L’uomo illustrato è in continuo movimento, e gli arcani disegni che ne ornano il corpo narrano storie inimmaginabili: vicende di amore e gioia, disperazione e morte, ambientate agli albori dell’umanità, nel suo radioso passato e nel suo futuro decadente e tormentato: diciotto storie in cui magia e verità si fondono in un caleidoscopico, meraviglioso arazzo intessuto dall’immaginazione senza pari di Ray Bradbury. Riccorendo a un’ingegnosa invenzione narrativa che apre e chiude il libro, Bradbury racconta del suo incontro con l’uomo illustrato, un vagabondo il cui corpo costellato di tatuaggi è un vero e proprio dipinto vivente. Le figure vi prendono vita come per magia, rivelando la propria storia allo sconcertato ascoltatore.
Questo libro lo vidi recensito sul mensile “Horror mania” con pareri entusiasti.Così l’ho noleggiato appena l’ho visto sullo scaffale.
È una raccolta di novelle fantascientifiche che Bradbury introduce da un incipit, l’ Uomo illustrato del titolo cioè uno strano vagabondo completamente tatuato da testa a piedi con immagini che si animano davanti agli occhi di chi lo guarda. I racconti sono tutti brevi, intriganti. Il progresso tecnologico-scientifico viene descritto ma Bradbury ne critica l'(ab)uso alienante e disumanizzante così in “marionette s.p.a” gli automi si sostituiscono agli umani, in “la savana” le proiezioni di ologrammi creati da due bambini uccidono i genitori, in “la città” una metropoli ultratecnologica uccide astronauti. I racconti di Bradbury quindi fanno riflettere a fine lettura, quanto l’autodistruzione dell’uomo possa avverarsi fino alla distruzione totale del pianeta;non è da tutti gli scrittori far riflettere e la fantascienza di Bradbury, tutta razzi iperveloci e viaggi stellari, ci riesce. I suoi personaggi pur vivendo in scenari ipertecnologici, parlano, vestono come noi e questo li rende nostri contemporanei calati in una dimensione iperfantascientifica.
Non è solo una raccolta di novelle;è una raccolta di novelle basate sul dolore umano che rimane immutato anche in un contesto ipertecnologico. Il dolore e la solitudine dell’uomo sono sterminate come l’universo. Forse è proprio questo il messaggio che Bradbury ci vuole comunicare.
“Non c’è più nessuna astronave.Non c’è mai stata.Nessuno in tutto l’universo.Niente pianeti.Niente stelle.Soltanto spazio.Soltanto il vuoto” (“Una notte o un mattino qualunque”)
O l’angosciosa morte di alcuni astronauti dispersi in “Caleidoscopio”:
“Brucerò, pensò Hollis, e le mie ceneri si sparpaglieranno sul suolo di tutti i continenti.Brucerò come una meteora.Chissà se qualcuno mi vedrà?
Il ragazzino sulla strada di campagna guardò il cielo e gridò:guarda mamma, guarda!Una stella cadente”
I racconti di Bradbury non mostrano il fulgore del metallo ultratecnologico, ne sensuali cyborg.
Mostrano L’OSCURITÀ ETERNA DEL COSMO.