Rigida ed opaca marzialità e disturbante “industrialismo” rappresentano la pelle del debutto made in france ad opera degli Saison De Rouille (che decidono di usare l’italiano per il titolo del disco). Il cerimoniale è recitato con “voce estrema”, austera e fiera, di conseguenza potrebbe far storcere il naso a chi di solito non si lascia abbandonare a cose dal filo un poco più diabolico.
“Caduta Dei Gravi” è disco solido, sacrale e compatto, un disco che fa della propria linearità il fulcro essenziale. La presenza di un vago spirito neoclassico a tratti riesce ad elevare ancora di più delle composizioni che riescono nell’intento di opprimere ed accompagnare l’ascoltatore in un viaggio non privo di pericoli ma dai tratti realmente emozionanti.
Grazie allo sforzo di diverse etichette potremo far nostro questo lp (al momento o ve lo sentite online oppure passate al vinile) fatto di esclusiva rigidità e di un incedere che non sfocia mai nella follia ma che bada invece a “controllarsi” per facilitare la perfetta focalizzazione dell’intero prodotto che andrebbe (seconda la mia visione delle cose) consumato da cima a fondo senza interruzione, come se fosse un unico ed opprimente brano.
Un programming che cattura, semplice ma dannatamente efficace, produzione abbastanza fredda e non poteva essere altrimenti, mentre un ultimo elogio se lo meritano una interpretazione vocale in grado di conferire il giusto grado di “pessimismo e fastidio” (è lei sotto sotto a guidare il resto) ed un artwork che si ricorda piacevolmente fin da subito. Il consiglio è di fiondarsi quanto prima su questo lp, sarà un bel gioiellino da esporre nella propria discografia più nascosta.
Saison De Rouille – Caduta Dei Gravi
