La “cultura dei club”, espressione colloquiale con cui si indicano le culture giovanili, il cui asse simbolico e cardine della vita sociale è rappresentato dai locali notturni, è da decenni al centro delle trasformazioni della moda, dei gusti musicali e delle tendenze più innovative, tanto da originare fenomeni certamente originali come i rave, forse l’ultimo capitolo della frammentazione nella musica pop ad avere una certa rilevanza sociale e culturale. Sarah Thornton, ricercatrice canadese, in questo libro, realizza non solo una descrizione sociologica della musica da ballo degli ultimi anni, ma una vera e propria circumnavigazione delle sottoculture e delle “culture del gusto” moderne. In questo periodo è il ruolo del disco a cambiare, da forma d’intrattenimento “minore” negli anni cinquanta a protagonista assoluto nella fase attuale.
Nell’analizzare questo fenomeno, l’autrice appunta la propria attenzione sulla scena dei club intesa come vera e propria sottocultura*, la quale presenta al contempo caratteristiche di apertura e chiusura verso il mondo esterno. Una chiusura determinata in gran parte dagli attacchi portati dai mass media, dagli organi di informazione nazionali, che costringono l’“underground” a riconfigurarsi acquisendo un’identità di “movimento”; questo per identificarsi non solo come realtà fuori dalle rotte commerciali e dal consumo di massa, ma anche teatro di espressioni musicali e culturali che precorrano e anticipino le tendenze future.
Dj e semplici partecipanti prendono tutti parte al processo di costituzione identitaria, e il loro comportamento alternativo e di “distinzione” rispetto ai valori dominanti nella società viene qui interpretato tramite la categoria di “capitale sottoculturale”, un concetto che prende spunto dall’analisi di Pierre Bourdieu sulla complessità della società contemporanea.
“In questo momento escono dischi più radicali, che hanno un pubblico più selettivo, più ridotto. Ma queste musiche saranno la prossima generazione di suoni che saranno normali per tutti. Questo per me è ciò che significa underground.” “Select”, 1990
*In sociologia e antropologia una sottocultura (o subcultura) è un gruppo di persone che si differenziano dalla cultura più ampia di cui fanno parte, perché sono accomunate da credenze e visioni del mondo, che di solito (ma non necessariamente) ruotano attorno alla stessa etnia, classe sociale, appartenenza di genere, età anagrafica, oppure allo stesso credo religioso o politico.
Dai club ai rave. Musica, media e capitale sottoculturale – Sarah Thornton