Clive Barker ha al suo attivo la regia di soli tre film: Cabal, il mediocre Signore delle illusioni ed Hellraiser, quest’ultimo è l’oggetto della recensione. Va detto che ad oggi la miglior trasposizione dai romanzi di Clive Barker s’intitola Candyman, diretto da Bernard Rose.
Trama:
Larry e Giulia si sono appena trasferiti in una casa, lasciatagli in eredità da Frank, il fratello scomparso di lui. Non passerà molto tempo prima che Giulia scopra che Frank si trova esattamente dove sono loro, ma è vittima di una maledizione. Frank deve compiere cannibalismo per recuperare, a strati, il suo corpo e poter riavere il suo aspetto fisico. Per via di un invaghimento giovanile, Giulia decide di aiutare Frank, procurandogli le vittime. Purtroppo per lei, Giulia non sa che Frank è perseguitato da un gruppo di demoni sadici, evocabili tramite un oggetto magico dalla forma cubica.
Hellraiser rappresenta l’esordio dietro la macchina da presa, per Clive Barker. In seguito all’uscita delle sale, si vociferò che Barker non si fosse dimostrato esattamente un “leone” sul set, ma che abbia dovuto contare sul lavoro extra dei suoi collaboratori per arrivare al risultato finale. Purtroppo non abbiamo, in questa sede, gli elementi per confermare o smentire tali voci. Quest’opera riuscì a distinguersi dalla concorrenza, dai vari Nightmare e La casa, non tanto per la qualità filmica (perfettamente nella media) quanto per la brutalità delle immagini. Assieme a L’abominevole dottor Phibes, Hellraiser fa da pilastro portante per il moderno sottogenere noto come Torture porn. Siamo davanti a una pellicola morbosa, spaventosa. La trama è solida e regge perfettamente la totale assenza d’ironia.
Il make-up potrebbe apparire datato ma ci troviamo comunque davanti a degli ottimi effetti meccanici, splatter realizzato con lattice etc. Per quanto riguarda gli effetti post eding, siamo di fronte ai soliti giochi di luce appiccicati sulla pellicola, una tecnica molto in voga negli anni 70/80, qua adoperata non troppo bene, niente di speciale neppure per l’epoca. Le scelte fotografiche sono molto semplici, tipiche per l’epoca. A livello di sottotesti nulla di nuovo sotto il sole anche se per allora, rappresentare le pulsioni perverse e i desideri inconfessabili come dei demoni persecutori era qualcosa di abbastanza originale.
Nel ’87 questa visione sarebbe stata raccomandabile solo agli irriducibili fans del cinema horror ma, al giorno d’oggi, tutti saranno incappatati almeno una volta in film come Hostel e La casa dei mille corpi. Quindi ci si potrebbe avvicinare anche lo spettatore più occasionale che si troverebbe davanti a un film interessante e pieno di pregi.