Questo piccolo volumetto permette di addentrarsi nel tormentato mondo dell’Espressionismo tedesco, del “Blaue Riter” (dove militarono Kandinskij e Franz Marc) e dello “Sturm” (dove militò Kokoschka). Il pregio di questo volume (come tutti gli altri della Giunti) è principalmente quello di riferirsi in modo semplice e conciso, ma anche particolareggiato, ai diversi artisti; viene dato spazio – ma purtroppo sintetico – alle pittrici come Marianne von Werefkin e Paula Modersohn-Becker, non sempre citati su altri volumi dedicati all’Arte Moderna.
L’estetica dell’ Espressionismo tedesco è quella del “brutto”. I numerosi autoritratti, paesaggi, ritratti di fanciulle allo specchio, presentano tratti deformi e volgari, colori violenti, spesso acidi e contrastanti.
Si vuole rappresentare il dolore esistenziale, lo squallore delle città industriali, l’alienazione, l’odio di sè, l’incapacità comunicativa, la solitudine, attraverso segni contorti stesi con violenza e pennelate furiose. Non a caso i precursori dell’ Espressionismo furono Van Gogh e Munch.
Questi dipinti espressionisti furono proibiti (e penso che alcuni furono anche distrutti) dal regime nazista, ed esposti in una mostra di “arte degenerata” a Monaco organizzata per “sfregiare” i pittori espressionisti, che contrariamente a un regime basato su potenza, culto del bello ecc. rappresentavano sentimenti ed emozioni opposte.
Il “Blaue Riter” invece era un gruppo di artisti, che davano vita a quadri più onirici e proto-astratti, religiosi e con paesaggi incontaminati, simil medioevali.
Proprio in questo periodo Kandinskij studia i concetti dell’Astrattismo che poi applicherà nei suoi acquerelli.
Il gruppo voleva riprodurre “la ricchezza e la pienezza della vita di un caos primordiale…allo stesso modo in cui ebbe origine il cosmo:attraverso catastrofi che dal caotico fragore degli strumenti formano una sinfonia la quale ha nome armonia delle sfere”.
L’artista che amo di più e che più mi ha influenzato è stato Kirchner, soprattutto i ritratti contorti e sbilenchi delle sue donne.
Molto bravi anche Heckel ed Emil Nolde.
Nel “Blaue Riter” le mie preferenze vanno a Franz Marc e ai suoi dipinti di animali, che presentano anche influenze cubiste per la sfaccettatura dei volumi.