Sono passati appena due anni dall’album d’esordio di TRUST e Robert Alfons, rimasto solo dopo che Maya Postepski è tornata a concentrarsi sugli Austra, sforna il secondo acclamato album del progetto synth-wave.
“Joyland” è anticipato da un hype abbastanza ingombrante ed ha inizio con una dolce melodia ed una vocina infantile che fa strada a “Geryon” e “Capitol”; quest’ultima a mio parere è il picco di questo disco: si apre con un giro di pianoforte che fluttua nella mente in maniera ossessiva e claustrofobia (No light, all night, afraid, afraid…), la linea vocale del ritornello è perfetta e ci libera da questo senso dolce ed opprimente.
La traccia successiva dà il nome all’album ed è un pezzo dal modo divertente, quasi spensierato. Il disco prosegue in modo piacevole con i brani successivi. “Rescue, Mister” è un altro pezzo degno di nota con un loop accattivante di bass synth e dei suoni dal sapore dance. “Barely” chiude il lavoro in modo etereo proprio come l’intro.
Tirando le somme “Joyland” è un buon disco, l’unica pecca è l’ombra dell’opera precedente che un paio d’anni fa ha riscosso molto successo consacrandolo come miglior album dell’anno da diverse webzines e riviste.
Ci aspettavamo qualcosa di più ma c’è comunque tempo e potenzialità per provare a superare questo ostacolo.
Trust – Joyland