Diamo voce a questa scrittrice dalla penna avvelenata!
1) Ciao Vera! Benvenuta sul nostro sito. Presentati ai nostri lettori!
Io sono Vera.
Vera Q.
Q. di quore, chiaramente, o volendo, Q. di qulo.
Questo è l’incipit del mio profilo sia su FB che sul blog.
Sono una persona decisamente ironica che sa trovare il lato comico soprattutto dove la situazione tende al tragico. E’ solo il mio personale modo di sopravvivere: affrontare le grane con il sorriso. Tirato, sia chiaro, giusto una fila di denti, ma come dice il proverbio “meglio che nulla, marito vecchioâ€.
2) Hai scritto “La scatola di cioccolatini di Silvia… (e di altre crudeltà )”. Come ti è venuta in mente questa idea? E quanto c’è di autobiografico in Silvia…se vuoi dircelo!
I quattro racconti che compongono la raccolta sono nati principalmente per gioco. Tutti, tranne “Madre Terraâ€, erano in origine raccontini di poche pagine. Pillole di odio, supposte direi… trovo il termine decisamente calzante. Li ho sviluppati per dar loro corpo e poter, tramite la scrittura, rendere vive delle sagome meschine, torbide, quelle che almeno una volta nella vita tutti abbiamo incontrato prendendone caldamente le distanze.
Ogni scritto in qualche modo parla di me, ogni personaggio mi è famigliare, ti basti pensare che ho trafugato nomi di amici e parenti. Immagina la gioia del parentado nel riscoprirsi nelle vesti di tipetti psicopatici! Sà¬, la questione è stata lenita con parecchie scuse, credimi. E nessuno ha voluto un cioccolatino!
In pià¹, descrivo semplicemente quel che mi circonda. Certo, i miei eroi neri sono surreali ed a tratti psicotici eppure, ti sarà sufficiente aprire un quotidiano qualsiasi per leggere altrettanti orrori di cronaca.
L’ironia marcata è la molla con cui li ho dipinti: questo per permettere al lettore di riuscire a riderci sopra, benchà© amaramente.
Fotografo le vendette, l’arrivismo, la superficialità , le piccole o grandi delusioni, perchà© di fatto tutti noi pi๠che vivere la giornata… cerchiamo di barcamenarci fino a sera. L’espediente di narrare “al negativo” mi ha permesso di mettere in luce un malessere tipico della modernità : correre sempre per ottenere qualcosa e con qualsiasi mezzo. Fortunatamente la vita, nel reale, è costellata anche di piccole (e troppo spesso sparute) parentesi rosa tuttavia, i miei carnevaleschi attori, preferiscono tingerle di rosso.
3) In sede di recensione ho descritto il tuo romanzo come “Non sense, Teatro dell’Assurdo, stile paranoico e veloce, dialoghi diretti, monologhi come sassate in pieno petto, gusto del grottesco.Commedia Horror, forse. Potrebbe quasi essere un romanzo dadaista, in un certo senso.” Ti rivedi in questa descrizione? Tu come definisci il tuo stile?
Diamine, direi che sia una descrizione magistrale quanto lusinghiera! E, sicuramente, me la rivedo pur non meritandola.
Malgrado cià², non penso di avere uno stile: sono proprio come mi leggi. Un insopportabile puffaccio rompicoglioni!
Sono canzonatoria in primis con me stessa, burlandomi dei miei numerosi difetti che esalto come qualità imprescindibili.
Ma temo che alla fine, la mia lingua graffiante e boccaccesca sia solo un banale espediente per pungere prima d’essere punti.
4) Tanto umorismo nero nel tuo stile; lingua tagliente e dinamitarda; misandria spietata; eppure, dimostri una grande sensibilità ed empatia quando descrivi i malati di cancro. è anche la parte pi๠filosofica del tuo romanzo, se vogliamo; una riflessione sulla condizione umana.
L’argomento cancro, argomento che tratto proprio nel primo racconto “La scatola di cioccolatini di Silvia… (e di altre crudeltà )â€, che è poi quello che titola tutta la raccolta, mi riguarda da molto vicino. Ho subito un lutto importante e l’ombra scura che mi ha portato via un pezzo di cuore era proprio quella del tumore.
Lo scritto, infatti, mi è servito per esorcizzare quei momenti, per dargli una collocazione e chiuderli in un cassetto gettando via la chiave.
5) Pensi di dare un seguito a Silvia? Devo confessarti che è un personaggio che, in qualche modo, si fa amare; forse è metafora, parodia, dei nostri istinti bassi e primordiali.
Sicuramente Silvia suscita emozioni. Che siano disprezzo o stupore poco importa, è talmente primitiva nel suo agire che arriva dritta allo stomaco. C’è chi la rigetta, chi la digerisce e chi s’interroga su cosa abbia appena inghiottito non capendo se sia o meno un pranzo da ripetere.
In ogni caso Silvia, Sallustio, Eugenio e Floriana, hanno esaurito la loro missione compiendo una discreta ecatombe. Sono soddisfatta, ho decimato buona parte della popolazione italica in sole 300 pagine! Ora sono in dirittura d’arrivo con un nuovo romanzo. Un thriller psicologico ambientato nel 2017: un futuro non troppo lontano, senza dubbio velenoso dove nulla è come appare. Nessun commissario, poliziotto, detective od indagine annessa. Nella mia testa vorrebbe essere un claustrofobico romanzo nel quale soffocare potrebbe essere l’unica scappatoia.
6) Nella storia di Eugenio, citi questa frase: “Il potere è organizzato in sfaccettature relative, preoccuparsi di fluttuazioni di lievi entità , come passeggiare sulla carcassa dei rivali, farebbe di me un mediocre ed io, allo stato dei fatti, ho una nuova condizione sociale da difendere.”La trovo davvero esplicativa della nostra società . Tra l’altro, ti diverti a dipingere gli individui come scaltri furbastri arrivisti…
Ancora una volta è colpa dei quotiani!
Il panorama mondiale è sugoso, non è certo difficile comprendere che soldi e potere siano i cardini del mondo. E’ inconfutabile ed è giornaliero. Ed a ben vedere la storia umana è sempre stata costellata da soldi e potere, soltanto che al giorno d’oggi è sotto gli occhi di tutti, la coscienza è globale.
7) Nella storia di Floriana, che potremmo definire il trionfo della misandria, scrivi: “Solo dalle fratture si puಠcomporre un nuovo mondo e negare la propria natura equivale ad azzerare se stessi.” Anche questa frase l’ho trovata molto vera: “Che angoscia. Questo barcamenarmi tra la lama del rasoio e l’accetta del boia, è alquanto urticante. Pure funambola, adesso. Dritta, dritta,sul mio filo sospeso in aria, per attraversare il vallo ed arrivare dall’altra parte. Il punto è: cosa troverಠad attendermi?”. Come ti è venuta, tra l’altro, l’idea di questo racconto grottesco?
Floriana esisteva in miniatura. Un racconto di una decina di pagine. Finale differente e storia minuscola, ma identica “maledizione”. Non mi sono mai interrogata sul come io abbia partorito questa pensata e giuro che sono certa di non volerlo mai sapere!
8) Cosa ti piace leggere? Qualche altro autore dall’umorismo dissacrante? A me il tuo romanzo è sembrato anche perfetto per una rappresentazione teatrale dell’Assurdo.Â
Sono cresciuta con i romanzi horror. Un amore incondizionato per Lovecraft, Poe, Stoker, King, Barker e Gaiman. E poi Bukowski, genio assoluto. Salace, amaro, irriverente, crudo ed anche sboccato.
Da qualche anno a questa parte leggo saggi di stampo mitologico, mi intrigano i culti antichi soprattutto quelli inerenti la figura della donna nei secoli. Non dirmi che sto invecchiando, NON-LO-DIRE!
Il tuo associarmi al Teatro dell’Assurdo è complimento oltremodo gradito ma che, davvero, m’imbarazza!
9) Ho associato il tuo romanzo a “She’s a killer” degli Alien Sex Fiend. Anche loro hanno composto una musica molto grezza e oscura, cinica, dissacrante, tagliente, “lacera” anche nel look, se confrontato con la moda victorian gothic elegante, tutta corsetti e gonne costose. Tu a che artista/musica assoceresti il tuo racconto?
Adoro gli Alien Sex Fiend! E trovo la tua scelta azzeccatissima.
Mi risulta impossibile definire un solo brano, mi frullano in capo almeno una 30ina di canzoni.
In questo preciso instante, ad esempio, sto sentendo i Cocteau Twins ft. Dead Can Dance in una struggente Alice.
Tuttavia, per riprendere il tema legato al teatro dell’Assurdo, penso che il gruppo dei Sex Gang Children possa essere una colonna sonora adeguata: arcaici ed ancestrali, perfetti insomma. E la canzone scelta è Sebastian.
10) Hai mai pensato di dedicarti alla satira politica? Penso che tu abbia la stoffa per farlo. Tra l’altro, ultimamente, in Italia assistiamo a fatti che sono oltre il sentimento della vergogna. Lasciando da parte gli infiniti processi di ballerine e messeri alla corte di cavalieri, trovo che fatti come figli di deputati razzisti che acquistano lauree alle Università Albanesi, o deputati che spendono una fortuna in dolciumi e caramelle (!) neanche fossimo alla corte di Maria Antonietta… hanno davvero del tragicomico.
Lungi da me entrare nel ginepraio della politica!
E’, perà², una realtà che seguo con pervicace costanza, cercando a tutti i costi di reperire informazioni costanti: voglio essere cosciente del tonfo e, nonostante io non possegga un materasso su cui atterrare, vorrei almeno stimare da quale piano andrಠa cadere.
11) Per mail mi dicevi che segui moltissimo il Dark ottantiano. Cosa ami ascoltare, e cosa ne pensi dell’evoluzione del genere?
Sono rimasta negli anni ’80 e dubito che mai ne uscirà². Al di là del mio personale gusto musicale che comprende il dark-new wave-punk, è una questione affettiva. Separarmi dalla fuffata di capelli è impossibile! Ed il cappottino redingote di pelle nera? Le scarpe improbabili? Pizzi e trine? No, via, non posso: morirಠcon una bocconata di rossetto nero o rosso rubino.
Per quanto riguarda l’evoluzione del genere ho la fortuna di avere un meraviglioso amico patito quanto me e con una cultura musicale immensa, è il mio pusher ufficiale di musica.
In ogni caso non amo le derivazioni metal od “epiche”. Sono pur sempre una vecchia nostalgica, diamine!
Tuxedomoon per la tutta la vita, ecco.
12) Concludi a tuo piacimento la nostra chiacchierata!
Intanto ti ringrazio infinitamente per il tuo essere cosଠdisponibile e professionale, e concludo con una sciocchezza che ho scritto tempo fa. Questo per contagiarti con il mio proverbiale buonumore…
Relatività .
Il locale “bagno†è alquanto malagevole. Rubinetteria di terz’ordine, piastrelle dozzinali ed una fila di doccioni dalle bocche penzolanti. Diciamolo: questo agriturismo lascia decisamente a desiderare.
E non lo affermo ammantato di supponenza, è un dato di fatto. Siamo ben in 35 a sostenerlo.
«Ma insomma! – protesto, deluso dal mio week end al Centro Benessere – è possibile che non ci sia neppure l’impianto di riscaldamento funzionante?»
«Non temere… – mi rassicura il fattore – dopo la doccia, ci penserà il forno a riscaldarti.»
Auschwitz – 1945
Vera Q.