Siamo in compagnia di una delle band rivelazione della scorsa stagione, disponibili, umili e simpaticissimi, i torinesi We Are Waves hanno da poco presentato il secondo disco; ecco cosa ci hanno detto.
1) Ciao e benvenuti nel nostro sito. Potete presentarvi ai nostri lettori!
Ciao ragazzi, grazie! Siamo i We Are Waves, veniamo da Torino, ci piace la New Wave, il Synth-Pop e l’elettronica moderna.
2) We Are Waves: c’è qualche significato dietro il vostro monicker? Perché lo avete scelto?
A differenza di quanto si possa pensare è nato in tempi non sospetti, quando ancora non pensavamo troppo alla New Wave. Ci piaceva il mondo che evocava, il senso di empatia, fragilità ed energia, tutti elementi fondamentali nella nostra musica. E poi ci piace come suona.
3) Potete riepilogarci brevemente la vostra storia biografica fino al giorno d’oggi?
Siamo nati nel 2012 dalle ceneri di un precedente progetto che sentivamo essere giunto al capolinea. Abbiamo subito registrato un primo EP, cercato di portarlo in giro il più possibile e a fine 2013, forti dell’esperienza live accumulata, abbiamo inciso il nostro primo vero album, “Labile”, che andato benissimo e che ci ha permesso di farci conoscere meglio e di suonare parecchio in giro per l’Italia. La presa bene per quel genere di situazione ha generato e ispirato i pezzi che sono andati a formare “Promises”, il ‘fratello buono’ di Labile. Il disco uscito il 19 Maggio, e ora siamo qui.
4) Nel vostro primo lavoro “Labile” credo passiate dal Synth Pop (l’incipit di “Old Days”) a tocchi quasi più Gothic Rock (“Road to you”, la stessa “Old Days” che vira in un tocco più cupo) o l’incipit oscuro e tribale di “Raquin’s Violent Vein” che poi acquista un tocco quasi Death Rock screziata sempre da synth; in “Whenever I’m alone” c’è persino un intro molto noise… quanto è forte la preferenza electro rispetto a quella strumentale? Come conciliate le due influenze?
Sono due anime molto forti che cercano costantemente di prevaricarsi a vicenda e provengono dal nostro background; io (Viax, voce e chitarra) porto con me tutto il mondo dark/new wave anni ’80 col suo carico di pathos e malinconia, Cisa (synths) invece ha un background completamente diverso, fatto di elettronica pura e moderna che spazia dalla d’n b alla dubstep alla techno/IEM/EDM. Insieme lavoriamo per arrivare a un compromesso che renda tutti soddisfatti.
5) “1982”, presa dal nuovo disco, è ancora più gelida e sintetica tanto che l’unica cosa emozionante che trapela è la voce così come “In promises” sembra che abbiate accentuato l’impronta electro; è emblematico un pezzo robotico Kraftwerk-style come “Monochrome” e stupisce trovare un pezzo arioso e quasi Dream Pop come “Silent lullaby” e uno alla “Cure-Disintegration” come “Children lake”. Sembra che teniate un piede ben saldo nella tradizione e con l’altro esploriate territori più rarefatti e ariosi. è questo il vostro modo di approcciarvi alla musica, anche nel processo di song-writing?
Sicuramente in “Promises” abbiamo dato pi spazio all’elettronica, i pezzi sono realmente scritti a 4 mani lì dove in “Labile” il processo di songwriting era ancora decisamente monodirezionale e in più abbiamo lavorato molto sul sound e abbiamo imparato a padroneggiare meglio la ‘materia sonora’ che ci circonda. In questo modo cerchiamo di usare determinate atmosfere e suoni legati a un immaginario preciso come se fossero una ‘tavolozza di colori’ per esplorare tutte le strade che ci piacciono.
6) Che genere di temi trattate, dal punto di vista lirico e concettuale?
A differenza della musica, quasi sempre molto ‘impattante’ ed energica, mi piace scrivere testi più dimessi. Lo trovo un bel contrasto. Si parte sempre da qualcosa di quotidiano (piccole storie di vita vissuta, di chi ti sta intorno, riflessioni annotate su un quaderno che mi porto sempre in giro e completamente slegate dalla musica) che successivamente cerco di amplificare donandogli una cornice più introspettiva e malinconica. Ma cercando comunque di non cascare nella ‘chiusonaggine’ fine a se stessa, anzi al contrario cercando di trovarne a volte anche il senso ironico. E da questo punto di vista sono un grandissimo fan di Morrissey, un maestro indiscusso nel trattare temi anche tragici con un distacco e un sense of humour invidiabili.
7) Cosa significa la copertina del nuovo disco, con quei volti infantili così cupi e luttuosi? Sembrano quasi “scolpiti nella roccia” da tanto sono seriosi. Forse privi di emozione? L’unica cosa che traspare sembra che sia una rassegnazione funebre.
E’ un’immagine scelta per la sua evocatività. Questo un disco che si poneva come un nuovo capitolo della nostra storia, sia come band che come individui. Sicuramente in quest’ultimo anno e mezzo sono cambiate tante cose; abbiamo preso degli impegni, delle strade precise, sono stati fatti dei passi importanti da molti di noi, altri saranno fatti a breve; un periodo in cui le nostre vite stanno cambiando e in cui facciamo delle promesse a noi stessi e a chi ci sta intorno. E anche a quello che il nostro pubblico, che dopo Labile (che nessuno si aspettava) ha iniziato a crescere e a nutrire delle aspettative su di noi.
Quell’immagine, scattata da una fotografa inglese molto brava, Deborah Faulkner, mi aveva particolarmente colpito perché rappresenta proprio questi sentimenti. Da un lato c’è la paura, la fragilità di questi due bambini che si abbracciano, quasi spaventati di dover fronteggiare ‘qualcosa’, ma allo stesso tempo hanno uno sguardo estremamente determinato e consapevole, aggettivo cui tengo particolarmente. Cerchiamo di mettere tanta consapevolezza nella nostra musica e nei nostri testi, e in quell’immagine mi saltata fuori con evidenza.
8) Cosa bolle in pentola per il prossimo futuro? Avete realizzato qualche video o avete in mente qualcosa in tal senso? Avete anche una serie di date live in cui sarà possibile ascoltarvi?
Abbiamo fatto uscire da poco un video del singolo che ha anticipato l’uscita del disco, ‘Lovers Loners Losers’, che avete supportato anche voi sulle pagine di DarkItalia (e per questo vi ringraziamo molto!). Ora in programma ci sono diverse date che stanno saltando fuori, e diverse sorprese arriveranno anche nell’arco dell’estate, lo promettiamo (per restare in tema, eheh)
9) A proposito di live: abbiamo avuto il piacere di ospitarvi in una nostra serata in cui avete suonato in una formazione rimaneggiata e più elettronica, volete spiegare ai nostri lettori cosa si possono aspettare quando suonate dal vivo?
Sicuramente i WAW stanno diventando una creatura modulare, per cui ci possono essere set a 2 (come quello che avete ospitato a Torino al Caf Liber) dove lo spazio all’elettronica è più marcato, sia live a band intera dove la componente rock decisamente predominante. Ma in entrambi gli aspetti quello che non cambia l’intensità. Siamo totalmente dentro quello che suoniamo nel momento in cui lo suoniamo, non importa se davanti a noi ci sono 5, 50 o 500 persone. E cerchiamo il più possibile di trasmetterla, senza risparmiarci in termini di sudore, passione e volume.
9) Concludete a vostro piacimento la nostra intervista!
Ringraziamo tantissimo DarkItalia che ci supporta fin dai tempi di ‘Labile’ e ci permettete di esprimerci, ultimamente anche dal vivo, cosa assolutamente non scontata in questi tempi di locali in chiusura e generale disinteresse da parte di pubblico e operatori. Per tutti coloro che fossero interessati ad approfondire il nostro mondo potete visitare il sito www.wearewaves.net o la nostra pagina facebook www.facebook.com/wearewavesmusic, dove ci sono sempre le date aggiornate. Grazie ancora e a presto!