Ritornano dopo 4 anni dal loro ultimo lavoro in studio gli Abruzzesi Hiroshima Mon Amour, band che potremmo definire storica, in quanto formatasi nell’ormai lontano 1994, quindi una tra le più longeve realtà del panorama indie Italiano.
La band capitanata dall’unico membro fondatore Carlo Furii, cerca in questo “Australasia” un giusto compromesso tra il classico sound anni 80, sempre presente nelle influenze dei Nostri (Cure e Ultravox! soprattutto) ed architetture sonore più moderne, grazie anche all’apporto dei nuovi musicisti entrati in organico.
Le intenzioni degli HMA si concretizzano immediatamente appena inserito il disco nel lettore cd e, dopo la canzone di presentazione iniziale “Ossessione”, composizione a tratti sperimentale grazie al connubio di synth marziali e vari campionamenti di voce, si passa ad una delle più riuscite tracce di questo lavoro: “Uomo allo specchio”. Trattasi di una bella canzone wave/rock dal suono compatto ed orecchiabile, dove tappeti atmosferici di tastiera si poggiano su una base costruita perlopiù attorno a degli accordi semplici di chitarra, sostenuta da una sezione ritmica solida e coesa. Nella successiva “Suggestione” si respira un’aria più dismessa e malinconica, caratteristica questa presente nell’intera release, nonostante i Nostri non siano un complesso comunemente “dark”. Proseguiamo con “Disco”, che la band ha scelto come brano di presentazione per “Australasia”; ritorniamo ad un ritmo più elettrico e trascinante, dove la voce sgraziata e riconoscibilissima del leader Carlo si erge con autorevolezza. Molto importanti e degni di nota sono i testi, è bene specificarlo, sempre molto ermetici e mai banali.
“Tutto mio”, traccia numero 5, non cambia di molto la già ben collaudata resa sonora del combo, conferendoci un altro pezzo tra new wave e rock italiano che mi ha portato alla mente i Diaframma del periodo post-Sassolini.
Arriviamo a questo punto ad “Asia”, forse il brano più particolare dell’intero lotto. Come il titolo suggerisce, le atmosfere esotiche e vagamente orientaleggianti la fanno da padrone, in un mix perfettamente riuscito di rock mediterraneo e pop-wave che, a mio parere, non avrebbe sfigurato in un contesto “nuovo rock Italiano” (avete presente Catalogue issue?) di cui Gli HMA sono, a loro modo, dei degni epigoni.
“Autunno”, molto atmosferica e drammatica, fa da contraltare alla penultima traccia “Catene”, la più elettrica e propriamente rock dell’intero album. Eccoci quindi all’atto finale, compito relegato ad “Io sono qui” , dal vago sapore Underground Life, degna chiusura per un disco sincero ed interessante, creato da un gruppo che certamente merita rispetto e ammirazione.
Hiroshima Mon Amour – Australasia