclissi di Sole” del pittore espressionista George Grosz (un dipinto del 1926 che nella sua ricchezza simbolica e forza di denuncia mantiene un’attualità sconcertante) su cui ho sovraimpresso una mia elaborazione grafica del titolo in chiave Dada.
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11) Trovo che tu abbia un approccio fortemente anarchico alla musica… è cosà¬? Nella bio ho letto che definisci il suo sound “Noisy Conceptualizations”…
Ti faccio questa domanda perchè invece ci sono band che sfornano continuamente, uno dietro l’altro, cd fotocopia ormai da decenni…per un Artista è pi๠importante mantenere “la purezza delle origini” o evolvere, cambiare musicalmente, stilisticamente?
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Sà¬, è una definizione che ho utilizzato per cercare di catalogare parte della mia produzione di metà anni ’90, fortemente influenzata dalla scena power-noize giapponese. Ovviamente sono consapevole di quanto fosse riduttiva a quei tempi e ancor pi๠oggi. In questo momento mi piace pensare a F.L.D. come un canale espressivo totalmente libero in fase promulgativa da qualsiasi processo di ‘etichettatura da discount’ e ancor prima a livello di concettualizzazione di quello che sto per tradurre in musica (formale o meno che sia). La purezza a cui accenni è sacrosanta, ma credo debba esser preservata su un piano attitudinale, etico o per certi versi spirituale. Per il resto produrre un lavoro uguale al precedente per paura di ‘vendere (ha-ha-ha) meno’ per me equivarrebbe a una forma coercitiva d’infantilismo o staticità mentale. E la stasi, come insegnano molte antiche discipline orientali è morte.
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12) Mi sembra di capire che questa tua creaturina sia particolarmente amata e seguita… che progetti o obiettivi hai, nei prossimi mesi, proprio a nome F.L.D?
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Sicuramente uno degli obiettivi pianificati pi๠importanti è quello di riprendere con maggiore sistematicità l’attività live, in parte accantonata a causa di una serie di eventi significativi nella mia vita e per il fatto che suonando tutto da solo dal 1999 ca non è mai stato semplice riproporre il materiale dal vivo in una maniera che mi soddisfacesse. Ha giovato notevolmente in tal senso il fatto che dall’estate di quest’anno sia entrato in line-up Nicola Savelli: eclettico batterista / percussionista attivo dal ’94 prima con gli storici Can-D (istrionico combo fiorentino, inventore del “Pink Metal” / cit. U.Foddis / e coadiuvato da un lascivo performer…) e oggi con altre originali band, come Gargamella (che già conosci), Elettrocapra (noize rock/post-punk) e La Cuenta (sludge doom).
In queste settimane stiamo ultimando le registrazioni di un album intitolato “His Master’s Void”.
Si tratta di un concept album focalizzato sulla   destrutturazione e riarrangiamento in chiave contemporanea di vecchie canzoni del XX secolo. Siamo partiti dalla ricerca della musique concrète, passando per la sperimentazione della musica elettroacustica, arrivando all’estremismo industrial. Le tracce che sono scaturite intendono colmare un vuoto tecnologico e demolire la concezione classica di “cover”, in funzione di un pi๠ampio spettro di strumenti espressivi con cui tradurre le intuizioni di questi autori del passato a cui desideriamo pagare un tributo auspicabilmente non sterile.
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FURVUS
13) Ora veniamo a Furvus! Se F.L.D è la tua anima pi๠ruvida e manipolatrice, questo progetto è invece connotato da epicità e marzialità dai rimandi sinfonici.
Il suono è maestoso, con echi di battaglie e di orazioni; nella bio scrivi che con Furvus ti sei focalizzato principalmente sul declino della Cultura Pagana Romana, con riferimenti o rimandi musicali che passano dalla Roma Imperiale fino al Rinascimento. Perchè questa scelta? Roma in genere è celebrata per l’Età Imperiale…
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Infatti. Lo stesso testo è un’invocazione al “Divus Augustus” in un momento in cui, deposto nel 476 l’ultimo imperatore fantoccio (Romolo Augusto, o – meglio – Augustulus / si noti la terminazione “-ulus” che poneva l’accento sulla sua insignificanza politica), il devastante regno Romano Barbarico lascia terreno fertile all’ascesa del totalitarismo monarchico ecclesiastico e la conseguente condizione di abbrutimento fisico-morale dell’uomo che troverà il suo apice di schiavit๠spirituale nell’ Alto Medioevo. Il disco nel percorrere un millennio di storia abbandonerà la cupezza che lo caratterizza solo verso la fine, nelle tracce di sapore rinascimentale dove il richiamo al genio di Leonardo lascia presagire almeno l’inizio del recupero della propria dignità intellettuale, troppo a lungo offuscata dai dettami dogmatici della Chiesa.
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14) Hai pubblicato “Deflorescens Iam Robur” nel 1998, e nel 2013 sarà ristampato per Mvsa Ermeticka…
Che differenze ci saranno -se ci saranno- tra la prima edizione e questa ristampa?Â
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Sarಠsincero: anche se ‘funzionano’, non sono un amante degli espedienti commerciali stile “ristampa con bonus tracks, live tracks, remix di Pinco P. DJ, etc.” Sorvolando sulla ristampa limitatissima del 2002, “Deflorescens Iam Robur” è uscito inizialmente (grazie alla Beyond…Prod. dell’infaticabile Giovanni Indorato) in una costosissima edizione digipack in simil-pelle con incisione in oro e booklet di 24 pagine. Credo che anche questo (musica a parte) abbia aiutato a far esaurire le 1000 copie in pochi anni. Poi è rimasto un oggetto da collezione. Dato che ho ricevuto molte richieste per questo titolo, ho deciso di ristamparlo in maniera abbastanza simile all’originale, ma pi๠alla portata di tasca delle persone. Sempre digipack quindi, ma cartonato e booklet copioso. Essendo ora stampata a colori c’è una nuova cover e l’artwork riprenderà l’originale, ma con alcune migliorie. Per una questione di concept legato alla durata dell’album il contenuto musicale sarà lo stesso, ma rimasterizzato. Insomma…non esattamente una copia anastatica, ma una buona occasione per ascoltarlo se ancora non lo si è fatto.
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15) Il concept che è il cardine portante di Furvus è l’Antica Cultura Pagana; le liriche sono in latino… vuoi dirci quali sono le tue fonti letterarie classiche?
Una band che già tentava il connubio tra musica (questa volta elettronica) e latino sono stati gli Helium Vola e O quam Tristis…
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Pi๠electro, esatto. Furvus quando è nato usava sଠstrumentazione parzialmente synth, ma dal sound decisamente pi๠folk e a tratti pi๠etereo. Inoltre è stato molto importante nell’ottica di connubio con la Grande Madre l’uso di field recordings implementate nel costrutto generale.
A parte il testo principale (scritto da un mio amico medioevalista, Riccardo Gabriele) che accompagna in maniera volutamente anacronistica quasi tutte le tracce e descrive il dramma (saccheggi barbari, coercizione monoteistica, declino del Mos Maiorum, etc) del passaggio dalla Roma Imperiale a quella Cristiana, tra le fonti utilizzate c’è la satira dissacrante di Giovenale, il rigore di Catone, l’ironia di Orazio, la poeticità di Virgilio, l’efficacia espressiva di Seneca, l’onestà di Ovidio, la “scomodità ” etica di Lucrezio e tanti, tanti altri.
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16) Il logo di Furvus è davvero particolare “e si stampa subito in testa”! Come lo hai ideato?
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Non puಠche farmi piacere! Racchiude elementi iconografici (clarina romana, sole, ramo d’arbusto, etc) che richiamano gli aspetti preponderanti del suo sound iniziale di Furvus: l’epicità , la maestosità , la Robur pagana. A questo è infine stato aggiunto nello scudo il monogramma riportante il nome del progetto.
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17) Proprio di recente abbiamo scovato un Artista Tedesco davvero promettente: Argheid.
Lo conosci? “Innocent eyes” è una song davvero marziale e dall’aura classica, anche se lui, in questo cd, si è soffermato principalmente sulla stregoneria e la caccia alle streghe…Pi๠in generale, anche L’Antica Roma ha lasciato un patrimonio mitologico interessante, a stretto contatto con l’esoterismo. Il tuo modo di cantare in Furvus è fortemente “misterico” ed evocativo… Tra l’altro, avevo letto che molti considerano la caduta dell’Impero Romano (in senso globale, non solo territoriale) soprattutto legata all’affermarsi del Cristianesimo come “religione di stato”.”Te Devm Oro” è un pezzo quasi liturgico, mentre “Evropa” è davvero “laibachiana”! Mi verrebbe anche da chiederti cosa ne pensi dell’attuale situazione socio-economica europea…
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Non l’avevo mai ascoltato, sai? …ma rimedio subito!
Comunque, sଅ se consideri che la componente esoterica è presente fin dall’antichità (in quanto iniziazione ai ‘sacri misteri’ presenti fin dalle prime forme di spiritualità primitive), comprendi anche quanto sia stato minato il patrimonio culturale accumulato nel corso dell’evoluzione politeistica nel momento in cui prende piede l’oscurantismo ecclesiastico. Il resto è purtroppo storia: dall’imposizione di Teodosio I fino ai Regi Decreti di epoca fascista (obbligo di affissione dei crocifissi nelle scuole, etc…).
“Te Devm Oro” è un pezzo peculiare: a parte il mixaggio realizzato specificamente per l’acustica del castello in cui è stato eseguito la prima volta (una rocca aldobrandesca del X secolo), il testo – a scanso di equivoci, puramente ironico – l’ho scritto direttamente ispirandomi alla metrica e lessico petrarcheschi.
“EVROPA” (su testo di Ovidio, “Metamorfosi”) alterna una certa epicità apocalittica a momenti di contemplazione bucolica… e proietta l’ascoltatore in un mito a noi vicino. Forse una simbolica via di fuga temporanea da una situazione socio-economica (per risponderti) che è talmente demoralizzante da non meritare in questa sede neanche il furto di un’ulteriore riga.
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EN VELOURSÂ NOIR
18) Dopo Furvus, curi un progetto davvero eclettico: En Velours Noir. A parte i complimenti per il nome e l’artwork di “Dans Le Fleurs de Velours Noir” (complimenti per la “rielaborazione” tutta personale del famoso libro di Baudelaire!), un artwork davvero sublime, hai definito questo tuo progetto come
“Pure Avant-Garde Decadent Musick”; ci sono moltissimi rimandi alla musica classica e anche ad un’aura quasi da Belle Epoque…con quelle frequenze radio e “vecchie canzonette” (“Si tu m’aime”)!
Tra l’altro, oltre che Baudelaire, altre tue fonti di ispirazione sono Verlaine, Leopardi e Crowley!
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La componente classica è presente in buona parte della mia musica di stampo melodico. E’ quella che – nella sua veste pi๠incline alle sonorità Romantiche – trova il giusto connubio con l’estetica di questo progetto; anche se non mancano momenti pi๠‘sperimentali’ [nei limiti imposti al progetto…per il resto c’è F.ormal L.ogic D.ecay 🙂 ]: si pensi al reading surreale di “Abstract, the Fault” (in “Dans Les Fleurs de Velours Noir”) o l’intero concept di dark-tango inaugurato con il mcd “La Danse Interdite”. La Belle à‰poque si pone quasi al limite temporale imposto all’analisi filologico-musicale di En Velours Noir, ma capita che si spinga un po’ oltre per trovare nella voce vellutata di Sablon (a cui ti riferivi) il disincanto di un crooner alle porte di un nuovo secondo conflitto bellico mondiale, immerso nel fumo della propria sigaretta, appoggiato al piano con sotto pronta la valigia per l’ America…
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19) L’album è stato impreziosito dalle vocals di Maethelyiah (famosa anche per Blooding Mask e Ajanuary Field); come hai conosciuto Maethelyiah, e come è nata questa collaborazione?
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Ho conosciuto Maeth ai tempi di quella che doveva essere la prima stampa di ” The 9 pearls on the trail” (ne stavo curando l’artwork). Da allora siamo sempre restati in contatto; anche dopo il suo iniziale trasferimento nello Wiltshire. Oltre a una grande stima reciproca, c’è sempre stata una sorta di affinità spirituale; motivo per cui non c’è mai stato bisogno di molte parole per capire come lavorare tra noi. La collaborazione su “Dans Les Fleurs…” per esempio è tutta “mail music”. Dal vivo in Italia siamo riusciti a vederci poche volte: l’ultima, particolarmente divertente, è stata circa tre anni fa a una trasmissione di streaming televisivo. Mi ha invitato per accompagnarla al piano su alcuni pezzi del nuovo album, ma per tutta una serie di disguidi tecnici non ci è stato permesso neppure di provare. E’ finita che lei ha cominciato a cantare, io l’ho accompagnata improvvisando, ma costringendola a venirmi dietro in alcuni punti… e nessuno se n’è accorto. Fino a oggi. 🙂 Anche per questo… un’artista di tutto rispetto.
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20) In questo album le improvvisazioni Jazz coesistono con il Dark Ambient dal sapore esoterico; “La Gelosia” è un pezzo totalmente spoken word. Da cosa sei stato ispirato per la realizzazione di questo album? E perchè hai sentito l’esigenza di farlo, di ampliare En Velours Noir con queste derive d’avanguardia, rispetto ai precendenti cd?Â
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“Dans Les Fleurs…” in realtà non è il mio ultimo album.
La differenziazione delle tracce si spiega in quanto l’album racchiude tutto quel materiale che ho composto tra il 1996 e il 1999 (mai pubblicato) e che ho ri-arrangiato e registrato ex novo, mantenendo inalterata l’idea di realizzare – dove previsto – le partiture di piano all’impronta, per mantenere vivo quello spirito di improvvisazione che caratterizzava la prima stesura (in buona parte solo piano e voce). Una piccola ghirlanda di ‘fleurs’ lasciati nel cassetto a cui ho deciso di donare nuovamente respiro. Solo pochi anni prima dall’uscita di questo disco avevo quasi finito di comporre il mio lavoro pi๠impegnativo “Thanaterotis Symposion” (una sorta di musical gotico d’avanguardia), purtroppo andato perso insieme al secondo album di Furvus e circa 5 anni di musica, a causa di un corto-circuito sul sistema di backup. In un certo senso “Dans Les Fleurs…” è servito anche a colmare un vuoto temporale tra me e l’ascoltatore, ma anche l’ineluttabile sensazione di perdita profonda che ho subito con quanto accaduto.
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21) Parlaci un pಠdelle tre edizioni nelle quali avevi fatto uscire questo cd….
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La tiratura totale è stata di 500 copie in cd vinyl-look (per l’artwork ho utilizzato come modello un vecchio 45 giri dell’RCA). Il packaging è stato prodotto in 3 varianti: una standard in jewel box (300 copie), una in digibox di plastica (177 copie) che presenta una seconda cover (l’originale prevista per la prima versione di questo lavoro) e infine una Collectors’ Edition (solo 33 copie) racchiusa in una sacca di velluto con gadgets vari: un poster, 4 cartoline postali, un adesivo…e il suddetto digibox.
Per tutte e tre infine è stato creato un elaboratissimo booklet che descrive la genesi di ogni singola traccia, accompagnandola con un artwork tematico.
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22) Per curiosità , la bellissima foto dell’artwork…è una tua creazione, una rielaborazione oppure è una foto d’epoca? La trovo di una sensualità sepolcrale elegante e ricercata, quasi d’Annunziana…Proprio d’Annunzio scrive nel “Trionfo della Morte”: “Ella portava tra i capelli un garofano, acceso come un desiderio. E i suoi occhi ombrati dai cigli, risplendevano come laghi tra i salici nei crepuscoli. Ella appariva, cosà¬, la donna di delizia, il forte e delicato strumento di piacere, l’animale voluttuario e magnifico destinato a illustrare una mensa, a rallegrare un letto, a suscitare le fantasie ambigue d’ una lussuria estetica”. La tua musa, invece, appare quasi una diva dei Sepolcri, con quel teschio quasi biblico, della “Vanità “…erotica e santa mortificata quasi allo stesso tempo (per esempio, Santa Rosalia è spesso raffigurata con un teschio…)
Personalmente la ritengo una delle pi๠belle copertine davvero Gothic, insieme all’artwork di una band (purtroppo dispersa): i Diableria di “Cupae Rosae” (1999)…La sensualità che emerge da questi due artwork è davvero sublime, oltre a prestarsi davvero a moltissime citazioni letterarie o artistiche!
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Ti ringrazio. Sono partito da una foto d’epoca di un autore anonimo del 1900 e successivamente l’ho ricolorata a mano in digitale e creato una cornice ad hoc. E’ poi seguita la fase del layout. Sono d’accordo con le tue osservazioni / sensazioni: la componente thanaterotica è sempre molto presente nei lavori di En Velours Noir. Certo, nell’iconografia di Santa Rosalia il teschio rappresenta una reminiscenza della vita terrena dalla quale la santa è riuscita è staccarsi, approdando alla gloria eterna. In questo genere di foto credo che esistano altre componenti, a metà tra il desiderio di pacato, ma sensuale contrasto tra vita e morte e l’influenza della prima psicoanalisi; specialmente gli studi onirici dove il teschio rappresenta transitorietà degli eventi, ma anche protezione (esso racchiude il cervello, conservando la sostanza pensante, no?) e quindi necessità di esaminare gli aspetti fondamentali di un problema, tralasciando gli aspetti esteriori come gli abiti o la nostra stessa carne. In tale ottica la donna sta studiando qualcosa e si è quasi completamente denudata.
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23) Parliamo di “La Danse Interdite”! In questo cd hai ammantato il Tango di un’aura cupa e autunnale! Oltre ai doverosi complimenti per la tua ricerca stilistica davvero personale e innovativa (in una scena che, ahimè, spesso viene affossata dai soliti clichè), ce ne vuoi parlare nello specifico? L’artwork vede una danzatrice completamente nuda, dal fisico scultoreo…sembra quasi una scultura del Canova! E cosa ami ascoltare nel Tango? Puoi dirci come è stato accolto “in quella scena”? So che è tutt’ora viva e vegeta…
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Già in passato, nel corso della mia prima produzione su nastro ho spesso miscelato generi apparentemente inconciliabili, ma senza diffondere queste cassette, per mancanza di convinzione od ottusità dell’ambiente a cui le avevo proposte. “Ovviamente” dopo anni qualcun altro ha fatto lo stesso incontrando i riconoscimenti della critica. Fa parte del music-business, d’accordo. Rispetto al passato, questa volta ho deciso di muovermi in tempo, in piena autonomia, mettendomi in gioco, ma devo dire che l’esperimento ha trovato <almeno negli ambienti culturalmente pi๠ricettivi> il giusto riconoscimento prima che fosse clonato da qualcun altro che puntualmente ne percepisse il merito (basta che confronti i periodi di registrazione con le uscite di alcuni band note e capirai di chi parlo). “La Danse Interdite” – coadiuvato da ricerche filologiche sul genere – unisce morbosamente il tango orchestrale d’autore (basato su un contrappuntismo portato ai suoi pi๠alti livelli da Piazzolla), con sonorità cupe e depressive: in alcuni punti c’è una vera e propria catabasi verso il dark ambient o il ritual esoterico. Il tutto accompagnato da un cantato in forma di ‘estribillista’ (invenzione dei primi del ‘900 dei fratelli De Caro, ovvero un cantato presente solo sui ritornelli), cantautoriale noir e talvolta lirico.
E’ chiaro che si tratta di un lavoro di nicchia e soprattutto per persone che abbiano una forte stabilità emotiva per fruirlo nella maniera corretta (pena: “la lametta”), ma è uno dei lavori di cui vado pi๠fiero. Peccato la registrazione non eccelsa e la bassa tiratura (500 copie), ma non è detto che in futuro non ci rimetta mano. Comunque già nel successivo “Dans Les Fleurs de Velours Noir” ho voluto pagare un ulteriore omaggio a questo sound attraverso due tanghi inediti.
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24) Vuoi parlarci brevemente anche dei tuoi primi passi “Else” (2000) e l’omonimo album di debutto (1998) ? Come li vedi “con gli occhi di adesso”? Lଠle influenze erano molto alla Dead Can Dance…
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“Else” è un piccolo ‘cofanetto di suoni’ che racchiude appunto “altro”, ovvero brani che per lo stile musicale di E.V.N. di allora sembrava non potersi amalgamare con il resto. Ciಠnonostante è stato ben recepito (video di fan su YouTube, passaggi in playlist tedesche, etc). In realtà con il tempo questo progetto ha imparato ad esprimersi mantenendo il mood di base senza doversi preoccupare di essere in linea o meno con i dettami della cosiddetta musica gothic.
Il lavoro omonimo (“En Velours Noir”) di cui parli invece è stato un demo (successivamente ristampato anche in edizione digipack limitatissima), molto eterogeneo nel contenuto, ma racchiudeva in nuce l’essenza del progetto: la voglia di non fermarsi di fronte ad alcun canone musicale pur di esprimere l’intima essenza dello Spleen. Nonostante i limiti del caso (budget e tempo) è un lavoro che ‘invecchia bene’ e ha venduto diverse copie. Tanto che penso di renderlo nuovamente disponibile in forma di download gratuito sul mio portale ad anno nuovo.
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25) Domanda extra musicale: Paul Eluard cantava “Il lamento di vivere ma io non ho lamenti pi๠nero pi๠pesante è il mio passato” …”Agli angoli di cenere al caos d’ossa infrante dall’abbandono pi๠certo al mosaico confuso di una virt๠infima derisorio disordine ho sventato le insidie non hanno sonno i morti non riflettono nulla e nè l’acqua nè il vento nè il sole nè l’aurora li possono distrarre”… …tra l’altro, anche Pierre Quillard nel 1897 celebrava i “Fiori Neri”:
“In riva a quali laghi sinistri per acqua / tetra e pesante, o fiori cupi pi๠vasti che morte / le deità mute della sera e gli dei nordici freddi
tessono il vostro abito d’ombra? / Di notte i vostri abissi divorano il sole; / ferito è il giorno dei vostri veli vedovili
e senza timore attingete ai fiumi oscuri / l’onda selvaggia del sonno.
Al vento d’alba ondeggiate, o fiori neri, / ma da voi non emana alcun profumo, / cari, e versate nei cuori stanchi deliranti
la magia del silenzio” li trovo adeguati per descrivere certe atmosfere di En Velours Noir… tu chi sceglieresti (Poeta-Pittore-Scrittore) per descrivere la tua Musica?
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Mi poni una domanda tanto interessante quanto delicata.
I “fiori” a cui talvolta ho fatto spesso riferimento sono quelli ‘du Mal’ baudelairiani e sicuramente la produzione dei Poètes Maudits ha rappresentato uno dei miei pi๠grandi stimoli tardo-giovanili, ma già in tutto “Thanaterotis Symposion” l’egida di Artaud era onnipresente, cosଠcome d’altronde recentemente in “The Green Goddess” ho utilizzato una poesia di Crowley. Insomma… cercare un ‘comune sentire’ con altri artisti e altre branche dell’Arte rischierebbe di diventare un’opera affannosa, perchà© sono sempre stato culturalmente onnivoro. Quando posso, cerco di essere semplicemente me stesso. Se mi sento ispirato uso una mia poesia; viceversa utilizzo un testo di qualcuno che ha scritto qualcosa di consonante, perchà© magari in quel preciso istante del mio vivere non ho trovato il canale giusto per estrinsecare verbalmente quello che ho dentro.
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26) Cosa ne pensi dell’attuale mondo musicale, rispetto a quando venivano pubblicati i tuoi vecchi dischi? Avverti anche tu la sensazione che sia tutto meno “passionale”?
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Assolutamente sà¬. Se è vero che da un lato sopravvive un microcosmo in cui si continua a produrre (per lo pi๠per collezionisti o fruitori che conservino ancora il culto semi-feticistico del supporto fisico) musica con i mezzi e la passione di un tempo, il resto del mercato è letteralmente saturo di produzioni e la gente compra sempre meno volentieri a scatola chiusa… e ‘scarica’… e si scorda di comprare i dischi, a meno che non siano in un formato particolarmente appetibile. Queste produzioni sono in parte studiate a tavolino (vedi mainstream) e in parte inutili, perchà© la diffusione di una certa tipologia di software e hardware ha facilitato in maniera impressionante la creazione anche solo di basi musicali minimamente interessanti (talvolta riciclando samples altrui) e ridotto la possibilità di errore (vedi midi)… anche se ‘per fortuna’ esiste sempre il cattivo gusto per pareggiare i conti. E capita spesso che siano produzioni oscene: esprimersi è un diritto? E allora lo faccio, “tanto faccio robba andergrà²und… ecco il mio nuovo ciddà¬!”. Ne consegue che aumenta a dismisura il mercato delle limited editions su
cd-r e i distributori hanno iniziato a snobbare tutto ciಠche non è replicato da glassmaster o conosciuto; quando invece fino a dieci anni fa (ovvero quando produrre un supporto musicale era ancora un lusso, una fortuna o un merito) potevi trovare presso certe distro storiche album di artisti emergenti, prodotti sଠin poche decine di copie, ma con packaging curatissimi e contenuti musicali davvero validi. Inutile dirti cosa pensi del mercato digitale…
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27) Concludi l’intervista a tuo piacimento!
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Ti ringrazio per l’attenzione sincera che hai voluto prestare al mio lavoro (raramente mi è capitata un’intervista cosଠparticolareggiata e sentita). E ringrazio ovviamente Darkitalia.it per lo spazio concesso, davvero tanto.
Pur scusandomi per la prolissità con cui ho risposto, spero di averlo fatto in una maniera indicativa per possibili ascolti d’approfondimento.
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contatti:
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Portale ufficiale (under restyling): www.mennella.info
email: entropy@mennella.info
Facebook: www.facebook.com/luigimaria.mennella
F.ormal L.ogic D.ecay: www.formallogicdecay.info
Furvus: www.furvus.info
En Velours Noir: www.enveloursnoir.info