Secondo lavoro per i maestri del concept-electro cabaret di matrice anglosassone che, dopo aver sfornato la prima uscita Mind-forged Manacle riscuotendo anche un certo interesse dagli amanti del genere, si confermano grazie a questo DollsTown che a dire il vero non possiede sensibili cambiamenti e marcati stravolgimenti ma che riesce con naturalezza ad amplificare la loro sensibilità compositiva ed a marcare la loro fluida ed invidiabile padronanza del lessico elettronico.
Con un’asciutta e semplice economia di forme e variazioni cromatiche la band passa attraverso i morbidi ritmi dell’easy synthpop a più duri ritmi dance tipici del club hit dal retrogusto avantgarde, puntellate di tanto intanto da cabarettistiche sperimentazioni che donano un pizzico di originalità e di orecchiabilità all’intero disco.
Si passa così ad un lato narrativo da ascolto da salotto come in Eve. As she Circle The Rain ed in A different Face ad altri più energici , dal marcato concettualismo elettronico senza disegnare accenni di dark come in And The Machine, Rebuild Rewire ed in In Recovery. L’opener track ci appare come un funambolico invito ad entrare nel teatro delle bambole di plastica caratterizzato da tappeti maestosi di synth ed effetti cabarettistici, sinuosi e retrò .
La musica degli AlteRed sicuramente non brillerà per originalità e non farà di sicuro gridare al miracolo ma si lascia ascoltare con facilità disarmante e.. lasciatemelo dire, visto il regno di immondizia in cui viviamo a volte servirebbe un momento semplice di sano pop dal gusto dolce, retrò e malinconico.
