“El Pintor”, quinto album in studio per gli Interpol capitanati da un mirabile Paul Banks, fugge le deviazioni sperimentali e il malessere generato dal precedente album in favore di quel post-punk pulsante che illuminò tutti ai tempi della loro prima uscita “Turn on the Bright Lights”.
Il contesto in cui “El Pintor” si manifesta, è tuttavia completamente diverso e quel revival post-punk che aiutò la band nella scalata delle classifiche mondiali oltre un decennio fa innescando una serie di cloni ed emuli del genere, si è evoluto.
La musica che finora si conosceva degli Interpol, con i suoi picchi emozionali e il culto della malinconia, non è più il top della loro produzione difatti la band ci consegna qualcosa di ancora migliore, un album elegantemente semplice, aggressivo, che comprende e riconosce il proprio passato senza perire di nostalgia o autocelebrazione.
“El Pintor” fa poche sortite in strutture pop e nonostante Paul Banks abbia più volte insultato le antiche vie, l’album prende spesso stimolo dai primi due sforzi della band.
La fragile inquietante apertura di ” All the Rage Back Home ” ricorda ” Untitled”, prima di catapultarti in una voragine di rock urgente guidata dal tiro punky di Sam Fogarino, pugni in faccia! “Breaker 1 ” butta i ricordi a “Obstacle 1”.
Il sound colto di El Pintor riesce tuttavia ad essere familiare grazie al drumming sincrono di Fogarino, ai testi opachi ma evocativi, sempre mixati a dovere e ai riff intricati di Daniel Kessler che favoriscono l’astrazione over melodia.
Come nell’anagramma nascosto nel titolo, gli Interpol riordinano e rinvigoriscono le loro migliori qualità su “El Pintor” . Con la partenza di Carlos D. Banks ha assunto il ruolo di bassista e sa collocare ritmiche perfette per le tremolanti e psichedeliche linee di chitarra di Kessler, Paul ha scoperto anche il suo falsetto in “My Desire ” e ” Tidal Wave ” che integrano un paio di lunghe e strane deviazioni strutturali beneficiando della crew di musicisti che Paul Banks ha costruito grazie ai suoi lavori da solista.
La collaborazione con Brandon Curtis alle tastiere e di Rob Moose agli archi, aggiunge complessità al paesaggio sonoro di El Pintor, come nella la chiusura “Twice As Hard, ” che nasce da singole linee intrecciate di chitarra e pianoforte sfociando in una maestosa coda orchestrale .
Anche se gli Interpol trafficano, ancora, quasi esclusivamente di malinconia non sono necessariamente un depressivo, un’afflizione o del materiale per confezionarla.