Oscuri, ipnotici, neoclassici.
Già l’opener Nel Buio è un ottimo biglietto da visita: La voce cristallina della bella Singer, che passa dal lirico al “sussurrante” in diversi frangenti del cd, ha una buona personalità artistica e timbrica, (ascoltare anche la vida es sueno, al riguardo).
Aggiungeteci pause atmosferiche, spettrali o ieratiche (la stupenda The Cliff of Suicide), parti neoclassiche non stucchevoli miscelate ad un tribalismo paganeggiante d’altri tempi
(Deep lakes of the soul che rimanda alla Yulunga dei Dead Can Dance, così comeHarmattan).
Ed ecco l’unico appunto che salta subito all’orecchio…
è possibile comporre questo tipo di sonorità – e diciamolo pure apertamente, colta e ricercata, anche nei testi e nelle citazioni letterarie, con suoni legati più all’introspezione e alla riflessione che non “al divertimento sonoro” puro e semplice – senza sembrare i Dead Can Dance ?
Paradossalmente, pregio e difetto.
Perchè Cosmic Harmony (arricchita da vocals maschili, così come The land beyond) Under the dock leaves, Harmattan le possiamo valutare come tramiti di passaggio tra iDead Can Dance del Capisaldo Spleen and Ideal (1985) e il periodo “dark ethnic” di Into the Labyrinth e SpiritChaser.
Di fronte alla raffinatezza di track come The Monk ( e ci si immagina la band mentre si esibisce nella navate di una cattedrale, data la “sacralità liturgica” che impregna questa canzone….) si può solo applaudire la band.
Certo, una De Profundis, un’Ascension, una Cardinal Sin, una Song of the Sybil, unaYulunga, rimangono gioielli insuperati, ma il giudizio sulla Musica dei Gothica, fluttuante su livelli compositivi ed emozionali così alti, non può che essere più che positivo, al di là dell’ovvio rimando/debito con i Dead Can Dance.
L’atmosfera di questo cd trasmette innanzitutto una grande bravura compositiva-tecnica, per niente stucchevole o artificiosa, bensì fluida, armonica, intimistica.
Un’Arte cupissima tra cupio dissolvi e struggimento, dove sfavilla come una scintilla di luce l’orientaleggiante ultima track: Where the lillies fade.
Un’album che vale la pena riascoltare o riscoprire.
Da ascoltare ad occhi chiusi.
Lunaria e Sadness 666
Ethereal
2003
Gothica