I Mundtot nascono nel 2008 con l’intenzione di creare qualcosa di assolutamente crudo ed antisociale. La loro musica risulta una sorta di rielaborazione musicale di pensieri ed emozioni provate dalle persone malate , da sempre poste ai margini della società .
La bella mostra delle atrocità viene esposta attraverso trasfigurazioni semplici e brillanti pur muovendosi attraverso contesti grotteschi e sporchi laddove l’aspetto malsano del quotidiano vengono rappresentati da diverse disposizioni stilistiche che esprimono nel migliore dei modi l’alienazione , il macabro , l’apatia e la monotonia del nostro tempo.
I tedeschi traggono linfa vitale dalle derive dei padri Oomph! e Rammstein presentando una fresca combinazione di elettronica e chitarre heavy che troppo spesso rimangono inesorabilmente inchiodate nel trionfo becero del manierismo. Nessuna sostanziale variazione e nessuna potenziale novità possono essere rintracciate nelle sette tracce di questo Endzeit a dimostrazione di come il rock/metal/industrial sia ormai quasi totalmente disperso nei ciechi vicoli della disperazione e della monotonia più assoluta.
Il Songwriting e la forma-canzone sembrano essere forse le uniche cose piacevoli di questo Ep. Le liriche spostano totalmente il baricentro su di un contesto malato-funereo vicinissimo a quello di un manicomio lurido ed austero. L’ambientazione grava sull’aspetto musicale del disco soprattutto nei sintetizzatori e nelle pesantissime schitarrate tramutandole in indemoniati ed autonomi martelli pneumatici.
La title track ruba senza rendersene forse conto le basi del mestiere ai connazionali Oomph! Synth come se piovessero , chitarre gelide e spogliate strisciano come serpenti nelle macerie mentre le sonorità rischiano di crollare in uno squallido deja-vu sostenuto dall’installazione di contenuti ormai davvero superati. Le frenetiche cacofonie espresse in Gaia non riescono di fatto a superare i sensazionalismi gratuiti della mediocrità soprattutto per colpa di una programmazione troppo ampollosa ed eccessivamente pretenziosa, Wintersturm sprofonda totalmente in arrangiamenti post-core spesso convenzionali mentre i dialoghi cinematografici e la brutalità delle chitarre strappano le lacrime alla frenetica Virus Mensch dalle caratteristiche sorprendentemente ballabili nonostante cadano in una banalità molto marcata.
Xenophobie mette la parola fine alla devastazione industriale cibernetica che persiste nella totalità del platter forzando pressoché gli stessi frammenti sonori che si respirano nelle precedenti tracce. Nonostante la magnifica produzione ed il pressoché perfetto mixaggio l’album è esente di una certa anima emotiva. Endzeit è disco vomitato come viene , costruito su ottime idee ed altrettante ottime impalcature atmosferiche ma che appare limitato e mal cementato nelle sue fondamenta evidenziando e riassumendo in toto i difetti ed i limiti della musica industriale odierna.
Angel
Darkwave
2010
Mundtot