Ci sono gruppi che sono capace di far rivivere il passato , usanze sogni e chimere. Con il supporto di violini , violoncelli ed arpeggi riescono a donare nuovi colori a fotografie logorate ed impolverate dal tempo. E’ il caso dei The Moon and The Night Spirit , gruppo inchiodato nelle atmosfere di un lontano sottobosco celtico. Osforras è un viaggio nostalgico e malinconico fatto di riferimenti culturali e geografici che attraversano villaggi fuori dal tempo , immagini dalle tinte letterarie ed estemporanei richiami delle foreste magiare . La musica si incastra alla perfezione in un contesto fatto di sacro e profano. Arpeggi ossessivi e sinistre ballate evocano spettri musicali dall’inquieto sguardo sospesi tra desolazione ed ascesi isolazionista.
Il lento fluire dell’album è quasi interamente cadenzato da dolci sussurri di chitarre acustiche dall’anima minimalista che si inchinano come le più dolci delle dame ai cori vocali ed ai deliri dei violini. Una spietata introspezione di un mondo che non conosce confini ma che si estende in tutta la sua magica essenza dove il sole ha solamente il ruolo di enfatizzare il connubio di una costante malinconia ,che nonostante tutto non riesce a sfociare in una cupezza ossessiva, e la storia di un Ungheria nomade e guerriera. Ogni sonorità è pregna di gesta , sogni , incertezze ed usanze di questa terra. Anche le strumentazioni usate sono frammenti d’epoca. Zither e morin khuur ( uno strumento a corde proveniente dalla lontana tradizione mongola ) danzano e seducono le concentriche chitarre e spingono la voce di Ãgnes attraverso luce ed ombra , sussurri ed inquietudini. La storia si tramuta in leggenda e si popola di sinistre figure. Le loro storie , infatti , ripercorrono i tunnel sanguigni che giungono nelle fredde vene dei vampiri. La discesa nell’oscura spirale è spesso deviata da arpeggi ossessivi e ballate circolari che riescono praticamente sempre a materializzare fantasmi ed inquietanti visioni. Un gioco chiaroscurale fatto di brumose atmosfere dove le semplici note di chitarra scorrono spesso incuranti e limpide in un’immobilità che resta solo apparenza. ÃlomidÅ‘ apre i sipari del tempo che si tramuta in presente.
La chitarra dal sapore austero e folk si lega alla perfezione ad un violoncello solitario che evoca una sconcertato fatalismo dove la voce di Agnes si lancia a lamenti continui e limpidi sussurri. Eg Fele appare più articolata nella costruzione armonica , cadenzata da un sobrio arrangiamento di archi . L’anima folk dei cori , dai valori magici e sciamanici ,riempiono l’atmosfera che si evolve in arpeggi ossessivi e vocalizzazioni disciolte in una melassa torbida. La title track del cd sembra presagire un’atmosfera più serena e rilassata ma , con il passare dei minuti cade in un lago obliato. Benso Patak riesce ad emergere dai cieli plumbei nei quali sembra essere incastrato questo disco. Un’epica danza inglobata da suoni progressivi che esplodono ed implodono in un’estasi misteriosa e fiabesca. Tűzben Születő dai caratteri orientaleggianti si immerge ancor di più nel contesto congeniale prodotto dai The Moon and The Night Spirit. La traccia , speziata da parvenze melodiche e da grida roventi di violini è un susseguirsi di aneliti , timbri , danze e deliri musicali . Microscopici brandelli di usanze nascoste dalle vellutate vesti del tempo rivivono e succhiano nuova vita dal nettare delle sonorità ancestrali ed arcani .
Alkonyvarázs , la settima traccia , si delizia con uno sciamanico sussurrare di una mai instancabile pace compositiva in attesa di esplodere ma che non si concede mai totalmente. Una musica che trasporta , sogna e respira attraverso presagi , segni e silenzi. La conclusione che spetta alla seziente Földanya Sóhaja , si concede alla luce . Danze di un denso sapore aspro , umano e sofferente. Un disco che oltrepassa l’invalicabile limite imposto dal tempo e per questo si danna e trasuda una malinconica essenza che pervade la totalità del disco . Sicuramente importante è la pazienza che l’ascoltatore deve dedicare all’ascolto di quest’opera la quale non mostra sin da subito i suoi gioielli bensì li cura e li nasconde in un connubio di emozioni sonore. Da vivere.
Angel