“Eclectric” è il terzo album dei belgi PSY’AVIAH, il secondo con la label Alfa Matrix, che ci propongono un eclettico incrocio tra electro clash, industrial rock e un pizzico di elettronica oscura. Il trio affida la produzione del disco a Geert de Wilde (IC 434, Tales of Doom, Pangea) e rende partecipi alla loro particolare musica special guests del calibro di Jean-Luc De Meyer (ultimamente è una presenza fissa in tutte le uscite dell’Alfa Matrix) e di Jennifer Parkin (Ayria). Quindici le canzoni presenti in questa edizione, alcune delle quali interessanti, ovviamente se si ha una totale apertura mentale.
Dalle iniziali “No Excuse” e “Keep Hope Alive” si capisce subito l’ottima direzione intrapresa dal trio; ballate electro deliziose, che solo all’apparenza sembrano innocue, ma che improvvisamente iniettano quella dose giusta di dinamismo sintetico. “Something Evil” la considero la pi๠bella canzone del disco, dal retrogusto molto pop, con una perfetta scarica di synth e tastiere, il refrain che cattura, avvolge e morde; un grande esempio di electro di alta scuola. Sottotono alcune canzoni quali “Anger Management”, “Attract/Reject”, “Paranoid” e “Blackhole”, la band si rifà con “Ophèlie”, cantata da Jean-Luc De Meyer, che è si un’ottima canzone di dark electro, ma sembra estrapolata da altre release di casa Alfa Matrix, dove è presente come ospite, risultando un po’ ripetitiva. “Sweet Hard Revenge” è un’altra canzone capace di deragliarvi in pista, intensa ballata elegante e dall’atmosfera electro avvolgente. Della stessa salsa è “Into the Game”, che vede la presenza di Jennifer Parker (Ayria), tipica canzone electro clash, dove i suoni già collaudati del gruppo non deludono e sprizzano la letale verve danzereccia tipica del genere.
“Twisted Mind” è un’esplosione di suoni sintetici, che sovrasta persino la voce in alcuni frangenti, ripetitivi ma ben assemblati; anche in questo caso il risultato è abbastanza buono, le soluzioni non sono scontate e la band riesce a coinvolgere molto bene. Le due “Fear” (Theory e Practice) sembrano degli esperimenti tra l’industrial rock e l’electro, il risultato è sufficiente, ma, forse abituato ad un altro tipo di suono presente nell’album, non sono abbastanza coinvolgenti. In conclusione direi che è una buona prova da parte degli PSY’AVIAH, il voto sarebbe stato molto pi๠alto se nel disco fossero state presenti meno canzoni, includendo semplicemente quelle che pi๠catturano e fanno gola.
Psy’Aviah – Eclectric
