Un album che già mostrava i prodromi di quello che i Cure avrebbero incarnato nella trilogia “Seventeen seconds”(1980) – “Faith”(1981) – “Porngraphy”(1982).
L’adorabile “Saturday night” lenta e soffusa fino al delirio chitarristico finale e le splendide note isolate; “Accuracy”, dissonante con giochi chitarristici e il basso continuo e un ritornello cantabile così come “Grinding halt”.
Tra tutti i gruppi ottantiani i Cure sono stati tra i primi a creare song che di fatto avevano ottimi ritornelli al di là della loro attinenza o meno con la Musica Dark Wave più ortodossa (pensiamo a song come “Friday I’m in love”,”Close to me” ecc..)
Sicuramente è in piccole gemme come “Fire in Cairo”,”Another day”, “Three imaginary boys”, “Boys don’t cry”, “Kiling an arab”, “Jumping someone else’s train” -tra le più belle songs dei Cure, da sempre!- che sono da ricercarsi gli inizi che origineranno quel meraviglioso modo di suonare liquido e decadente e non è escluso pensare che gli stessi Cure ne fossero inconsapevoli all’epoca, di inoculare i “germi” che da li a poco avrebbero contagiato tanti altri.
Così se “Object”,”Foxy lady”,”It’s not you” pagano tributo alla musica 70’s più scarna e asincrona, una canzone come “Subway song”, nottuna, acquista il fascino di una ballata fumosa (con vocals già sussurrate).
Da lì a poco anche i Birthday party recideranno la tradizione musicale imperante all’epoca e quindi perchè non considerare “Meathook” o “Plastic passion” come gli avi della Wave più minimale e sintetica?
Per quanto la vera anima dei Cure sia sta, è e sarà quel “Pornography” mai più ripetuto ed eguagliato (malgrado il pregevole “Bloodflowers”) non è inutile ascoltare, con le orecchie di adesso, i progenitori della musica più intimistica e tormentata, soprattutto perchè al giorno d’oggi possiamo coglierne al meglio i frammenti di oscurità che questi album nascondevano tra i solchi.
Lunaria
Darkwave
1979
The Cure