Dodici anni, dodici lunghi anni prima di poter ascoltare qualcosa di nuovo a nome Fire + Ice. Ritorna in pompa magna il folk celtico e rassicurante di Ian Read con il sesto capitolo di una “saga” che ha regalato solo perle. Gli anni non lo hanno di certo arrugginito e lui sforna l’ennesimo toccante e caloroso lavoro di puro “british folk” intimo e altamente emozionante. Lui c’è, il progetto Fire + Ice c’è, ed è un po come tornare bambini, a quando eravamo cullati e rassicurati prima del sonno notturno. Sceglie un impatto semplice e diretto per “Fractured Man”, sceglie di parlare direttamente all’anima (emblema ne è forse meglio di altre “Ælfsiden”) , con lentezza e un fare solenne, scandito, ci cattura e trasporta facendo volare il tempo messo a disposizione (forse troppo poco ma quando c’è la qualità tutto va bene).
La voce di Ian vibra, entra dentro e sembra voler andare a cercare le insidie che sono sparse dentro di noi. Ad aiutarla ci pensa una produzione decisa e che cattura da subito la nostra completa attenzione, sembra dire “niente distrazioni, concediti solo a questo”. Si contano dieci canzoni, ognuna di esse esprime la voglia di primeggiare e non sarà strano cambiare la propria preferita di volta in volta (al momento attuale la mia è “Treasure House”, perfetta nell’esprimere sentimento, leggiadria ed inquietudine).
Poi, che siano gli spettri danzanti di “Nimm” , i’incedere “senza tempo” della title track o il magistrale duetto di “Fractured Again” poco importa, qui c’è solo musica con la M maiuscola e serve sapere ben altro. In pochi -ben pochi- possono permettersi di lasciare un monicker come questo ” a marcire” tutto questo tempo salvo poi tornare con questa convinzione e con questi mezzi. Più lo giro e lo rigiro più è bello questo “Fractured Man” e quella copertina messa li a guardarci sembra l’ulteriore prova di un qualcosa che vuole scavarci dentro.
Profondo e sensuale sino al midollo, con molto più di un occhio questa volta all’approccio “Americano” (realizzo di essere pazzo poi, quando comincio a sentire Sopor Aeternus sulle note di “Have You Seen” ) ma senza perdere minimamente il proprio stile, questo è “Fractured Man” ( basti sentire un tormentone in punta di piedi dal piglio “fastidioso” come “Mr Wednesday” o la classica british ballad “Jubal And Tubal Cain”), un trionfo d’acustica bellezza che viene a noi in completa naturalezza.
Nothing,Never,Nowhere
Folk
2012
Fire + Ice