Nuovo capitolo per la saga Faith and the Muse. A tre anni di distanza dal non brillantissimo The burning season la band si ripresenta con un disco eclettico , particolare ,denso di originalità e di caratteristiche che non ti aspetti. Stando alle informazioni provenienti direttamente dalla loro etichetta musicale “Danse Macabre†, “Ankoku Butoh†è un disco senza precedenti sia per la musica espressa sia per le liriche e sia per le ambientazioni scelte.
I contenuti del platter infatti traggono spunto e linfa vitale dalla religione scintoista mentre il titolo scelto per il lavoro , “Ankoku Butoh†, è il nome di una danza espressiva giapponese. Scelte , epitaffi ed ambientazioni che tracciano i contorni e delineano quel che sarà il tema principale del dischetto.
Il punto di partenza del lavoro potrebbe essere di facile individuazione e si mostra a nudo sin dalle prime battute dell’opener track “Woman in the Snow†. La traccia di aspetto meditativo ed etereo mormora , attraverso gioghi strumentali chiaroscurali , e si nasconde all’interno delle voci che sembrano emergere silenziose ed implumi dalle gelide ombre. Surreale ed irrazionale allo stesso tempo ed a tratti fiabesco, l’intro lacera l’apparenza di un mondo distante che ci spinge dritti all’interno di immagini ed amplessi culturali appartenenti ad una delle più poetiche popolazioni mondiali.
Proprio la poesia abbraccia in un languido “divenire/andare†dai toni classici ed orchestrali, “Kamimukae†la quale stringe e si nutre dei primi battiti della violenta e diretta “ Blessed†dai toni accesi , ciechi e ruvidi. “Battle Hymn†assume tutte la caratteristiche di un grido di battaglia fuori dal tempo. Balugini di chitarra , sfumature vocali ed incessanti battiti di tamburi ci regalano momenti di puro “deja-vu†culturale catapultandoci direttamente nel rituale di “battaglia†e nelle sue molteplici sfaccettature. Danze rituali ingoiano ogni songolo fremito della seguente “Bushidoâ€. Il richiamo alla cultura giapponese qui appare più marcato grazie alla trasposizione musicale del codice di condotta giapponese, molto vicina codice di cavalleria dell’occidente , con la sola differenza che il Bushido non racchiude solo il codice militare bensì anche quello morale.
Il rituale di battaglia è magistralmente eseguito in “Nine Dragons†dove le grida guerriere , sono ben interpretate dal passo rauco e grezzo di Richards , trascinato da devianti organi e da tetri tamburi. La traccia divide il platter in due parti ben distinte . Il bridge seguente dal titolo “ Harai “ ci riconduce infatti in ambientazioni più calde e più sognanti. “ When we go dark†appartiene all’essenziale canone originale dei “Faith and the Muse†dai toni lievi e vaporosi mentre “ The red crown†appare come un pungolo incantato in costante bilico tra illusione e disillusione. Se questa traccia appare carsica almeno quanto colma di fascino per gridare al magico basta attendere “ Kodama “ traccia che proviene direttamente dall’immaginario sonoro della band. Dolce sognante , ora acustica ora cadenzata da cristallini accordi che si scolorano fino a raggiungere le prossimità della musica ambient.
L’oscurità torna a sedurre la luce nella successiva “She waits by the well†intrecciata da modulati vortici di tastiere con correnti di tamburi avviluppanti . “ Sovereign “ supportata da impalcature chitarristiche con passo svelto rispolvera l’eredità di un gothic rock che affiora costantemente in superficie. La conclusiva “To be continued†chiude il disco lasciando intendere che l’opera non è conclusa ma che molto probabilmente continuerà con un secondo capitolo.
Con “Ankoku Butoh†svaniscono le dogmatiche definizioni di genere e si stabiliscono linee diverse dove la musica diviene immagine grazie ad acquarelli ambientali dalle tinte storiche e culturali . Analogie , per quel che ne concerne la parte storico-culturale , le possiamo sicuramente ritrovare nei Dead Can Dance e nei Cocteau Twins. La combinazione , però , delle molteplici combinazioni degli elementi presenti in questo disco dimostrano che ci troviamo di fronte ad una vera e propria opera omnia , un’epopea artistica che trae forza da un immaginario superficialmente fragile e delicato come quello giapponese ma che in realtà emotivamente appare forte ed indistruttibile.
Contrapposizioni tramutate egregiamente in musica dai Faith and the muse che ,grazie a suoni e visioni, riescono ad incorniciare immagini ed atmosfere , colori e tepori appartenenti al passato eppure resi cosi facile da rendere presenti attraverso una vera e propria colonna sonora di una cultura antica come il tempo e nascosta come le più pure emozioni.