Ritornano finalmente a far parlare di se gli Atomic Neon , band originaria di Essen ( Germania) , attiva all’incirca dall’anno 2006 con alle spalle due lp dal titolo Darkenia preceduto dall’apprezzato Life on Eart, ed un paio di apparizioni in alcune compilation famose per lo più nella mittle europa (Black Snow ed in Zwischenfall – A New Decade)..
Nonostante l’ottimo inizio la band è stata sempre distante dalle luci accecanti della ribalta mediatica ma per questo non si è mai del tutto scoraggiata , anzi , si è sicuramente rimboccata le maniche arrivando a produrre questa gemma musicale dal titolo di Change.
Il sound prodotto dai tedeschi non muta rispetto alle releases precedenti e mantiene tutte le miscele alcoliche – nostalgiche rasenti la malinconia . La loro musica è un misto di cold wave vecchia maniera per intenderci avvolto da un’aria cupa e straniante sedotta da sontuose chitarre e da magici tappeti di synth.
Fondamentale l’apporto delle splendide vocals del front-man Rio Black , mai fuori luogo e mai scollate dallo strato musicale ben cementato dagli Atomic Neon. A primo impatto la voce ricorda sicuramente quella di Robert Smith ( nell’epoca Faith ) senza cadere però nel rischio della copia carbone complice anche una certa maestria nel dominare la scena ed una spiccata personalità .
L’inizio del disco è sapientemente affidato ad Alien , atmosferica e trasognante , cupa ed invadente grazie ad un ritmo altalenante di tastiere e drum machine. L’invasione è appena iniziata e la contaminazione è in attesa di sferrare l’attacco che puntualmente avviene dalla disarmante sirena di Change colma di bassi incalzanti e deviata da un ipnotizzante saliscendi di synth. Shee e Boom si muovono sinuose attraverso ballate plumbee di bassi e tastiere prese per i capelli e spinte verso la luce dalle malinconiche vocals . Bellissimo il contrasto tra tastiere a lutto e bassi marziali in contrapposizione con la malinconia ottantina di Rio che non esita neanche per un attimo .
Degna di nota Last Light con i lamenti prodotti da un ottimo violino che strozza il basso uccide i synth rubandone la scena principale e diventando l’attore principale del teatrino malinconico.
Un disco che scorre liquido e livido e che non stanca mai . Di sicuro uno dei prodotti migliori di questo primo semestre. Un’ottima occasione per scoprire o ,di riscoprire una realtà significativa della scena anche se purtroppo passata inosservata. Gli Atomic Neon ci regalano un ticket per un viaggio verso un mondo colmo di peculiari espressività musicali , mai scontate , mai noiose ed assolutamente introspettive.
Angel
Darkwave
2011
Atomic Neon