La serie è un thriller cospirativo che racconta la storia dei cinque possessori del sequel di un graphic novel, The Utopia Experiments, il quale contiene delle informazioni segrete su una potenziale arma di distruzione di massa. Essi sono il bersaglio di una pericolosa organizzazione chiamata The Network, capeggiata dal misterioso Mr. Rabbit, che tenterà con qualsiasi mezzo di procurarsi il manoscritto e conoscere il segreto di Utopia. L’obiettivo del Network però non è solo quello, ma anche trovare “Jessica Hyde”, una ragazza fuggitiva che si unirà presto al gruppo dei protagonisti e che sembra essere di vitale importanza per l’organizzazione.
Non è semplice parlare di questa serie TV UK, perché la scopri per caso e poi te ne innamori in ogni sfaccettatura, perché è un continuo crescendo di situazioni – mai banali – tra il grottesco e il paradossale, ma per niente improbabile. Utopia parla di cospirazioni, lo fa con classe, senza l’arroganza della cacofonia americana, con quei colori saturi e quella fotografia da urlo di altissimo livello.
Il filo sottile che divide il possibile con l’improbabile è sottilissimo, la genialità e la bravura degli autori fa si che quel limite non venga mai superato; il risultato è una storia che inquieta, proprio perché, a pensarci bene, qualsiasi cosa accade su schermo non è poi così irreale.
Non è semplice parlare di questa serie nel particolare perché si rischia di rivelare qualcosa di troppo e, si sa, in questo genere la sorpresa è tutto: infatti ogni puntata è un continuo susseguirsi di colpi di scena, ma la domanda “Where is Jessica Hide?” – senza rischio spoiler – diventerà di sicuro il vostro tormentone per tutta la prima stagione.
E’ anche difficile trovare difetti a livello di personaggi: ognuno è caratterizzato in maniera meticolosa e precisa, persino il personaggio più cattivo potrebbe diventare il vostro preferito, ma difficilmente troverete qualcuno fuori posto o “antipatico” (al di fuori della storia almeno).
Le domande che pone Utopia sono tante e durante le puntate si verrà pian piano a capo di questi complessi intrecci, ma la genialità degli autori consiste proprio nel riuscire a regalarci il beneficio del dubbio, anche dopo aver aver finito di guardare tutte le puntate.
Attualmente sono uscite due stagioni, compiste di 6 puntate ciascuna, in puro stile british (chi segue le serie inglesi sa bene che le stagioni generalmente durano sempre poco) e, appena finita la seconda, potrei azzardarmi a dire che a mio modesto parere diventerà una delle serie più belle di sempre.
Sconsiglio la visione solo a chi non sopporta l’eccessivo uso di sangue e scene cruente, ma tutti gli altri dovrebbero gustarselo senza ripensamenti, almeno solo per poter dire di averlo visto prima che esca il reboot americano (notizia fresca appena confermata).