filosofo italiano (Salerno 1901-Milano 1990). Allievo di A. Aliotta, ha insegnato storia della filosofia all’Università di Torino dal 1939 al 1976. Il nucleo del pensiero di Abbagnano è nella determinazione del concetto di esistenza. A Heidegger, secondo il quale l’esistenza è angoscia, cioè negazione di sé nel nulla da cui emerge, e a Jaspers, secondo il quale l’esistenza è scacco, cioè negazione di sé nel nulla in cui si conclude, egli oppone il concetto di esistenza come “struttura”. Struttura indica, secondo Abbagnano, l’unità della situazione iniziale e della situazione finale che autentifica lo sforzo di realizzazione verso l’essere e dà consistenza e validità alle scelte di cui l’uomo è responsabile, pur senza annullarne la dimensione di problematicità e di correggibilità. Tale esistenzialismo, definito “positivo” in contrapposizione a quello “negativo” di Heidegger e Jaspers, si è poi sviluppato nel senso d’un umanesimo neoilluministico di stampo deweyano, volto a considerare la ragione umana criticamente intesa e le “tecniche” che essa è capace di instaurare come strumento di rinnovamento e miglioramento dell’esistenza singola e associata dell’uomo. Nelle sue ultime opere (La saggezza della vita, 1985, e La saggezza della filosofia, 1987) Abbagnano ha percorso l’ampio panorama della cultura moderna e contemporanea per “cercare le vie che possono allontanare da questo mondo i tratti maligni e distruttivi e garantire la pace e il progresso”. Il filo della sua ricerca è tornato dunque a intrecciarsi attorno a quell’elemento “positivo” dell’esistenza costantemente e tenacemente messo in rilievo dal suo pensiero, dove “razionalità e libertà dell’uomo significano progettazione e scelta sulla base delle possibilità di cui l’uomo dispone e che le sue condizioni di vita gli propongono”. Opere principali: La struttura dell’esistenza (1939),Possibilità e libertà (1956), Dizionario di filosofia (1960), Storia della filosofia (1963 e 1982), Per o contro l’uomo(1968), Questa pazza filosofia (1979) e, in collaborazione con Giovanni Fornero, Filosofi e filosofia della storia(1986).
Il testo di Nicola Abbagnano è un’utile e sintetica guida per avvicinarsi ad alcuni autori che hanno influenzato il pensiero filosofico del ‘900. Si parte da Nietzsche, analizzando il suo famoso concetto di “super uomo” (ma più in là nel libro si analizza anche la curiosa interpretazione data da Vattimo!) poi vengono introdotti Spengler, Wieber, Freud, Heidegger, Simmel, Croce, Einstein, Sartre, Adorno, Fromm, Wittgenstein (un capitolo molto interessante), Maritain, Marcuse, Klossowski e i Teologi dell’Anti-Dio, Lorenz, Mounier, Gilson, Ortega y Gasset, Spirito, Althusser, Cantoni, Popper ed infine Cioran.
Il linguaggio è chiaro,comprensibile e i concetti sono sempre spiegati molto bene. Il libro poi contiene degli spunti interessanti (che non avevo trovato in libri precedenti) come Ortega y Gasset e il suo concetto del “io sono io e la mia circostanza”, Ugo Spirito con il suo “problematicismo” e la teoria del Caos fondata dai Teologi dell’ Anti-Dio.
Personalmente però non ho gradito- malgrado siano inevitabili- alcuni commenti un pò negativi e poco obbiettivi dell’autore su Spengler e i Teologi dell’Anti-Dio.
Indubbiamente sono autori scomodi ma darne un giudizio negativo non permette al lettore di giudicare da sè questi concetti “pesanti”.
Non tutti poi approfondiscono le opere di Spengler e dei Teologi dell’Anti-Dio o di Klossowski e quindi non viene data la possibilità al lettore -che per la prima volta li sente citare da Abbagnano- di farsi una propria idea su questi pensatori indubbiamente “cattivelli”….
Nell’ultimo capitolo, a mio parere, dedicare un analisi “politica” su Cioran basata solo sull’opera “Storia e utopia”, riduce un pò il fascino di questo pensatore dove nelle prime opere si occupava poco di politica e molto di spirito e corpo.
Il libro termina con un elenco molto utile di opere degli autori citati.