Happy House con l’indole da asylum e il canto sempre sciamanico e distaccato fa venire i brividi ancora oggi, nel 2011, con quelle gocce liquide che intessono la trama sonora di questo celeberrimo pezzo.
Hybrid e Tenant o la malinconia dolente di Trophy, proseguono un’atmosfera rarefatta e onirica, più che legata a stilemi Post Punk.
Clock face e Lunar Camel esplorano invece sonorità psicotiche, e suonano come ninnananne ipnotiche e soporifere che lasciano il posto alla celeberrima Christine, conturbante e sospesa, minimalista “e che entra subito in testa” così come Desert Kisses e Skin, tribale, molto periodo Join Hands, ma più al rallentatore.
C’è poi la “clickeggiante” Red Light, eclettica e oscura, rindondante e sperimentale.
Un pezzo molto “futurista”, che si ascolta volentieri anche oggi.
Un cd che coniuga sperimentalismo (tendente a cantilene ipnotiche) a suoni oscuri e funebri.
La voce di Siouxsie è sempre evocativa e tragica, incantatrice, e suona come un’Eroina da Tragedia, come una moderna Circe o una Proserpina degli Inferi, dannata.
Si percepisce una sincerità compositva e la volontà di infrangere suoni troppo liquidi da tradizione, alternandoli a influenze psicotiche e psichedeliche.
(anche con effetti da delirio allucinogeno, come in Red Light).
Un Caleidoscopio, appunto.
A mio parere, una trilogia da ascoltare in progressione:
Kaleidoscope (1980) JuJu (1981) A Kiss in the Dreamhouse (1982) tre tasselli del mosaico oscuro e dolente che i Banshees hanno composto.
Lunaria
Darkwave
1980
Siouxsie and the Banshees