Un’EBM fortemente inquinata e appesantita, è quella proposta dagli Autodafeh, tanto che sembrano i gemelli malvagi dei Nitzer Ebb (Getaway): il ritmo è quello solito, muscolare e ossessivo (sentite quello di Emerging Sadness e l’intro di Claustrophobia o Lessons to Lean, una delle track più fulminanti dell’album, memore dei tempi d’oro di Warsaw Ghetto e Fitness to purpose, rese più allucinanti e dinamiche!), ma a cambiare è la voce, con sfumature evil (memori dei Pouppée Fabrikk di Portent o Crusader, citati più volte), e gli stacchi industriali all’acido muriatico (Flow)… e a modo loro, la band propone anche un perverso invito al ritmo danzabile: Anatomic Cocktail, per esempio, bassa e sferragliante, dall’anthem compiaciuto.Con The Pain That We Feel si passa a un tono più lento e “addolcito”: non convince pienamente come song, sembra una canzone alla Blutengel, con l’unica differenza che gli Autodafeh hanno mantenuto la voce stridula… è “un pugno nell’occhio” rispetto alla direzione concettuale dell’intero album.
La successiva Step Up torna a calcare il piede sul ritmo muscolare (i Nostri spesso si lasciano andare a dei “sospiri di fatica”, come se stessero sollevando dei pesi!): bello l’effetto distorsivo, davvero particolare e inusuale. Anche Bloody Mary vive di distorsioni acide, mentre The Shadow, Beyond Left and Right, Violence e Walk the Lie rallentano il ritmo, anche se sono un po’ sottotono rispetto alle prime track, che erano più “entusiastiche”.
Certo, i puristi potrebbero storcere il naso, ma rispetto a band ultra-ortodosse come gli Spetsnaz, dagli Autodafeh abbiamo una riproposizione davvero moderna e personale del genere. Difficile, in un genere dalle regole ferree ed inderogabili, come quello EBM, dove vige la “dicotomia tricentrica” di Nitzer Ebb/DAF/Front 242.
Autodafeh – Blackout Scenario
Lunaria
