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abanci – Grimorium ( 2014 )
In due parole: gothic rock. Di quello ortodosso, fedele alla linea, quello senza ridon-danze aromatizzate al polipropilene. L’evidenza delle intenzioni, l’assoluta volontà di omaggiare e riproporre quel sound old-school – oggidì sepolto sotto la moltiplicazione della sintetizzazione – si palesa dall’inizio alla fine con una coerenza stilistica invidiabile, proponendo ora trascinanti cavalcate in puro stile Fields Of The Nephilim, ora ammalianti lamenti dall’esoterico allure, senza tradire l’aspetto più puro e sincero del genere di riferimento.
“Grimorium”, debut album del project italo-svizzero Yabanci, reintegra l’EP “Birth”, uscito l’anno scorso, assommandovi sagaci e deliziosi rimaneggiamenti che completano una proposta musicale che già a suo tempo fece ben sperare e che ad oggi conferma la sua intrinseca qualità, composta e ridefinita da suggestive alchimie sonore in cui il guitar-sound incalzante irrompe e primeggia sopra luci e ombre dell’ensemble, rubando persino la scena alla voce della singer Laura, brava interprete e valore aggiunto di un’opera gothic ( una volta tanto, nel vero senso musicale che quest’epiteto trascina seco ) che pur estrinsecando rigorosi tecnicismi al limite della matematica sonora, non manca di farsi illuminare/ottenebrare dal moto perpetuo dell’afflato ispirato.
Per non tradire l’integrità rimostrata, mi astengo dal suggerire un brano piuttosto che altri, consigliando, di contro, un ascolto totale e profondo dell’intero “Grimorium”, un ascolto attento e partecipato, che meglio predisponga a coglierne la sua apprezzabilissima coerenza stilistica: una suggestiva catabasi, raffinata ma non pretenziosa, che traduce in suono ermetiche visioni da decifrare con la giusta propedeutica, da sfogliare con prudente e parsimonioso riserbo.