Dopo un intro che è tutto un programma (…) l’album omonimo dei Laibach si annuncia con “Sila” una marcia fredda e metallica, ossessionante, proseguendo con una track industriale lenta e claustrofobica (“Sredi bojew”) e “Drzava”, inno (malefico) alla gioventù slovena, epico, e possente (geniali i campionamenti di applausi!) dove trombe da giudizio universale si fondono con battiti industriali a un ritmo sempre fiero e patriottico ( ma a mio parere il loro cult assoluto è la song “Geburt einer nation” in “Opus dei”).
“Drzava” è seguita da un’altra marcia industriale militare ritmata a base di stridori e fragori, mentre la track successiva è un’onirica e ipnotica recitazione su sospiri e stridori; è un pezzo molto Dark Ambient e piacerebbe ai cultori di Lustmord, per il senso di claustrofobia e oppressione che incute; riguardo a ciò che recita la voce lo ignoro, però il titolo “Mikujemo bodoc nost” traslitterato in inglese è “We are creating the future” quindi si può ipotizzare che questa song proclami “una nuova idea di futuro”.
Le suggestioni angoscianti Dark Ambient proseguono nella successiva “Brat moi” che è il proseguio perfetto di “Mikujemo bodoc nost”;”Panorama” riprende il ritmo marziale-apocalittico tipico dei Nostri, ed è totalmente strumentale (a parte un “latrato politico” captato da chissà dove e di chissà chi…).
“Policijskihit” ha un bel ritmo Olb EBM, con “sirene” e ronzii acidi e striduli: è il pezzo più ballabile dell’album, e riporta alla mente la cultissima “Warsaw ghetto” dei Nitzer Ebb!
La decima track “Tv generacija” stupisce per la sua modernità (quanti gruppi odierni si rifanno a questa song?!) e fa rientrare i Laibach a pieno merito tra i creatori delle varie forme di Electro che al giorno d’oggi forse sono troppo consolidate.
“Der zivilisation” è una cult song che piacerebbe ai fans dei Feindflug di “Glaubenskrieg”, con i rabbiosi latrati tedeschi a cui si contrappone una voce da tenore.
Certo, negare che questa song abbia unfascino da “inno nazi” sarebbe falso, perché sembra proprio quello….
“L’homme armee” riprende la cupezza Dark Ambient con un “rumore di vuoto” sepolcrale e urla, risultando una bieca sinfonia da nuovo millennio (ma i Laibach sfrutteranno al meglio la voce lirica femminile e le sinfonie “wagneriane” in “2525”, stupendo pezzo tragico pieno di pathos in “Nato”del 1994).
L’ultima track “One plus one” è una snervante nenia, quasi un pezzo trance rallentato fino allo spasimo.
Dei Laibach si può dire quello che si vuole (sono io la prima a considerarli fin troppo pacchiani per certe pose o look) ma non negare il loro genio musicale (“Laibach” è del 1985 e per modernità di suono sembra uscito ai giorni nostri).
Ringraziamoli per aver reso ascoltabile la tremendamente pop “Final countdown” degli ancora più tremendi Europe; rifatta dai Laibach sembra un inno alla fine del mondo e alle sue rovine….
(Mi immagino come potrebbero rendere cupi e marziali anche le asfissianti nenie dei Tokio Hotel qualora i Nostri decidessero di coverizzarli!)
Una citazione anche per la stupenda cover “Alle gegen alle” dei DAF inclusa in “Nato” che con i cori lirici femminili acquista epicità e sinfonicità senza risultare prolissa.