Tra il 1760 e il 1765 Macpherson pubblicò questa raccolta di poemi, spacciandoli per frammenti di antica poesia raccolti nelle montagne della Scozia e tradotti dal gaelico, e documentanti la sensibilità ingenua, ma calda e fondamentalmente fantasiosa delle popolazioni montane. Nonostante ne fosse per lo più lui stesso l’autore, il successo di pubblico fu assoluto, come pure assoluta fu l’influenza su tutta la letteratura romantica a venire. Tutta l’Europa si interessò all’Ossian: inutile elencare le correnti e i poeti che vi si ispirarono, nomino solo Foscolo e Leopardi. Voce narrante è Ossian (Oisín in gaelico), leggendario poeta-guerriero figlio di Fingal (Fionn Mac Cumhaill), tra i protagonisti ricorrenti nelle leggende e ballate in lingua gaelica scozzese, irlandese e gallese.
Mi sono avvicinata a questo libro con moltissima emozione: ne avevo sentito parlare come un capolavoro del cosidetto “romanticismo nero”, che aveva influenzato poeti e artisti, ed effettivamente il fascino di questi canti poetici narrati dal leggendario cantore Ossian ( ma è quasi certo che sia tutta finzione letteraria creata dall’autore Macpherson) rievocano battaglie “pagane”, notti, nebbie, vergini-guerriere e fanciulle lacrimanti su tombe di guerrieri.
è una sorta di “Iliade” celtica -se ne avete voglia,cercate l’edizione con il testo originale a fronte: l’inglese di Macpherson è veramente enigmatico e complesso- dove nei numerosi canti ( trasformati in poesia dal Cesarotti nelle prime traduzioni italiane;sono poesie veramente complesse, e sconsiglio di leggerle per avventurarsi nelle trame dei “canti di Ossian”; prima è meglio conoscere un poco il testo di Macpherson, altrimenti partendo dal Cesarotti, si rischia di non capire nulla! ) vengono narrati le geste dei guerrieri; le vere protagoniste -ed elementi costanti- sono la nebbia (la “bruma”) che tutto avvolge e le atmosfere costantemente notturne (pare che non sorga mai il sole).
Il poema è molto “paganeggiante”, evoca atmosfere ancestrali di sortilegi e sangue, spettri e sepolcri, e questo può spiegare perchè all’epoca fece scalpore, ottenendo un clamoroso successo.
Riporto qualche verso:
– da “Cathloda (la battaglia di Loda)”:
U-thorno che sorgi sulle acque, sul cui fanco sono le meteore della notte!Scorgo l’offuscata luna cha cala dietro i boschi sonanti.Sulla tua vetta dimora la brumosa Loda;la casa degli spiriti degli uomini!
– da “Comala (fanciulla dal dolce ciglio)”:
Il monologo di Melilcoma (occhi che si volgono languidi): rapida scende la notte,fanciulla dagli occhi azzurri!La grigia notte si fa scura nella pianura…
Alzati Comala dalla tua rupe, figlia di Sarno, alzati piena di lacrime!Il giovane del tuo amore è caduto, il suo spettro è sulle nostre colline…
Scendete dall’alto,voi leggere brume e voi raggi di luna, sollevate la sua anima!Pallida giace la fanciulla presso la rupe!Comala non è più!
– da “La morte di Cuthullin” : Perchè sei così tenebroso Slimora, con i tuoi boschi silenziosi? Non balugina stella a te da sommo.Non un raggio di luna rischiara il tuo fianco, ma ci sono meteore di morte e grigie, acquoree forme di fantasmi.
-da “Carric-thura” :il monologo di Shilric: se cadrò sul campo, eleva alta la mia tomba, Vinvela. Grigie pietre e ammassata terra serberanno il mio ricordo in tempi a venire.
il monologo di Vinvela (donna dalla voce melodiosa): sono sola o Shilric, sola nella casa dell’inverno.Caddi di dolore per te ,esangue giaccio nella tomba.
-da i “Canti di Selma”: il monologo di Colma: è notte.Sono sola, abbandonata, sul colle delle tempeste.S’ode il vento nella montagna.Il torrente scroscia dalla rupe.Non un tugurio mi ripara dalla pioggia, abbandonate sul colle dei venti.Sorgi luna da dietro le nubi.Stelle della notte, sorgete!