Kathleen Conklin, una giovane studentessa newyorkese di filosofia, alla continua ricerca dell’origine del male, viene attratta all’interno di un gruppo di succhiatori di sangue e tramutata anch’essa in una vampira, a causa del morso di Casanova, un vampiro donna.
Per lei si aprirà un mondo delirante di sangue e di ansia esistenziale. Spinta dal bisogno primordiale di succhiare sangue assalirà i suoi amici ed i suoi compagni di studi e persino il suo stesso insegnante universitario.
Quando inizia a cacciare le sue prede nelle anguste strade di New York, assalirà un altro succhiatore di sangue, il vampiro Peina, che riesce a controllare la sua sete tramite il digiuno e la meditazione.
Dopo aver riguadagnato l’autocontrollo grazie agli insegnamenti di questo raffinato vampiro, Kathleen cercherà di tornare nel mondo cosiddetto normale conseguendo la laurea ed invitando ad una festa finale sia i suoi vecchi amici che i suoi nuovi compagni, la quale però degenererà in un’orgia sanguinolenta. In un letto d’ospedale, Kathleen, pentita, cerca la morte in un raggio di sole che entra dalla finestra, ma Casanova le impedisce questa facile liberazione; allora Kathleen approfitta della visita di un prete in ospedale per ricevere la Comunione, all’effetto del quale non assistiamo. Subito dopo vediamo Kathleen davanti alla propria tomba: posa un mazzo di fiori e poi si allontana.
The Addiction è un film del 1995 diretto dal regista e sceneggiatore statunitense (di origini italiane) Abel Ferrara; solo parzialmente ascrivibile al genere horror, girato in un bianco e nero che ricalca, nella sua mescolanza di espressionismo e realismo, i toni, le luci, i tagli del cinema noir americano degli anni ’40 e ’50, è un angoscioso e delirante film sul contagio, il disagio, la solitudine, l’angoscia, la morte. Di rara bellezza ideologica e complessità analitica a forte carica emotiva e nichilista, tocca tematiche che danno origine ad un film filosofico dal contenuto drammatico, nel quale il regista persegue una cupa analisi sull’origine e l’inevitabilità del male nel mondo. The Addiction è l’assoluta codificazione dell’orrore come parte di una civiltà urbana proletaria e ghettizzata, ingenua e insostenibile, marcia nel suo interno e corrotta nelle sua manifestazioni esteriori.
Kathleen Conklin, studentessa newyorkese di filosofia, alla continua ricerca dell’origine del male, cammina per le anguste strade di New York, tra il degrado che pervade ogni angolo, rappers, falsi predicatori e persone che, come automi, corrono nella loro frenetica vita senza accorgersi delle atrocità che accadono intorno a loro. Morsa da una non morta in un buio angolo della metropoli notturna, è costretta a subire una mutazione lenta e terribile; per lei si aprirà un mondo delirante di sangue e di ansia esistenziale. La mutazione, che dolorosa investe ogni cellula corporea e spinge Kathleen a succhiare sangue, porta con sé effetti allucinogeni, ad instaurare un logico connubio vampirismo-droga che governerà tutta la messinscena. In quanto portatrice di una nuova e limpida vista, Kathleen si accorge della mediocrità di chi la circonda, si interroga sulle verità ultime della razza umana e su un destino per lei irrimediabilmente segnato.
Nel frattempo lo schermo si riempie di orrori causati dalle guerre, le teorie di Husserl, Heidegger e Sartre si trasformano in concetti vuoti se considerati dall’alto della nuova vista; il vampiro ora si muove a proprio agio tra le ripetute violenze delle strade di New York, in una realtà metropolitana devastata e destinata all’autodistruzione.
Durante la caccia alle sue prede, Kathleen incontra Peina, un vampiro che l’aiuta ad assumere la consapevolezza della propria essenza ed a superare i confini della sete di nutrimento, in modo da insegnarle l’astinenza, intesa sia come mancanza di sangue che come privazione dalla droga. Ma l’astinenza provoca altro dolore, così Kathleen fugge da Peina, sviene per mancanza di forze in mezzo alla strada ed assale un passante che cerca di aiutarla.
La calata nel vizio è così sempre più totale e radicale, diffondere il Male è l’unica ragione che possa arrecare anodino conforto, e, nella sempre più lucida riflessione di una mente ormai scevra di ogni razionalità terrena, “il vizio è l’unico sollievo all’esistenza che possiamo trovare”.*
Nel tentativo di tornare nel mondo “normale”, Kathleen consegue la laurea, invita ad una festa finale vecchi amici e nuovi compagni; la degenerazione in una strage sanguinolenta e brutale e l’intossicazione che porta al ricovero in ospedale conducono Kathleen, pentita, a cercare la morte in un raggio di sole che entra dalla finestra. Davanti alla sua tomba, nella scena finale, è la stessa protagonista ad allontanarsi.
Redenta o in pace con la sua natura? Un finale di speranza o proiettato inesorabilmente in un futuro di corruzione e peccato? In fondo, come Kathleen candidamente ammette, dedito ergo sum, pecco dunque esisto. Gli attori principali sono Lili Taylor nella parte di Kathleen Conklin e Cristopher Walken nel ruolo di Peina.
*Alessio Gradogna: The Addiction: la tragedia assoluta