Nati dalla mente di Peer Lebrecht, Christian Lebrecht ed Eric Bahrsnel nello scorso 1998 a Berlino , i Golden Apes hanno sin da subito attirato l’attenzione di media e critici grazie al loro primo full lenght dal titolo Stigma 3.am , registrato dopo un paio di anni dalla loro nascita .
Il loro debutto sulla lunga distanza è frutto di un’intensa gavetta musicale che ha fruttato alla band qualche apparizione in varie compilation ed un Ep autoprodotto. Tutto questo è bastato a permettere agli Golden Apes di firmare per lalabel tedesca Echozone e di produrre ben altri cinque platter fino a giungere a questo entusiasmante Denying the Towers Our Words Are Falling from.
L’ultima fatica della band tedesca si apre con Windlands che racchiude nel suo magico e nostalgico mondo tutto il contesto sul quale gira il cd . Atmosfera criptica , angoscia , solitudine e testi tirati nelle viscere di un plateale scontento verso la società attuale. I suoni sconnessi e densi di una pura e toccabile malinconia vengono sedotti e trascinati da una toccante sensibilità che sposta il piano focale del disco sul suo tema principale , ovvero quello della solitudine.
Proprio quest’ultimo mette in risalto l’aspetto “personale†del cd e soprattutto l’aspetto introspettivo che si respira all’interno di esso. I Golden Apes non hanno nessun remore nel presentare al pubblico la loro mostra della atrocità . I loro delitti , le loro ansie e le loro paure sono appese come quadri in attesa di essere stuprati da sguardi indiscreti ma che si lasciano toccare solamente dalle note di pianoforti strappalacrime.
Digging Towers , racchiude totalmente la suggestione delle arti melodiche espresse in questo Denying the Towers Our Words Are Falling from . La traccia è posta in bilico tra calma e delirio grazie ad un’ottima coniugazione di refrain dolci e sinuosi che si intrecciano a suoni più crudi e pesanti . La canzone esprime l’esatta convivenza tra buio e raggi di sole disegnate sottoforma di liriche sincere e passaggi strumentali che esaltano il senso di disperazione che pervade nella totale interezza del disco.
Disperazione che molto spesso si tramuta nell’indifferenza come accade nella traccia The Mark of Cain / And from This Heart It Will Rise dove la tensione tende gradualmente ad aumentare e dove la musica assume una sensazionale figuratività come avviene in Sober Light . In quest’ultima la desolazione si fa più marcata fino a rasentare un senso di monotonia che però non riesce totalmente ad irritare grazie a suggestivi intrecci di chitarre acustiche che come esule barche in attesa del bagliore del faro solcano il mare rubandone i sussurri.
Un disco magico , surreale , etero ed affascinante. Un’opera omnia di emozioni , sensazioni e riflessioni emotive che si rispecchiano perfettamente nello stesso specchio in cui si ritrova l’ascoltatore. Musicalmente perfetto , sia nella produzione , sia nel mixaggio e sia nella qualità artistica espressa dalla band tedesca ma quel che stupisce realmente sono gli innumerevoli frammenti sonori presenti nel disco capace di mutare progressivamente e di legarsi all’anima in un modo quasi inesorabile.
Angel
Gothic Rock
2010
Golden Apes