“Sentendo della vita l’estasi e l’orrore, mi sento insoddisfatto non cerco più né la felicità, né il dolore, ma sono desideroso di un oblio che mi riscatti dal grigio, dalla noia, dallo spleen”.
Ritrovando un appunto su un vecchio diario mi sono accorto che ieri, 9 aprile, era il compleanno di un mio vecchio amore adolescenziale. Uno dei primi amori ed i primi amori non si scordano mai visto che sono alla base della nostra crescita personale.
Baudelaire fu uno dei protagonisti della mia iniziazione, tra i primi a condurmi in un altro mondo in cui la prospettiva sul vivere cambiava. Uno dei punti di partenza del sottoscritto e credo non solo del sottoscritto.
Baudelaire l’irriverente ed il ribelle, il ragazzo espulso dal liceo perché si colorava i capelli di verde, Baudelaire il bohémien, Baudelaire l’esotico che amava ed anelava paesaggi lontani e sconosciuti, Baudelaire il dandy con una vita raffinata e viziosa, Baudelaire l’amante appassionato e Baudelaire sperimentatore di droghe.
Una personalità innovativa ed accecante che subisce e sente le tappe di un percorso esistenziale profondamente sofferto, lacerato tra l’insopportabile tedio, lo spleen, e il richiamo all’Ideale. Lacerazione risolta in soluzioni che evidenziano sia il distacco tra il mondo e il poeta, sia la complessità di un esistere in cui i valori e i disvalori sono eternamente ambivalenti e compresenti. Persino la bellezza, valore supremo, tradisce una provenienza contraddittoria, divina e diabolica, infernale e celeste.
Per Baudelaire il poeta è colui che ha una vocazione soprannaturale, chiamato a contemplare Dio. Ma è anche chiamato a confrontarsi con il mondo e gli uomini che non lo comprendono. Con un duplice richiamo in sé. Un sentiero che lo spinge verso l’alto e un altro che lo fa precipitare verso l’abisso.
Secondo Baudelaire l’uomo di genio vuole essere solitario.
La società è la cornice in cui l’uomo oscilla tra l’alto e il basso, tra Dio e Satana, tra la speranza e l’angoscia.
Questa insistenza a esplorare la dualità del suo essere è il centro del suo percorso, il percorso di un poeta straziato tra le due postulazioni contraddittorie del vizio e dell’ideale, del male e del bene, di Satana e di Dio. Tormento che porta a quell’inadeguatezza perfettamente descritta dalla condizione dell’albatro in una delle sue più famose liriche.
Sentirsi appunto fuori posto ed è così che la solitudine diventa conseguenza inevitabile di una rottura profonda e di una protesta contro la società.
Secondo Baudelaire l’uomo di genio vuole essere solitario. In un’esistenza esaltata nella solitudine e aperta al sogno, agli incubi, alle sofferenze, l’immaginazione può liberarsi in un’infinità di modi attraverso i simboli e i rumori che permettono di raggiungere così un nuovo senso del tempo e dello spazio.
Accostandosi ed evocando anche fenomeni sovrannaturali, quali le apparizioni di fantasmi, di spettri che si rivelano come manifestazioni di quell’altrove atte a risvegliare nello spirito dell’uomo il ricordo delle realtà invisibili.

Era dunque prevedibile che quest’uomo solo, cercatore d’infinito ma umiliato dal quotidiano si presenti ed appaia come un “diverso”, come un reazionario (al contrario di come lo abbia dipinto una critica marxista), come torturato dallo spleen ovvero dalla coscienza permanente della vanità, di quella vanità che colpisce tutte le costruzioni e le azioni umane.
Tuttavia l’uomo Baudelaire sogna, ha una sete disperata per l’ideale, per la bellezza e desidera ardentemente trovare il paradiso perduto, l’Eden anteriore dove la bellezza perfetta e l’ordine sono il riflesso della perfezione divina. Ecco perché, attraverso le sue magnifiche ed affascinanti poesie, Baudelaire ha voluto ricostruire la tragedia di tutto l’essere umano: la tragedia dell’uomo doppio, creatura decaduta e oggetto di un perenne conflitto tra il disordine interiore e quello esteriore.
Quello sforzo costante a sfondo tragico per scappare dal quotidiano e dimenticare la situazione di un mondo pieno di noia, mediocrità e di angoscia perenne per esplorare l’anormale, l’insolito, l’estrinseco.
La ricerca di un “paradiso artificiale” qui, ma reale altrove, perché in un mondo decaduto e decadente a causa “dell’avvilimento dei cuori” sono solo la distinzione e l’elevazione le strade per essere migliori e consapevoli.