I VUDUVOX sono un’interessante band electro che propone un approccio mid-tempo e cadenzato all’EBM di matrice ottantiana. In questa intervista molto dettagliata i VUDUVOX ci raccontano tutti i particolari legati a “Vaudou Electrique”.
1) Ciao e benvenuti! Presentatevi ai nostri lettori!
Salve e grazie per la tua ospitalità… Comunque, siamo VUDUVOX: J-C VTH / vox & macchine & tastieri, e Olivier T./chitarra (niente solo!).
Suonavo nel progetto (mio) minimale/electro BUZZ e Olivier faceva, e fa ancora, percussioni elettroniche live per Grandchaos e SA42. Si siamo incontrati via Jacky dei SA42 e quando il chitarrista di BUZZ mi ha piantato ho subito chiamato Olivier per fare gli 8 concerti ch’erano previsti con Parade Ground, Implant e Spectra Paris nel Belgio, in Francia e in Holanda. Dopo due ripetizioni molto intensive una settimana dopo eravamo in due sul palco come se fosse stato da sempre…
Poi Olivier ha cambiato dalle percussioni alla chitarra e abbiamo deciso di registrare il disco. Verso questo periodo gli ho proposto di cambiare nome per fare “tabula rasa” del passato, un tipo di autodafe… per ricominciare da zero, o quasi. Anche se 50% dei brani sono del repertorio di BUZZ, sono tutti stati rifatti alla salsa VUDUVOX. E abbiamo piu o meno noventa pezzi finalizzati. E sempre piacevole potere inserire nei dischi pezzi piu “vecchi” con altri piu recenti.
2) Per prima cosa, il vostro monicker, Vuduvox, mi incuriosisce, così come la scelta del titolo dell’album: “Vaudou Electrique”; è forse connesso alla religione Voodoo? Se sì, per quale motivo vi interessa?
Appunto, se ti “incuriosisce” ci prova che fonziona! Un paio di gente ci hanno detto la stessa cosa. Uno era venuto a vederci all’ ESN Festival nel Belgio, due anni fa, proprio perche il nome gli sembrava misterioso ed aveva voglia di saperne di piu. Ed’ è diventato uno dei nostri fans piu ardenti!
Trovare questo nome mi ha preso tre anni. Ne voglievo uno che fosse facile da pronunciare in tutte le lingue e evocativo. Quando avevo scelto BUZZ negli anni 80, nessuno conosceva questa parola ma adesso tutti la usano. Mi dava fastidio da un po’ perche non significava quasi più niente e non aveva piu leggibilità sul net. Quando digitavi “buzz”, un sacco di cazzate venivano fuori. Era impossibile tenerselo — meno male ! — per ragioni di copyrights. Eppure “Je ne regrette rien…”
VUDUVOX non è direttamente connesso al Voodoo, per sé. Niente rituali di sangue o misticismo in repetizione o sul palco! E secondo me niente può giustificare il sacrificio di animali. Ma tuttavia c’è nella nostra musica un’aria di tribalismo nel senso che VUDUVOX propone un Voodoo elettr[on]ico, come se fosse traslocato dalla tradizione tribalista al mondo moderno, con tastiere, drum machines, campionati e tutto quanti. è scivolato dalla natura propria al metallo, l’asfalto e il cemento per diventare un voodoo urbano. “Bruit blanc, lumière noire” si riferisce a questo e fa menzione di “cyber-sciamani” e dei “gri-gri di acciaio” e “talismani di plastica” delle nuove tribù post-industriali, dai fans della New-wave, industriale, post-punk o EBM fino ai Cyberpunks…
E forse avrai visto le fotografie del nostro live sul net o videos su youtube: il mike-stand sopporta un teschio di buffalo coperto di latex — che si ritrova sul logo e le t-shirts — e usiamo una proiezione di dvd fatta da noi con vari filmati, collages e slogans “alla Futurista”. Il tutto costruisce una visuale abbastanza oscura e dark e ti fa entrare in un’ambiente pesante dall’inizio alla fine dei concerti…
3) Potete riepilogarci tutti i passi, nella vostra biografia, che vi hanno portati a rilasciare “Vaudou Electrique”? Ho visto che prima avete realizzato un demo e vari remix…
Come sempre prima c’è stato una demo, composta d’un solo pezzo ch’era “Serenade pour un renégat”, un brano emblematico dei VUDUVOX: senza compromesso, metà industriale metà elettronico, con un ritornello assai lancinante. Nel frattempo non avevo mandato nulla alle label perchè davvero mi rompeva la solita risposta ricevuta ogni volta con BUZZ — “Ci piace, figlio mio, ma non possiamo farne la promozione/produzione/distribuzione…” — che è solo una maniera ipocrita e politically-correct di mandarti a fan****.
In quel periodo EKP faceva distribuzione in Italia per i cinque dischi auto-produtti di BUZZ e si sentiva che ci rispettava; si vedeva ch’erano veramente appassionati di musica. Adesso un sacco di label independenti si danno delle arie come majors e hanno dimenticato le loro radici alternative; EKP invece no. Comunque, ho chiesto ad Amedeo, il boss, se potesse essere interessato al prossimo disco e mi ha subito risposto di sì, mandando un contratto una settimana dopo, senz’ avere neanche ascoltato una sola demo!
Quando gli ho detto due o tre mesi dopo che il progetto avrebbe cambiato nome per chiamarsi VUDUVOX, mi ha risposto che non c’era problema. Durante un anno e mezzo gli ho mandato mail spiegando che avevamo preso un sacco di ritardo con la produzione ma mi rispondeva sempre “Non preoccuparti; fai con calma.” Poi, infine, quando gli ho mandato il master finale l’ha ascoltato e ci ha risposto “Fantastico!” e il disco è uscito appena un mese dopo…
La preview si puo ascoltare qua: https://soundcloud.com/ek-product/vuduvox-vaudou-electrique-album-preview
4) “Vaudou Electrique” è caratterizzato da uno stile elettronico lento e cadenzato, a tratti minimale e ipnotico, con accenni quasi acidi e sferzanti (“Kamikazes”, “L’Usine”, “Silex”, “Fascination” e “Ils descendront du train”) e timbro EBM (“Au Rythme des incendies”, “Avec Toi”), a volte asincrono e irregolare (“Bruit Blanc”). Vedo che al lavoro hanno partecipato anche Dirk Da Davo dei The Neon Judgement e Maurizio Fasolo (Pankow). Potete raccontarci la genesi dell’opera e il processo di song-writing? Perché la scelta dei vari intermezzi strumentali tra una canzone e l’altra?
Non direi che è “lento” ma certo non è scatenato come gli Atari Teenage Riot. E riguardo a “cadenzato”: sì, senza dubbio. Direi che c’è un sentimento di minaccia oppressiva su tutto. E piuttosto mid-tempo, con dei pezzi piu veloci come “Berlin” o “Au rythme des incendies”, “Fascination’, “Avec toi” e “[VUDUVOX] part 2”.
Per quanto riguarda l’“asincronismo” di “Bruit Blanc” forse sarà perche i drums e i claps, vanno spesso a contro-tempo, in un modo piu groovy, anche se il suono rimane abbastanza meccanico e industriale. Non m’interessa usare la drum-machine per farne un “boom-boom-boom” sterile e ci deve essere piu groove, à la Cabaret Voltaire direi, e come facevano gli Young Gods o i Renegade Soundwave in altri tempi. Non m’interessa neanche usare i pre-programmi dei sequencers. Invece preparo e suono tutto “a mano”. Uso computers ma lavoro in un modo davvero “oldschool”: once a Punk always a Punk!
Dopo la registrazione delle piste strumentali e di una demo vocale, Dirk Da Davo — dei Neon Judgement/Neon Electronics — mi ha aiutato nei primi tempi a pre-missare alcuni pezzi durante quattro o cinque sessioni intensive nel suo studio nel Belgio. Mi piace il suo modo di fare, totalmente “full in your face”. Mi ha dato consigli preziosi e poi ho ripreso il tutto nel mio home-studio per registrare le voci finale, mentre Olivier rifaceva due o tre piste di chitarra nel suo, e aggiungeva larsens e rumorini.
Finire questo mix mi avrà preso piu di un anno durante il quale non piu di cinque persone l’hanno sentito. Era proprio un affare top-secret, solitario. Eravamo convinti che “Vaudou électrique” doveva convincerci prima di tutto; e ti posso dire adesso che non sarebbe uscito se non mi fosse piaciuto al 100%. Anche se non è perfetto, corrisponde bene alla nostra etica. E uno dei primi commenti dopo l’uscita è stato: “I VUDUVOX hanno registrato un Manifesto” nella rivista Intravenous (UK), che non ci aveva mai sentiti prima. Bello, eh?
Durante il mix è stato difficilissimo rendere le cose semplici ma volevamo un suono che si avvicinasse il piu possibile all’energia scura e un po’ primitiva del live. Quindi fu deciso — come sul palco — di usare lo stesso kit di drums, basso e tastieri, e la stessa regolazione di chitarra per tutti i pezzi, in un modo radicale e minimale, piu o meno come i Ramones. Le produzioni commerciali e troppo elaborate mi stancano: sono spesso troppo piene di “high-medium” e di “treble”; mi piaciono di piu le frequenze basse.
Quando fu tutto pronto sono andato da Len Lemeire degli Implant/32Crash per il mastering della versione CD. Mi fido totalmente; lavora con un rigore allucinante. Ci siamo incontrati dopo un concerto di Anne Clark: la conosco da molti anni e Implant erano il suo backing-band. Len ha cominciato a masterizzare i miei dischi poco dopo e abbiamo sempre lavorato insieme da questo tempo, scambiando anche qualche remix un paio di volte.
Per la versione digitale, durante l’Estate 2014 sono andato da Maurizio Fasolo, dei Pankow, a Firenze. Gii ho lasciato le tracks e ha fatto un mastering micidiale che uscirà uno di questi giorni, niente fretta!
Rigurdando agli “accenni quasi acidi e sferzanti”, come dici tu, ho sempre voluto suonare la mia musica in un modo ipnotico e ballabile, anche se si possono/devono ascoltare le parole.
Scrivere in Francese non è semplice. Ed è addirittura una scelta molto impegnativa. Conosco parecchi gruppi francesi che cantano in inglese, a volte con un accento orrendo, tipo Ispettore Clouseau… Potrei cantare in Inglese, ho vissuto un anno intero a Londra e lo uso tutti i giorni, ma cambierebbe le atmosferi, la mia tonalità e la mia cadenza. Le lingue latine hanno piu sillabe ed’ è molto piu difficile cantarle su dei ritmi binari. Ma mi sembra anche piu interessante. Lavoro parecchio sui testi di VUDUVOX e non sono una cretinata tipo “I love you yeah yeah yeah”. In aggiunta, cantare in qualsiasi lingua che non sia l’Inglese non è piu rimproverato come negli anni ’80 e ’90 quando molta gente pensava che serviva solo per fare “varietà”, o ballo liscio…
Invece mi sono sempre piaciuti artisti o gruppi che canta(va)no nella loro lingua, tipo Franco Battiato, Litfiba (di prima), CCCP e CSI, DAF, El Aviador Dro, Malaria, Taxi Girl, Paralisis Permanente o Serge Gainsbourg e molti altri. Ma mi piace anche molto l’Inglese, sopratutto cantato dagli inglesi (o dagli americani), tipo Red Lorry Yellow Lorry, Siouxsie and the Banshees, The Sound, Lou Reed, Gary Numan, Paradise Lost, Ski Patrol, David Sylvian, Nitzer Ebb, New Order e tutti quanti…
I dodici intermezzi strumentali su “Vaudou électrique” sono un tipo di leitmotiv legando i brani. Nello stesso tempo sono un ringraziamento a tutti gli/le amici/amiche che ci hanno sopportati in qualche modo quando lavoravamo su “Vaudou”. Dunque si possono sentire le voci di Maurizio di Pankow ed altri amici e i nostri fans francesi, belghi, tedeschi o inglesi. Alcuni sono passati a visitarmi nello studio ed ho registrato la loro voce, altri si sono registrati loro stessi e mi hanno mandato i files. Uso spesso campionati vocali in lingue straniere per la loro musicalità e l’impatto del messagio, sia in inglese, russo, tedesco etc. Alcuni dei breaks strumentali sono pezzettini o idee di canzoni che non abbiamo utilizzato e che mi sono tenuto ma mi hanno preso un sacco di tempo. Non sono rifiuti buttati lì per caso, anche il loro ordine è pensato. Alla fine, l’idea d’aver “pubblicato un manifesto” ci va benissimo. Avevamo voglia di creare un ambiante totale nel disco, con queste voci diverse che ti sussurrano il nome del gruppo appena si chiude una canzone, in modo quasi invasivo. Ed è anche cosi durante l’intro dei concerti. Non è solo musica elettronica o cyber-punk o industrial… è VUDUVOX, basta, chiuso!
5) Affrontate tematiche politiche? Vedo che una traccia si chiama “Kennedy”…
Una cosa certa è che il “politically correct” mi sta davvero sulle p****, come i “ribelli di major-company” e i “cittadini del mondo” tipo Manu Chao e Bono.
Allora a volte affrontiamo tematiche politiche non in modo diretto ma piu allusivo. Non ho mai sfilato dietro una bandiera ma un mese fa sono sceso nella strada quando sono stati ammazzati a Parigi i giornalisti di Charlie Hebdo, una poliziotta e quattro clienti Ebrei d’un supermercato. Non c’erano bandiere, né slogan di sindacati, e migliaia di persone andavano per strada zitte. Ero molto teso e triste.
Comunque, sul disco, “Berlin” e “So Kalt” parlano della caduta del Muro di Berlino, “Ils descendront du train” tratta della Shoah in modo pudico, spero. “Kennedy” prende quasi in giro la fascinazione internazionale per il suo assassino, anni dopo. “Bruit blanc” e altri brani, come “Silex”, “Au rythme des incendies” o “Disco-démolition” parlano del mio fascino per la musica elettronica, e della sensazione di fare parte di una tribù in un mondo che sta crollando, come se la musica fosse l’ultimo rifugio. “Sérénade pour un renégat” è dedicato a Gary Asquith dei Renegade Soundwave e usa la sua voce nei cori. E “Charogne” è una canzone sulla morte. Ho fatto dieci giorni di coma quindici anni fa dopo un accidente, e forse sarà per quello… “L’usine” descrive ambienti industriale del Nord-Europa: nebbia, cemento, mattoni, zombies che aspettano alle porte delle fabbriche alle cinque del mattino, rumore di foratrici, terreni abbandonati… “Les sanglots des machines”, ripetato come un mantra alla fine, vuol dire piu o meno “il lamento delle macchine (utensili)”…
6) Pensate di realizzare anche qualche video?
Ne abbiamo gia tre o quattro su youtube. Tutti presi live. Questo nostro amico, Brumaire, di Parigi, ci aveva filmati due o tre volte sul palco per farne un edit molto ben riuscito. Il suono è quello del live ma non c’è da vergognarsi. Fra poco dovrebbe filmare il nostro concerto nel Belgio, il 20 Febbraio, al Dark Discharge Festival…
“Sérénade pour un renégat”
… e “Kennedy”
ecco il teaser del disco prima della sua release, col suono live anche lui, senza overdubs ma chi se ne frega?
Poi viene “Berlin”, l’ho realizzato io, con il filmato preso da Andy dei Venus Fly Trap (UK) sul cellulare quando abbiamo suonato insieme nel Belgio due anni fa…
7) E per quanto riguarda l’attività live? Vi siete già esibiti con Psyche, tra gli altri…
Abbiamo suonato prevalentemente nel Belgio con Psyche, Parade Ground, Implant, SA42, K-Bereit, Larva, 32Crash — il side-project di Len d’Implant e Jean-Luc Demeyer di Front242 — etc. ed è sempre stato un piacere. Prima avevo suonato con Anne Clark, Luc Van Acker, Cassandra Complex, Neon Judgement, Sigue Sigue Sputnik, Trisomie 21, Minimal Compact, Schwefelgelb, Spectra Paris, A Split Second, 32Crash, Implant, The Essence e tutti quanti.
Comunque, dal 2009 con la “crisi” è piu difficile trovare concerti, perche la sfera alternativa è sempre piu ristretta. In Francia è diventato orrendo: se non hai amici nelle autorità politiche o nelle majors non puoi quasi piu suonare da nulla parte. A Lilla dove abito tutto è controllato dai Socialisti e rimangono solo due o tre bar o locali privati che non hanno piu soldi per organizzare concerti.
In modo uguale, i giornalisti locali sono tutti schiavi del potere e dei partiti politici e non c’è un granchè da fare: niente aiuto, niente promozione, tutte le prima parti sono riservate agli “amici degli amici”. Fortunatamente si può “scappare” e suonare nel Belgio vicino. Anche se la situazione è peggio di prima anche li, c’è un’ attivita alternativa elettronica, industriale, EBM o post-punk con bei festivals, tipo ESN, BIM o BodyBeats. Organizzo anch’io concerti — Les Nuits Cyberclash — a Lilla e nel Belgio e fino adesso ci sono stati The Bollock Brothers (UK), Larva (Sp), Agent Side Grinder (Sv), Guerre Froide (Fr), Charles de Goal (Fr), The Venus Fly Trap (UK), Modern Cubism (con J-L Demeyer dei Front242) (Be), Implant (Be), Ethan Fawkes (Be), K-Bereit (Fr), Psyche (Can), The Breath of Life (Be), Neutral Lies (Fr), Waiting for Words (Fr)… e VUDUVOX (Fr/Be)!
8) Concludete a vostro piacimento l’intervista!
Boh… grazie… La faccio corta stavolta… Lavoriamo già sul prossimo disco e alcuni remix… Le canzone sono quasi pronte per farne il mix… E speriamo davvero di potere suonare in Italia uno di questi giorni.
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